Blog sulla lingua giapponese ed il Giappone e peggio ancora
Blog
Guida non convenzionale su come comportarsi in caso di arresto in Giappone
Come comportarsi in caso di arresto in Giappone, carcerazione preventiva e metodi di confessione. Manuale di autotutela per affrontare un arresto in Giappone.
Quello che pubblico qui e' un piccolo manuale di resistenza civile e autotutela ricco di consigli pratici per affrontare un arresto in Giappone.
E' stato pubblicato la prima volta in inglese a questo indirizzo e l'autore ha acconsentito alla traduzione in Italiano.
Giustizia in Giappone.
Sebbene il Giappone sia un paese avanzato, con tante persone gentili e disponibili, che ha spesso ottime leggi e una eccellente organizzazione, non tutti gli aspetti di un paese progrediscono di pari passo.
Il Giappone sta attualmente rinnovando moltissime delle sue leggi sul modello anglosassone introducendo sempre piu' garanzie per il cittadino e le persone che hanno bisogno di tutela. Per esempio da pochi anni le donne che divorziano possono ottenere gli alimenti dal marito. Cosi' se vogliono concludere il matrimonio possono farlo senza trovarsi di colpo povere, spesso costrette a dover cercare un posto di lavoro in un mercato che le penalizza per l'eta' e l'esperienza ridotta (molte donne giapponesi dopo sposate lasciano il lavoro e fanno le casalinghe, per cui perdono contatti di lavoro e anni di esperienza).
Ma se qualcosa si muove per il verso giusto, tanto c'e' ancora da fare, ottime leggi fanno il paio con voragini legislative nella tutela dei diritti civili della persona.
In particolare nel sistema di gestione della giustizia penale, molte ombre si addensano sul Giappone, per una serie di aspetti che e' lungo esporre. La piu' eclatante cosa nota al grande pubblico e' che in Giappone vige la pena di morte per impiccaggione. Ma molte piccole e grandi insidie, ingiustizie, angherie ed abusi attendono chi finisca nelle maglie della giustizia giapponese.
Non credo di inventare nulla di nuovo se dico che anche in Italia abbiamo ben poco da stare allegri. Tuttavia i problemi italiani e quelli giapponesi, pur non mancando certo in Italia un uso veramente eccessivo di carcerazione preventiva, sono un po' diversi. Entrambi meritano attenzione ma non mi soffermero' in un complesso confronto.
L'autore della guida, che ha vissuto in prima persona il trauma di un arresto, punta spesso il dito sull'atteggiamento dei giapponesi verso lo straniero.
Ma oltre al problema, esistente, della diffidenza verso chi non e' del proprio gruppo o nazione, il problema della giustizia giapponese, o meglio della fase di arresto ed indagine di un indiziato, sta piu' nella eccessiva autorita' data alle forze dell'ordine e alla scarsa tutela data all'accusato che ad un generico sentimento revanscista del Giappone. Il fatto ad esempio che ad un indiziato non sia concesso di avere presente un avvocato durante gli interrogatori o non possa avere con se pillole o farmaci, anche se malato, non e' certo un problema di xenofobia.
Gli stranieri e la vita in Giappone.
Il rapporto tra persone di culture differenti, a volte e' bello e proficuo a volte e' ruvido e difficile. In Giappone molti stranieri si sentono particolarmente presi di mira dalle attenzioni delle forze dell'ordine. E' difficile valutare quanto peso giochi il non essere giapponese nella vita quotidiana e in caso di problemi. Molti stranieri in Giappone considerano che vi siano piu' svantaggi, ma l'esperienza di ciascuno e' differente.
In ogni caso non e' bello per nessuno essere arrestati, e ancor meno non e' facile vivere una simile esperienza in un paese straniero dove il fatto di non parlare la lingua e non essere un cittadino puo' portare a complicare le cose in maniera esponenziale.
Vi sono stati casi che hanno messo in luce che essere straniero puo' costituire un ulteriore problema nel problema. Situazioni kafkiane come di gente accusata, incarcerata, poi dichiarata innocente ma che non puo' uscire dal carcere perche' durante la detenzione preventiva suo malgrado ha violato i tempi del permesso di soggiorno commettendo un reato, sono cose che mettono in luce spesso la differenza tra un detenuto giapponese e uno straniero.
Altri casi che evidenziano una differenza di trattamento sono situazioni in cui un accusato straniero, che altrimenti se fosse giapponese sarebbe libero di circolare durante le indagini in corso, viene tenuto in carcere per mesi e mesi perche' le autorita' ritengono che ci sia rischio di fuga all'estero.
Volendo cercare la lista e' lunga e dettagliata.
Ma le cose descritte di seguito nella guida, purtroppo non capitano solo a stranieri ma anche a Giapponesi. Il sistema d'accusa giapponese e' ingiusto pure con i propri cittadini, che hanno subito e continuano a subire abusi, pero' i giapponesi hanno qualche strumento in piu' per difendersi.
Di contro vi sono stranieri in Giappone cosi' soddisfatti della vita giapponese che trovano perfino ridicoli e razzisti verso i giapponesi i discorsi in cui si mettono in guardia le persone dagli abusi. E' vero in effetti che non si e' mai totalmente sfavoriti o favoriti dalla sorte, cosi' capita a molti. Il fatto di essere straniero ha costituito per tante persone un vantaggio nella vita quotidiana in Giappone piu' che un ostacolo, grazie all'atteggiamento benevolo, esterofilo e accomodante di molti giapponesi. Insomma la vita pare proprio essere una roulette.
Se vi uscissero pero' numeri sfortunati, almeno siate pronti e leggete i seguenti consigli (una vera lezione di ostracismo) su come comportarsi in caso di arresto.
Importanti chiarimenti per comprendere il testo.
Per capire il perche' l'autore del seguente testo e' tanto deciso a suggerire una linea di completo di ostacolo e di non collaborazione alle indagini, si possono usare le sue stesse parole:
"Agli occhi del (sistema giudiziario) giapponese, collaborare significa che stai mostrando segni di debolezza, che possono portarti a firmare la confessione e infine che sei colpevole. Questo e' il motivo per cui anche un giudice non troppo severo non ha bisogno di una confessione firmata per trovarti colpevole, ogni indicazione che tu hai collaborato con loro sara' interpretato come un indizio della tua colpevolezza."
Va detto inoltre che il sistema di fermo giapponese prevede ben tre giorni di carcerazione in cui la polizia puo' interrogare l'indiziato senza che sia tenuto ad essere presente un avvocato, e senza che vi sia la possibilita' per l'indiziato di comunicare con nessuno.
A questi tre giorni, se un giudice convalida l'arresto e chiede la proroga della detenzione per esigenze istruttorie, seguono 10 giorni spesso rinnovati di altri 10 giorni di carcerazione. Un indiziato di un qualunque crimine quindi rischia 23 giorni di carcere e interrogatori notturni e diurni, che possono mettere a dura prova la fermezza di chiunque.
Ma 23 giorni possono diventare mesi se poi un pubblico ministero formalizza l'accusa, a quel punto si e' davvero nei guai, la detenzione prosegue durante la fase istruttoria fino al processo.
Altre importanti cose da sapere per comprendere il durissimo ostruzionismo che viene suggerito dalla guida, sono:
- Se uno non conosce un avvocato da chiamare in caso di arresto, legge giapponese prevede un avvocato d'ufficio solo dopo il rinvio a giudizio, cioe' quando ormai e' troppo tardi.
- Un avvocato puo' venire a visitare il suo cliente ma non puo' assistere agli interrogatori.
- Nel sistema giuridico giapponese una persona indiziata e' colpevole fino a prova contraria. La polizia si preoccupa soprattutto di ottenere una confessione dall'indiziato. Grazie ai suoi metodi, vanta, dicono le statistiche, di produrre il 99% di condanne, una volta che il caso arriva in tribunale.
- Il sistema delle confessioni e' probabilmente uno dei punti piu' gravi e difficili da affrontare, per cui fa bene l'autore a consigliare di non firmare nulla, soprattutto se scritto in giapponese. In cambio della firma viene spesso promessa la liberta', ma casi storici come quello di Sakae Menda, per 33 anni nel braccio della morte per aver firmato una confessione estorta durante dieci giorni di interrogatori, dimostrano che e' bene non fidarsi di chi dice di firmare, ritrattare e' quasi impossibile.
- Il detenuto straniero ha diritto a un interprete, ma questi non puo' ovviamente essere presente giorno e notte per 23 giorni, senza contare che se l'indiziato parla una lingua poco parlata, questo diritto puo' comportare la necessita' di una attesa ancora piu' lunga.
Inoltre:
- L'esperienze qui riportate sono fatti ed episodi realmente accaduti. Non si conoscono il caso specifico e le accuse mosse all'autore di questa guida.
- A scanso di equivoci, l'autore della guida non sono io. Solo alcune note, segnalate da NdT (nota del traduttore), sono interventi miei. Opinioni, idee, giudizi e quant'altro espresso nel seguente testo, non corrispondono necessariamente alle mie posizioni ed idee. Mi sono limitato a tradurlo, per cui onori ed oneri vadano, all'autore, che probabilmente restera' anonimo.
Come diveco poco sopra, le cattive esperienze con la polizia capitano anche ai giapponesi, non e' una esclusiva riservata agli stranieri. E' vero pero' che la polizia e i giudici possono essere piu' severi e diffidenti nei confronti degli stranieri, negando ad esempio loro la liberta' sulla parola in circostanze in cui invece la darebbero a dei giapponesi.
Io non credo affatto che i poliziotti giapponesi vogliano a tutti i costi mettere sotto pressione sempre e solo gli stranieri. Ci sono certamente ottime persone che fanno i poliziotti in Giappone e non va dimenticato. Purtroppo non si incontrano solo loro, e anche se fosse cosi', il sistema di fermo preventivo giapponese permette e impone anche alle brave persone di essere, almeno sul lavoro, poliziotti duri e diffidenti.
Figuriamoci quindi quando si incontrano pessime persone, e mediamente questo certamente accade.
Ultima nota che ci tengo ad aggiungere e' che per quanto la lettura della cattiva esperienza possa spaventare e farvi cambiare idea sul venire in Giappone, sappiate che ci sono letteralmente migliaia di stranieri che vivono in Giappone per anni e che non hanno mai nemmeno parlato con un poliziotto giapponese.
Non lasciatevi spaventare da una cattiva esperienza, abbiate il buon senso di comprendere quale sia la percentuale di cattive esperienze contro la percentuale di buone esperienze alla luce del fatto che appunto migliaia di persone in Giappone conducono una vita esente da qualsiasi difficolta' legale. Insomma venite pure in Giappone con la massima serenita'.
Buona lettura.
Guida non convenzionale su come comportarsi in caso di arresto in Giappone.
Di Anonimo.
Pubblicato la prima volta il 15 aprile 2008 su Debito.org
Il vero terremoto.
In Giappone i terremoti possono colpire chiunque in qualunque momento. Non si fanno annunciare. Ci sono molti manuali e pieghevoli del governo che ti preparano a un forte terremoto e spiegano cosa fare.
In Giappone la polizia puo' arrestare chiunque in qualunque momento. Non si fanno annunciare. Non ci sono pieghevoli del governo che ti preparano per la catastrofe. Cosi' ho scritto la mia guida, frutto della mia dolorosa esperienza e di quella di molti altri stranieri in Giappone.
Attualmente la probabilita' di venire arrestati in Giappone e' molto piu' alta di quella di venir colpiti da un terremoto, soprattutto se sei uno straniero. Non credere di essere in grado di gestire la cosa solo perche' "conosci i tuoi diritti" di quando eri nel tuo paese o per aver visto qualche film sulle cause giudiziarie.
In Giappone non vige la giustizia, e' caccia aperta.
Per cui preparati per il vero terremoto, continua a leggere.
In sintesi.
- Non farti coinvolgere
- Memorizza ADESSO numeri di telefono essenziali
- Non parlare, non firmare nulla
- Insisti sui tuoi diritti a comunicare con il mondo esterno
e infine
- Non puoii peggiorare la situazione, ti hanno gia' messo nella peggiore possibile.
Non farti coinvolgere
Non farti coinvolgere dalla polizia, o dai problemi delle altre persone.
Questa e' la regola d'oro per evitare di essere arrestato. In Giappone la polizia puo' arrestare chiunque senza una giusta causa, e se c'e' coinvolto uno straniero, tendono ad arrestarlo.
- Non diventare violento: molti stranieri vengono arrestati perche' diventano violenti, vale a dire perche' coinvolti in una rissa. Quindi anche se qualche deficiente ti provoca in Giappone, controlla i tuoi nervi, ammetti la sconfitta e non venire alle mani per nessuna ragione. Prenditi la tua vendetta pensando quanto ce l'ha piccolo il tuo avversario.
- Non chiamare tu stesso la polizia: pensaci due volte prima di chiamare la polizia anche se sei la vittima di un crimine. Per quanto a te possano sembrare chiari i fatti, per il solo fatto di essere non giapponese sei automaticamente un sospetto.
- Non aiutare sconosciuti. Questo e' un duro consiglio per occidentali altruisti. Ma ribadisco, tieni presene che in una situazione sospetta tu in quanto straniero sei sospettato. Una volta ho cercato di intervenire quando ho visto un tale che aveva intenzione di bastonare sua moglie per strada.
Quando mi sono intromesso, la coppia ha subito cominciato a colpirmi, perche' entrambi erano ubriachi marci. Questo ha attirato l'attenzione del vicino posto di polizia: ci hanno portato dentro tutti e tre e la situazione si e' rivelata di due testimonianze contro una, la polizia ha infine preteso che io chiedessi scusa alla coppia.
Per cui non chiedere a una graziosa ragazza ubriaca che sta vomitando sul ciglio della strada se sta bene. I suoi amici li' vicino potrebbero approfittare per sfogare le loro frustrazioni e accusarti di volerla violentare, per esempio.
- Evita situazioni a tua sfavore. Stai particolarmente cauto quando sei da solo e hai di fronte numerose persone che potrebbero successivamente darsi ciascuna un falso alibi a vicenda. Inoltre, al solito, se chi ha di fronte e' giapponese, la polizia tendera' a credergli di piu'.
- Non fare il bravo cittadino che collabora. La polizia ti chiede (gentilmente) di fare qualcosa solo quando non hanno modo (ancora) di costringerti. Ti trascinano di peso al posto di polizia non appena vedono che ti cacci nei guai.
Altrimenti ti chiedono di venire di tua volonta' al posto di polizia "per parlare", lo fanno quando non hanno nulla che possa giustificarli se ti costringono. Non appena hanno un sospetto o una accusa specifica, vengono direttamente al tuo appartamento e sfondano la porta. Aspettano invece ai piedi delle scale e ti chiedono via citofono se possono salire se non hanno niente in mano contro di te.
Accettare alle loro richieste non vuol dire che ti stai comportando da bravo cittadino, vuol dire che li stai aiutando a costruire un caso contro di te. Non accettare mai, invece chiedi loro le fondate ragioni "Goyou wa nan desu ka?" e se non ti rispondono o ti rispondono che te lo dicono alla stazione di polizia, rispondi che tu non farai un cavolo di niente se loro non ti rispondono subito e lentamente allontanati (o non aprire la porta). Non ti possono trattenere perche' se avessero avuto qualcosa contro di te per poterlo fare, ti avrebbero gia' trascinato in stazione sin dal primo momento.
- Fai la parte dello straniero tonto, specialmente quando sembra che la situazione sia sfuggendo di mano: lancia ampi sorrisi a tutti i partecipanti (polizia ed avversari), parla solo in inglese o nella tua linqua madre con toni amichevoli, di' "Sorry" o "Sumimasen" a qualunque cosa ti dicano o gridino e inchinati continuamente. C'e' chi ha riscontrato che la polizia lascia stare gli stranieri semplicemente per la seccatura di averci a che fare (NdT: il giapponese medio non se la cava molto bene con le lingue straniere e se puo' evita il fastidio di intraprendere una discussione in una lingua in cui non si sente preparato. Ovviamente un simile disagio non ferma chi sia determinato.).
- Filmali. Se vedi che la situazione peggiora e specialmente se sei da solo: usa il tuo telefonino e filma la tua conversazione con la polizia. Chiedi loro, di fronte all'obiettivo, cosa vogliano, quali sono le fondate ragioni per infastidirti e quali sono i loro nomi e i loro dipartimenti.
Probabilmente non risponderanno a nessuna di queste domande ma la presenza della telecamera ha un effetto di controllo. Finche' non ti arrestano, non possono toccare o sequestrare il tuo telefono. Anche se lo fanno e poi immancabilmente cancellano la ripresa, i maghi dell'informatica potrebbero essere in grado di recuperare quel video una volta che ti restituissero il telefono.
Memorizza ADESSO numeri di telefono essenziali
Memorizza ADESSO numeri di telefono essenziali. L'arresto in quasi tutti i casi arriva come una totale sorpresa; quache volta non hai nemmeno la possibilita' di prendere con te il tuo telefono e di comunicare con il tuo partner o con amici. Una volta in prigione, ovviamente, non ti sara' nemmeno possibile accedere alla rubrica del tuo telefono. Si dice che il personale della prigione (non gli investigatori) normalmente fa chiamate per conto dei detenuti se viene chiesto loro gentilmente. Ma non cercano numeri di telefono per te. Per cui devi sapere a memoria i numeri di telefono, memorizzali OGGI.
Il numero piu' important e' il numero di un avvocato. Se non ne conosci uno, informati subito in merito. Molte ambasciate ad esempio forniscono una lista di avvocati.
Inoltre dovresti memorizzare i numeri di amici, partner, familiari, tra questi preferibilmente i numeri di chi dispone di un telefono fisso (il personale delle prigioni talvolta rifiuta di chiamare i telefonini) e preferibilmente chi parla giapponese. Essere in grado di contattare qualche conoscente e' fondamentale sin da subito perche' hai bisogno di qualcuno che possa pagare l'anticipo all'avvocato (tra 150.000 e 300.000 yen).
Non firmare, non parlare.
Non appena vieni formalmente arrestato, il principale sospettato sei TU.
Loro non ti interrogheranno per indagare sulla verita', ti interrogheranno solo per raccogliere piu' prove contro di te. Ecco perche' la regola principe e' questa: non fare nessuna affermazione in merito al crimine e non firmare alcuna dichiarazione (la firma puo' essere apposta anche con impronta digitale, per cui non apporre la tua impronta su niente). Nonostante quanto la polizia o gli investigatori o perfino il tuo avvocato possano dirti, firmare non ti ti fara' uscire prima: anzi contribuira' a tenerti dentro piu' a lungo.
La tua firma e' il loro trionfo.
In tante occasioni le prove che la polizia ha sono ridicolmente inconsistenti, anche se il tuo fascicolo sembra avere un sacco di pagine (tipicamente, molte delle pagine sono piene con centinaia di foto della cosi' detta scena del crimine, una foto per pagina). Quindi in molti casi loro non hanno affatto prove, eccezion fatta per le dichiarazioni di un testimone (giapponese) e/o della "vittima".
Ecco perche' una tua dichiarazione firmata e' il loro trionfo. Anche se tu non hai confessato esplicitamente di aver commesso un cimine, nel sistema giudiziario giapponese, sei colpevole di un crimine non appena apponi la tua firma su di una dichiarazione in merito. Da quel momento non vengono ritenute necessarie ulteriori "prove".
Al contrario, risultera' difficile per un pubblico ministero/giudice detenerti piu' a lungo di quanto previsto nella fase di indagine, senza una qualche dichiarazione da parte tua.
Semplicemente non parlare mai. Anche se ti rifiuti di firmare dichiarazioni, la polizia e gli investigatori scrivono delle sintesi quello che dici durante gli interrogatori e li aggiungono poi al tuo fascicolo. Si tratta di materiale con meno rilevanza legale di una dichiarazione firmata, ma saranno comunque letti dal pubblico ministero e dal giudice.
Un secondo buon motivo per tenere la bocca chiusa: se tu fai notare loro i buchi nella logica dei loro ragionamenti, non ti lasceranno andare, invece cercheranno di colmare quei buchi.
Per cui dire loro convincenti ragioni o dire loro di fatti che provano che sei innocente, li fara' solo cercare piu' accanitamente controprove o, peggio, li indurra' ad alterare le dichiarazioni della vittima o le prove che hanno.
Quello che firmi e' quello che dicono loro, non tu.
Quello che firmi non sara' mai quello che hai detto. Gli investigatori o i pubblici ministeri in genere non si curano di scrivere le tue affermazioni parola per parola. Prendono annotazioni quando parli e poi riformulano (o interpretano ampiamente) quello che dici, usando parole proprie. E' questa rielaborazione di quando hai detto che loro vogliono che tu firmi (e che avra' valore in un processo). Puoi essere certo che inseriranno tutti i termini legali per essere sicuri che sei fegato. Se a questo aggiungi la barriera della lingua, ti renderai conto di quanto poco puoi avere peso nei contenuti di quello che firmi.
Argomentazione psicologia
Ovviamente e' molto difficile stare in silenzio e non fare alcuna affermazione per 20 giorni di detenzione. Questo e' esattamente il motivo per cui la detenzione in fase di indagine in Giappone e' tanto lunga. Loro dicono che e' lunga per permettere di "raccogliere ulteriori prove" ma di fatto e' cosi' lunga per aumentare la pressione su di te per farti dichiarare qualcosa giorno per giorno.
L'intera faccenda puo' probabilmente essere paragonata a un playboy che cerca disperatamente di portarsi a letto una ragazza. Alternera' gentilezze e minacce, dira' qualsiasi cosa, prmettera' qualunque cosa, usera' ogni trucco che in passato ha funzionato. Non manterra' nessuna delle sue promesse dopo aver raggiunto il suo obiettivo, naturalmente. Ora questo tizio non ha solo una notte in una discoteca per convincere la ragazza, ha tre intere settimane. E di fatto ha sequestrato la ragazza e l'ha rinchiusa in una stanza buia a casa sua dove nessuno puo' sentirla. Lui promette di liberarla se lei dorme solo una volta con lui. Sembra una soluzione semplice, ma se lei accetta, lui continuera' a tenerla rinchiusa ancora piu' a lungo.
Quindi e' veramente molto difficile salvaguardare la propria verginita' (= non firmare una dichiarazione) in prigione. Pare che in Giappone piu' dell'80% degli arrestati finiscano per firmare una confessione durante la detenzione. Qui di seguito riporto alcuni dettagli sui meccanismi psicologici da conoscere per essere prerarati. Molti di essi sono ben noti attraverso la televisione e il cinema. Si resta sorpresi da come funzionino bene nella vita reale.
La trappola del "difenditi da accuse false".
Tu non hai mai dovuto aver a che fare con una situazione come questa prima d'ora. Loro si. E loro sanno che il tuo istinto ti induce a trattare la questione come "accuse ingiuste", una piu' familiare situazione che conosci bene per averla dovuta affrontare migliaia di volte nella tua vita tra parenti, insegnanti, partner e capi. La reazione naturale umana a un attacco e' di difendersi, di giustificare le proprie azioni, di dire come le cose stiano realmente - discutendo rispondendo ai loro argomenti uno ad uno, ammettendo una parte dei fatti, ma giustificandoli con aspetti morali, contro accusando gli altri coinvolti nella faccenda o cercando di convincerli delle tue buone intenzioni. Ti accorgi dove ti porta tutto questo? Tutto questo significa parlare, cooperare ed eventualmente anche firmare. Non dimenticare mai che il tuo unico vero crimine e' di essere uno straniero. Non c'e' modo di poterlo confutare. Per cui usa la regola di Nelson: mai ammettere, mai spiegare.
Bugie.
Una volta che hai iniziato a parlare (cosa che non dovresti fare fin dall'inizio) loro ti accuseranno continuamente di mentire e di cadere in contraddizione. Questo fa scattare nuovamente la trappola delle "accuse ingiuste" in molte persone, che le porta a parlare ancora di piu'. In realta' sono loro che mentono, usano bugie, false promesse e false accuse quali normali strumenti delle tecniche di interrogatorio. E di questo loro non si sentono in colpa neanche un po'.
Poliziotto buono, poliziotto cattivo.
Spesso il pubblico ministero titolare dell'indagine recita la parte del poliziotto buono in contrasto con i colleghi cattivi. Il terzo giorno che sei in arresto, incontri il pubblico ministero per la prima volta. Spesso ti appare come la prima persona civile dopo che sei passato attraverso quelli che probabilmente ti sono sembrati i due giorni piu' orribili della tua vita. Nel mio caso il pubblico ministero diede una scorsa al mio fascicolo, mi guardo' dritto neglio occhi e disse "Non riesco a capire perche' ti debbano tenere dentro per questo!" sorridendo amichevolmente e raccontandomi di un suo caro amico nel mio paese, ma poi dopo venne fuori che fu proprio lui quello che aveva firmato la mia conferma di arresto. "Finalmente" tu pensi "dopo tutti quei brutali poliziotti, finalmente qualcuno che mi comprende" e cosi' inizi a spiegare il tuo punto di vista, - e prima che tu possa dire "no non e' cosi'" lo vedrai dettare la "tua" dichiarazione al suo segretario.
Piccoli favori.
Per gran parte della giornata sei rinchiuso in una piccola cella, gettato su di un tappeto fissando pareti gialle. Cominci ad apprezzare come diversivo qualunque cosa che rompa la monotonia, perfino gli interrogatori degli investigatori. Innanzi tutto c'e' una persona che parla la tua lingua - anche se e' solo l'interprete! Poi l'investigatore ti offre vero caffe' o te (in prigione gli unici liquidi che puoi avere sono acqua e zuppa di miso). E puoi fumare quanto vuoi (in prigione solo due sigarette al giorno, dolo la colazione). Cosi' il momento dell'interrogatorio ti mette a tuo agio e alcuni continuano a parlare (=fare dichiarazioni) solo per poter continuare a fumare.
Sentirsi in colpa.
Vieni trattato come se tu fossi feccia per un preciso motivo: vogliono che tu cominci a sentirti come un rifiuto. Ma sono loro ad essere feccia, per il modo in cui ti trattano. Ed anche se tu hai effettivamente fatto qualcosa di male, i loro modi inumani, brutali ed antidemocratici annullano completamente qualsiasi loro pretesa di superiorita' morale - ben che vada sono cattivi quanto pretendono che tu sia, se non peggio. Inoltre, in molti casi, per lo stesso "crimine" loro non rinchiuderebbero un cittadino giapponese, e, in una democrazia, il tuo caso non sarebbe stato considerato un crimine sin dall'inizio.
Ogni tanto loro ti ricordano delle tue "promesse" di dire loro la verita'. Non sentirti obbligato alle tue promesse, non sentirti obbligato a fare niente. Non si meritano di essere trattati da esseri umani, perche' loro non ti trattano come tale.
Promesse e minacce.
Loro hanno un comune campionario di promesse e minacce da sfoderare con un solo scopo: farti parlare e farti firmare. Quando si tratta di promesse, ti offrono: un rapido rilascio, una sentenza mite, un "patto", di parlare in tuo favore al giudice/pubblico ministero, o di poter vedere le prove (in realta', non lasciano mai vedere le prove ad un indiziato; perfino il tuo avvocato non puo' vederle prima che tu sia formalmente accusato dal pubblico ministero). Quando ti minacciano, ti diranno di pensare alle responsabilita' che ai verso i tuoi familiari. Ti diranno che loro posso tenerti dentro per sempre. Ti diranno che hanno nuove/forti/indubitabili prove (che ovviamente non ti saranno mai mostrate). Inoltre coglieranno immediatamente se tu vuoi o temi qualcosa in particolare e lo usanno contro di te in altre nuove promesse o minacce. Ignora tutto quello che dicono sin dall'inizio, perche' le loro parole possono suonare drammatiche, ma sono tutte bugie e tattica.
Collaborazione.
In breve, non collaborare. C'e' un percorso che va dal tuo rifiuto di parlare al farti firmare una confessione. Si chiama "collaborazione", loro hanno 20 lunghi giorni per metterti sui loro binari e immancabilmente ti chiederanno di collaborare (kyoryoku) cinquanta volte al giorno. Tutto comincia con cose innocenti come "Che lavoro fanno i tuoi genitori?", cosi' tu potresti pensare che dire loro questo non puo' danneggiati in alcun modo. Ma tieni in mente che ogni passo nella collaborazione e' un passo avanti per farti firmare la confessione. Va avanti grosso modo cosi': "Ora che siamo arrivati a questo punto, puoi anche firmare, giusto?"
Agli occhi del (sistema giudiziario) giapponese, collaborare significa che stai mostrando segni di debolezza, che possono portarti a firmare la confessione e infine che sei colpevole. Questo e' il motivo per cui anche un giudice non troppo severo non ha bisogno di una confessione firmata per trovarti colpevole, ogni indicazione che tu hai collaborato con loro sara' interpretato come un indizio della tua colpevolezza.
Cerca di essere una piaga, non ti danneggera'.
Quindi invece di collaborare, resisti sin dall'inizio. Ci sono un mucchio di firme (impronte digitali) da apporre specialmente all'inizio. Comincia ad opporti fermamente per non firmare nulla, nemmeno il modulo che elenca il numero e il contenuto dei tuoi averi che ti hanno sequestrato al momento dell'arresto. Non ti possono obbligare ad appoggiare il tuo pollice e forzare una firma, perche' tu dopo puoi accusarli di averti aggredito e fare rimostranze alla tua ambasciata (questo e' esattamente il motivo per cui con i prigionieri giapponesi che non hanno ambasciata usano le maniere forti).
Al secondo giorno, rifiuta quello che loro dicono sia "normale" procedura: prendere foto segnaletiche e impronte digitali. Se tu accetti, la prossima volta presenteranno come normale procedura avere un campione di DNA (cosa che e' totalmente volontaria).
Dopo aver rifiutato di firmare almeno una dozzina di fogli durante le mie prime 24 ore in prigione, il secondo giorno vennero con un mandato di perquisizione per casa mia e mi dissero: "Apriremo la tua casa con la chiave che avevi con te ma tu devi firmare la liberatoria per permetteci di farlo".
Io chiesi: "Che succede se non firmo?". E loro: "Dovemo forzare la porta e lasciarla poi cosi' ", minacciando apertamente che avrebbero lasciato il mio appartamento visibilmente aperto per le successive settimane in cui ero assente. Cosi' presi il mandato e firmai ma aggiunsi in giapponese, sotto la firma, "costretto a firmare con minacce". Non appena l'ufficiale di polizia mi vide scrivere questo, mi porto' via il foglio, lo fece a pezzi e urlo' agli altri: "Andiamo con o senza la chiave e rompiamo la porta".
Quando fui finalmente rilasciato, mi aspettavo il peggio. Solo allora, mi dissero che avevano avvertito il capo condominio di quando sarebbero venuti a forzare la porta. Questi mise una serratura provvisoria indistinguibile da quella originale (NdT per non far apparire l'appartamento aperto successivamente all'effrazione ).
Diritto a rimanere in silenzio.
Se non rispondi al alcuna domanda durante l'interrogatorio, ti diranno che in Giappone tu hai il diritto di rimanere in silenzio nel caso che le tue dichiarazioni ti possano incriminare. Immancabilmente quindi ti chiederanno se rispondere alla domanda ti potrebbe incriminare. Questo e' una trappola, una domanda senza uscita: se tu rispondi, sbagli, se rifiuti di rispondere, sbagli. Quindi non stare proprio al loro gioco, stai semplicemente in silenzio e non c'e' nulla che loro possano fare. Se vuoi rispondere, rispondi ogni volta che tu rifiuti di dire qualsiasi cosa perche' i tuoi diritti umani vengono violati, perche' non c'e' presente alcun avvocato o perche' il Giappone non e' una democrazia o perche' gli puzza l'alito.
Non farti intimidire dal loro continuo scrivere o digitare quando hanno queste conversazioni a senso unico con te. Se non dici nulla, gli tocca solo copiare e e ricopiare il tuo rifiuto ogni volta. Al termine dell' "interrogatorio", ti chiederanno ancora di firmare il rapporto per confermare che tu non hai detto niente. Ti rifiuterai di farlo (perche', ricorda, non firmare mai niente!), e allora loro ti chiederanno ancora una volta perche' rifiuti di firmare e tu ancora una volta stai in silenzio.
Non scusarti.
Ti ricorderanno infiite volte quanto la cosiddetta vittima abbia sofferto per il crimine. Poi ti chiederanno se non ti senti per nulla dispiaciuto per la vittima. Non sentirti dispiaciuto e non parlare in merito! L'unica persona di cui ti devi curare in questo momento sei tu e nessun altro.
Se tu mostri anche il minimo dispiacere per la vittima, loro ti faranno pressioni per formare o scrivere una lettera di scuse cose che sono entrambe, agli occhi di qualunque giudice giapponese, la seconda cosa migliore dopo una "vera" confessione.
Oltre tutto, anche gli avvocati cadono in questa trappola. Il tuo avvocato ti potrebbe dire in buona fede che per raggiungere un accordo con la vittima (che conseguentemente porti a ritirare la denuncia), tu devi prima mostare pentimento per il tuo crimine. E' vero che raggiungere un accordo con la vittima e', in gran parte dei casi, la miglior soluzione, ma tu devi stare un passo avanti alla polizia. In merito quindi leggi la successiva parte "Come uscire".
Cose sfuggite di bocca.
E' decisamente difficile rifiutare di dire alcunche' per tre intere settimane. Sarai interrogato almeno cinque o sei intere giornate dal mattino alla sera in quel periodo.
Il pubblico ufficiale talvolta comincera' a deviare dall'oggetto del discorso e a parlare della tua famiglia, della tua vita in Giappone, ecc. Non farti ingannare, lui e' l'ultima persona al mondo che sia interessata a te (e l'ultima che abbia il diritto di sapere della tua vita privata). E' solo una tattica per metterti a tuo agio e farti parlare. Ricorda: lui non e' affatto "un tipo a posto", ma il tuo peggior nemico.
Se tu pensi che il tuo silenzio sia insostenibile, puoi cercare di venire incontro alla situazione impiegando il tempo facendo domande a LUI, su come si sente a lavorare in per un sistema tanto ignobile, chiededogli di sua nonna o della sua citta' natale, semplici chiacchere. Non toccare mai, nemmeno lontanamente, argomenti che ti riguardino.
Ma anche se ti sfugge di dire qualcosa in merito al crimine di cui ti accusano, non spaventarti. Non ha ancora valore legale se tu non lo firmi. Per cui non cominciare a tormentarti con ragionamenti tipo "Ora che gli ho detto questo, posso anche firmarlo". Per l'accusa e ancor di piu' per il giudice, la cosa che conta piu' di tutto e' una dichiarazione firmata. Naturalmente, una volta che ti e' sfuggito di bocca qualcosa, l'investigatore si accanita' per fartela ripetere (e firmarla). Non dire che hai mentito. Semplicemente concludi la faccenda tornando a stare in silenzio.
Sindrome di Stoccolma.
Quando le persone vendono rapite e private improvvisamente del loro intero ambiente sociale, tendono a cercare di costruire delle relazioni con le persone che le circondano. Quindi anche tu potresti finire per "comprendere" perche' e come la polizia o la pubblica accusa stiano facendo questo a te ("Dopotutto fanno solo il loro lavoro"). Non ti azzardare! Se sei tanto disperato da cercare rapporti umani con gentaglia, allora diventa amico degli scagnozzi della yakuza detenuti nella tua cella. Potresti scoprire che meritano piu' rispetto dei poliziotti - almeno in questa specifica situazione.
Insisti sul tuo diritto a contattare altre persone.
Ti priveranno di quasi ogni dignita', ma dovresti a tutti i costi far valere il tuo diritto a contattare persone all'esterno. Insisti sui tuoi diritti - non devi firmare alcun modulo per questo.
Convenzione di Vienna.
I prigionieri stranieri hanno due diritti che i cittadini giapponesi non possono invocare. Tu hai il diritto di contattare il personale della tua ambasciata e di avere un interprete. Questi diritti sono sanciti dalla convenzione di Vienna che e' stata firmata anche dal Giappone. Le parole "convenzione di Vienna" (Wiin-joyaku) e "diritti umani" (jinken) sono molto utili durante la tua detenzione. Menzionali liberamente ogni qual volta non sei contento di qualcosa, specialmente nelle celle. I tuoi detentori non si curano delle tue lamentele personali, ma sono preoccupati che tu possa eventualmente riferire una violazione dei tuoi diritti all'ambasciata, che poi potrebbe protestare in merito al tuo trattamento con i loro superiori (il Ministero della Giustizia attraverso il Ministero degli Affari Esteri).
Ambasciata.
La polizia deve immediatamente notificare alla tua ambasciata o consolato del tuo arresto, anche se non viene esplicitamente richiesto loro. Il contatto avviene per canali ufficiali seguendo il percorso: autorita' di polizia, Ministero della Giustizia, Ministero degli Affari Esteri, la tua ambasciata. Questa comunicazione impiega i tuoi primi due giorni, durante i quali ti tratteranno in modo particolarmente duro per spingerti a confessare. Di' loro che non dirai nulla finche' non avrai incontrato il personale dell'ambasciata (e dopo che il personale dell'ambasciata sara' venuto a vederti, continua a stare zitto, perche' non sei tenuto a mantenere le promesse).
Il personale dell'ambasciata o del consolato e' tenuta a incontrarti ogni volta che lo richiedi, anche se sei imprigionato in una remota stazione di polizia di Aomori. L'assistenza consolare ai connazionali e' uno dei loro compiti principali.
L'ambasciata o consolato puo' fare diverse cose importanti per te - ma non ti possono far uscire di prigione. Non sei abbastanza importante da spingere il tuo governo ad una disputa internazionale con il Giappone. Ma quello che puo' fare e' comunque di aiuto:
1) Fornire un avvocato. Normalmente una persona arrestata viene in contatto con un avvocato che lo informa sui suoi diritti da quarto giorno che e' in cella - e deve per ottenere questo, conoscere a memoria il numero di telefono di un avvocato. Il personale dell'ambasciata in genere viene a farti visita il terzo giorno e si assicura che tu abbia rapidamente assistenza legale.
2) Contattare familiari ed amici. Il personale dell'ambasciata potra' spiegare con parole chiare (non in giapponese ad esempio), cosa ti e' successo. Puo' contattare i tuoi congiunti piu' rapidamente di quanto potrebbe fare un avvocato, per cui e' una strada particolarmente utile per metterti in comunicazione con qualcuno in grado di pagare l'avvocato e la vittima.
3) Migliorare le tue condizioni di detenzione. La conversazione con il personale dell'ambasciata deve essere in giapponese o deve essere tradotta in giapponese e viene ascoltata dal personale della prigione. Questo puo' sembrare una invadenza in un primo momento, ma invece e' una occasione per migliorare le tue condizioni. Racconta semplicemente con franchezza delle piccole umiliazioni che la polizia ti ha inflitto fino ad allora. Puoi stare certo che il personale della prigione sta ascoltanto attentamente (Convenzione di Vienna!). Nel mio caso mi vennero rifiutati carta e penna, menzionai la cosa con mio rappresentante dell'ambasciata di fronte al personale della prigione, in giapponese. Per il resto della mia permanenza praticamente io ebbi a disposizione una penna tutta mia per l'intera giornata.
Interprete.
La polizia giapponese ha una lista di interpreti per ogni lingua che sia la lingua ufficiale di qualche paese del mondo. Questo perche' la Convenzione di Vienna impone che ogni conversazione ufficiale debba essere tradotta nella tua lingua da un interprete. Questo sin da subito dal tuo arresto. Anche l'ordine di custodia deve essere letto nella tua lingua.
Quindi, per nessun motivo, non rinunciare al diritto ad un interprete, pensando di potertela cavare con il tuo giapponese. E non accettare un interprete di lingua inglese se la tua lingua non e' l'inglese. Probabilmente infatti non conosci tutti i numerosi specifici termini legali nella tua stessa lingua, come pensi di cavartela con una lingua straniera?!
Quando chiesi al poliziotto che mi interrogava cosa avrebbero fatto se avessero avuto a che fare con un sospetto di lingua islandese (parlata da solo 300.000 persone), lui disse di essere tranquillo di poter trovare qualcuno anche per un simile caso, da qualche parte in Giappone, anche se la traduzione avesse dovuto essere fatta per telefono.
La presenza di una terza persona inoltre, l'interprete, stempera il clima aggressivo tra te e i poliziotti. E non ultimo, le lungaggini necessarie alla traduzione, prendono un po' del tempo dei tuoi infiniti interrogatori.
Avvocato.
Procuratene uno al piu' presto possibile.
Tu hai diritto ad un avvocato e il tuo avvocato e' l'unica persona che puo' incontrarti quante volte vuole e, al contrario del personale dell'ambasciata, senza che la tua conversazione venga monitorata dal personale della prigione. E' la sola persona che la polizia o il pubblico ministero accettano come tuo rappresentante ufficiale. E piu' importante, e' la sola persona che puo' davvero farti uscire.
Insisti continuamente per avere un avvocato dal primo minuto del tuo arresto. Qui viene in opportuno aiuto ricordare a memoria il numero di telefono del tuo avvocato. Dallo alla polizia o al personale della prigione e loro lo contatteranno probabilmente solo per farti tacere un po'.
Non dovresti parlare mai e questo vale soprattutto per il periodo prima che tu possa incontrare un avvocato. Per cui quando loro ti fanno pressione per parlare quando tu ancora non hai un avvocato, in quel periodo rispondi che proprio perche' non hai un avvocato non farai alcuna dichiarazione. Questo li spingera' a fartene avere uno.
Scordati quello che hai visto nei film: in Giappone un avvocato non ha il diritto di assisterti o di essere presente durante gli interrogatori. Non ha diritto a vedere le prove a carico se non dopo che il pubblico ministero ha formulato formale accusa contro di te (cioe' quando e' troppo tardi). E inoltre potrai parlare con l'avvocato solo attraverso una finestra di plexiglas.
Medico.
Anche se tu devi prendere regolarmente delle medicine, non sei autorizzato ad avere alcuna pillola con te in prigione. L'aspetto positivo e' che sono obbligati a portarti da un medico o all'ospedale non appena tu dici loro che ti senti male (NdT: il caso di Valentine pero' , che venne interrogato per 10 giorni in condizioni atroci dato che resto' senza cure pur avendo una gamba spezzata - pare proprio dalla stessa polizia al momento dell'arresto - sembra dimostrare che la polizia giapponese non abbia molto a cuore la salute degli indiziati).
Potresti considerare di giocare questa carta come ultima spiaggia, per esempio quando pensi che stai per cedere (parlare e firmare) durante i lunghissimi interrogatori. Di loro che ti senti terribilmente male e che devi vedere un vero medico. Inventati un problema di salute. Ti porteranno presso un ospedale per via della Convenzione di Vienna, e non possono punirti se poi il medico ti trova in buona salute.
Amici e parenti.
Con indiziati stranieri, il pubblico ministero immancabilmente impone il blocco delle tue comunicazioni (sekkin-kinshi), questo significa che non vedrai nessuno di fuori eccezion fatta per le persone precedentemente elencate.
Tuttavia c'e' uno stratagemma per vedere un tuo conoscente. Questi deve presentarsi come interprete per il tuo avvocato. Le conversazioni con il tuo avvocato non sono sorvegliate (al contrario di quelle con il personale dell'ambasciata) per cui potresti riuscire a parlare abbastanza liberamente.
Questo tuo amico o familiare deve:
- saper parlare buon giapponese (altrimenti non puo' presentarsi come interprete), o se e' giapponese, parlare la tua lingua o una lingua straniera che conosci.
- se possibile, avere un biglietto da visita che mostra che e' qualificato a fare traduzioni.
Ovviamente l'avvocato deve stare al gioco e la polizia non deve sapere della relazione che intercorre tra te e l' "interprete".
Uscire di prigione.
Ci sono due vie per uscire senza danni.
1 - Alibi.
Tu possiedi o conosci convincenti prove che stabiliscono che tu eri lontano dal luogo del crimine al momento del crimine e che tu non puoi essere correlato a tale crimine. O tu hai le prove che i testimoni o le vittime mentono. In ogni caso non parlare mai di queste prove durante gli interrogatori. Loro perdono la faccia quando tu puoi provare che il loro arresto e' stato un errore sin dall'inizio. Invece di rilasciarti, potrebbero essere tentati di pasticciare le tue prove.
Invece racconta al tuo avvocato delle tue prove al piu' presto possibile e assicurati che il tuo avvocato possa fornire le prove al pubblico ministero (non alla polizia), mentre sei ancora detenuto. In questa fase, l'avvocato dovrebbe dare all'accusa solo delle copie delle prove, non gli originali. Non si sa mai, meglio essere paranoici.
2 - La vittima ritira l'accusa.
Crimini lievi come aggressioni o molestie sessuali tipicamente fanno parte dei crimini "shinkokuzai". Questo significa che la polizia o l'accusa investiga sul crimine solo se la cosiddetta vittima sporge una denuncia. Contestualmente, significa che ti devono interrompere le indagini - e rilasciarti subito - se la vittima ritira la sua denuncia prima che il pubblico ministero formalizzi le accuse a carico contro di te.
Questo significa che il tuo avvocato ha una finestra di 20 giorni in cui il pubblico ministero ti trattiene prima di decidere se formalizzare le accuse. In questo periodo di tempo il tuo avvocato dovrebbe essere in grado di contattare la vittima e convincerla a ritirare l'accusa. Molti avvocati dichiarano di avere successo nel parlare presto o tardi con la vittima per farle firmare il magico modulo di ritiro della denuncia. Gli avvocati portano quel modulo con se' e lo presentano immediatamente al pubblico ministero una volta che viene firmato.
Per avere successo in questa strategia, l'avvocato ha bisogno delle seguenti cose:
1) Soldi (soldi per "scusarsi"). La cifra che bisogna sborsare per convincere una vittima a firmare un ritiro della denuncia parte da 200.000 yen e puo' raggiungere 500.000 o anche un milione. Devi avere un amico o un parente che fornisca questi soldi all'avvocato, che non li anticipera' di tasca propria.
2) Tempo. All'inizio molte vittime fanno ostruzionismo ed evitano perfino il contatto con il tuo avvocato. Avendo tempo, un bravo avvocato, puo' persuadere molte persone che tu non ti meriti davvero anni di prigione, che sei stato gia' punito abbastanza nelle settimane di detenzione e che ti senti dispiaciuto e che il denaro e' una buona forma di soddisfazione. Quindi la vittima dovrebbe essere contattata prima possibile, il ritiro della denuncia deve essere firmato prima che il pubblico ministero confermi l'accusa.
3) Dati per contattare la vittima. Questa e' la parte difficile. Non contare di ottenere informazioni sulla vittima dalla polizia o dalla pubblica accusa. Invece prendi una strada diversa e assumi un investigatore privato.
Polizia e accusa non daranno indirizzo o numero di telefono della vittima al tuo avvocato se non mostri loro che tu ti senti dispiaciuto per il danno causato alla vittima. Ma questa e' una trappola, perche' non daranno questi dati al tuo avvocato nemmeno dopo che avrai firmato una lettera di scuse. Dopo tutto, hanno speso tempo e pazienza per convincere o seguire la vittima nel denunciarti, perche' dovrebbero aiutarti a convincere la vittima a ritirare la denuncia? Nel mio caso, dopo che il mio avvocato ha avvicinato la polizia per avere i dati della vittima, e' saltato fuori che la vittima era "casualmente" all'estero in vacanza e per "coincidenza" non sarebbe tornata se non dopo il mio periodo di detenzione.
Quindi non scrivere lettere o fare dichiarazioni di scuse (che l'accusa puo' usare contro di te se la vittima non ritira la denuncia). Invece il tuo avvocato deve cercare la vittima da solo. Anche se non conosci il nome completo della vittima, e' scritto sul tuo foglio di arresto. Con il nome e qualche informazione relativa alla persona fornite da te, un investigatore privato dovrebbe essere capace di trovare i dati per contattare la vittima in pochi giorni.
Disneyland fascista: rimanere, andarsene o cercare rivalsa?
Gli stranieri che escono dall'inferno della prigione, tendono a riconsiderare le proprie scelte dall'inizio: questo paese (il Giappone) e' veramente il posto dove voglio vivere dopo tutte le ingiustizie subite?
Sfortunatamente pare che la polzia ora ti sorvegli il doppio di prima, quando eri solo "uno di quegli stranieri".
A prescindere da quello che decidi di fare, considera queste cose dopo che sei uscito di cella:
- Scrivi la tua vicenda
- Pubblicala in rete e / o mandala a gruppi che si occupano di diritti civili. Il sistema giudiziario giapponese fa decisamente schifo, e piu' persone ne parlano, meglio e'.
- Azioni legali. E' quasi impossibile perseguire legalmente la polizia giapponese o il pubblico ministero in Giappone. E' anche molto difficile contro denunciare un cittadino giapponese, per esempio accusando la vittima di calunnia, se tu sei uno straniero. Comunque ci sono tre modi di avere rivalsa in sede giuridica.
1 - Denunciali nel tuo paese di origine. Se hanno ignorato alcuni dei diritti fondamentali dirante la tua detenzione, ci puo' essere la possibilita' che polizia, pubblica accusa e vittima, siano processabili per comportamento criminale nel tuo paese.
2 - Partecipa o intraprendi una class action in Giappone: in Giappone piu' che altrove e' il numero che fa la forza. Se tu scopri che numerose persone hanno avuto esperienze simili di trattamento ingiusto, considera di unirti a loro e denunciare i responsabili tutti assieme. Anche in questo caso dovresti prima metterti in contatto con gruppi di difesa dei diritti civili.
3 - Denunciali civilmente. Il sistema giudiziario giapponese e' molto piu' bilanciato e vantaggioso in sede civile anzicche' penale. Informati con il tuo avvocato.
Qualunque cosa tu faccia, informa gli amici e il pubblico in generale della battaglia che stai conducendo.
Fine
Postato Martedi 03 Giugno 2008 - 06:38
Fantastico.
Ci ho ripensato: rimango qui.
Ma no non rinunciare, vieni in Giappone. Merita davvero!!
Non ti far spaventare, ovvio che chi ha fatto una cattiva esperienza metta in guardia il prossimo, ma non è un problema giapponese, anche in Italia se finisci in cattive mani, resti in carcere mesi o pure anni anche se sei innocente.
Mah, che dire... in fondo ogni paese ha i suoi problemi, non esiste uno stato che funzioni bene sotto ogni punto di vista; tuttavia, a mio modesto parere, oltre alla giustizia non mi sembra che in giappone ci siano altre cose che non funzionino, basterebbe fare un paragone ad esempio con il nostro di stato, cosa che non faccio per non scadere in una discussione politica. Ancora grazie per il tuo angolo nipponico,
Viktor.
e poi bisognerebbe capire anche se costui ha fatto cose illecite o meno.
oddio, mi sto per laureare in ingegneria e avevo deciso di provare a cercare un lavoro in giappone (si so che non è facile).. ...ma questo articolo mi ha terrorizzato
Assolutamente NON farti terrorizzare da questo articolo, fatti terrorizzare dagli abusi che puoi subire sempre e comunque in qualunque parte del mondo, questo deve farti paura, non la vita in Giappone che a mio modesto avviso ha tantissimo da offrire. Questo articolo serve a imparare da una cattiva esperienza altrui, che non deve per forza capitare parimenti a tutti gli altri. Si tratta di un caso, ma interessante. Purtroppo siamo impreparati di fronte a certe cose e inoltre non conosciamo le leggi di tutti i paesi, ho pensato quindi di pubblicare questo articolo in quanto molto istruttivo, non certo per spaventare le persone. Anzi quando verrai qui, sarai consapevole e saprai reagire con correttezza. I guai che possono arrivare sono sempre aggravati dall'ignoranza, meglio essere istruiti. Il Giappone è un paese bellissimo dove puoi fare tantissime ottime esperienze senza vedere mai un problema per anni e anni. In Giappone ci sono stranieri che hanno vissuto per 15 o 20 anni senza che mai fossero fermati per un controllo banale di documenti, figuriamoci un fermo. Io ho anche un amico che si caccia spesso nei guai ma se la cava sempre con la polizia giapponese. Fatti passare la paura, vieni in Giappone stando sereno e fiducioso e non te ne pentirai.
forse hai ragione
ero io quello di prima, mi ero scordato il login u.u succede
Ma scusate la storia del signore straniero e' piena di contraddizioni. E poi per non parlare del fatto che non si capisce di quale nazionalita' e' l'interessato, non si capisce perche' rimane anonimo , non si capisce sopratutto perche' e' stato arrestato e non mi sembra per sbaglio. Oltretutto ha subito anche una perquisizione domiciliare con rimozione di ostacolo fisso.
Be se volete un consiglio non pubblicate queste storie surreali, non completamente chiare di cui non si e' sicurissimi della fonte, per quanto mi riguarda io ho vissuto in Giappone e ancora oggi ci vado ogni anno e non ho mai sentito storie simili.
Comunque non le traducete nemmeno queste storie a meno che questo sito web e' rivolto a persone che hanno voglia di delinquere in territorio straniero e praticamente gli dai consigli su come comportarsi, se non e'cosi' come spero per te ti consiglio di togliere questa "guida" ci fai piu' bella figura.
A tutti gli altri consiglio di andare tranquillamente in Giappone, certo lasciando in Italia la mentalita' italiana perche' Il Giappone e' un paese serio per persone serie, per cui le Leggi in tutti i settori sociali funzionano e vanno rispettate e con questo mi rivolgo sopratutto a chi cerca lavoro, chi si vuole sposare... il Giappone non e' Roma o Napoli !!!
Roberto Zani
Caro Roberto, anche io vivo in Giappone, quindi siamo pari.
Anche io consiglio di venire tranquillamente in Giappone, ed effettivamente concordo sul fatto che sia opportuno per tutti un comportamento serio.
Grazie dei consigli su cosa pubblicare o no, ma per quanto mi riguarda l'esperienza di questa persona è interessante, perché parla di un aspetto del Giappone che non è molto noto, tanto che neanche tu che viaggi tanto ne hai mai sentito parlare come tu stesso ammetti.
Che tu non abbia mai sentito storie simili, conferma che c'è bisogno di maggiore informazione. Dubito che sia opportuno calare il silenzio su chi ha qualche esperienza perché non si accorda con quello che conosci.
Il sito che stai leggendo non è rivolto a persone che hanno voglia di delinquere, cerca di essere più educato perché le illazioni non mi piacciono affatto, i maleducati ancora meno.
Difendersi da una accusa non è delinquere. Sono certo che la differenza la conosci, per cui comprendo che le tue offese sono gratuite, volevi sfogarti per il testo che non hai gradito lanciando offese ingiuste.
Visto che mi consigli cosa pubblicare e cosa no accompagnando i tuoi consigli con parole tanto severe, mi permetto allora di ricambiarti il favore dando pure a te il consiglio di avere maggior rispetto per le persone a cui ti rivolgi, se non lo sai fare almeno sforzati di imparare. Il Giappone lo conosci visto che ci parli della serietà di questo paese. Ma sembra che tale serietà la pretendi solo dagli altri, senza offrirla a tua volta.
Per rispondere agli altri tuoi punti, la guida è stata scritta con l'intento di mettere sull'avviso chi si trovasse nella situazione descritta. Non è un invito a delinquere così come avere un numero di un avvocato non ti autorizza a fare una rapina in banca perché poi puoi avere un difensore.
E' invece un testo che suggerisce come difendesi in una situazione difficile, a prescindere dalle colpe, e soprattutto una denuncia di comportamenti lesivi per gli indiziati da parte delle autorità investigative in Giappone.
L'interessato rimane anonimo per ragioni sue, io stimo perché non vuole ulteriori problemi con la polizia e perché c'è sempre chi è pronto a condannare il prossimo senza conoscere i dettagli. Il fatto di aver subito una perquisizione non deve per forza farci pensare che sia colpevole o un poco di buono, come sembri invece mettere in evidenza tu con quel "oltretutto" e con "non mi sembra per sbaglio".
A differenza di quello che sembri pensare tu con questo atteggiamento accusatorio, a me non pare corretto considerare tutti colpevoli fino a prova contraria, come fanno gli inquirenti giapponesi.
La nazionalità non mi pare molto rilevante, comunque io credo che l'autore sia statunitense.
Non si sa cosa abbia fatto perché evidentemente non è rilevante per l'autore, ma io sospetto una rissa. Da come l'autore insiste sul rapporto con gli inquirenti è evidente che gli interessa molto di più descrivere l'esperienza di quando si è sotto accusa, per mettere in luce gli abusi del sistema d'indagine della polizia giapponese.
A pochi capitano queste brutte esperienze, per cui quando capita di sentirel non fa certo male.
Sta a chi ascolta valutare quanto dare peso a questi racconti. Ti faccio però notare che non sono affatto isolati, persone che non si conoscono tra loro hanno raccontato episodi simili.
Qui puoi leggere le vicende di Pio D'Emilia che ha avuto da lottare per difendere un suo collega svedese.
Prima parte,seconda parte, terza parte, quarta parte, quinta parte, sesta parte, settima parte, ottava parte.
Duole infatti dire che la storia non pare affatto surreale. Oltre al sito citato, posso garantirti che ho amici italiani e conoscenti giapponesi che hanno passato le medesime brutte esperienze in seguito ad accuse poi rivelatasi infondate.
Guardacaso in Giappone la rete televisiva NTT, canale di stato giapponese, proprio nel dicembre 2008 ha dedicato un servizio una mattina alle 8 ad un caso di un giapponese,un impiegato, accusato infodatamente di furto di portafoglio, a cui sono successe spiacevoli vicende analoghe a quelle descritte qui e che poi ha perso lavoro salute e la fiducia della famiglia.
Non ci credi? Siamo tutti complottando contro di te? Eppure il sistema d'indagine in Giappone prevede effettivamente 3+10+10=23 giorni di carcerazione.
Se per te il racconto è surreale, ti sarà comunque facile verificare di persona il fatto che questa procedura giapponese è reale e in quali condizioni trascorrono questi giorni gli indiziati.
Informarsi con la massima obiettività permette anche a te di fare una più bella figura.
Grazie per la traduzione e condivisione di questa interessante 'guida'.
Caro Roberto Zani devi avere qualche problema per non capire lo scopo di questo articolo commentando, inoltre, in quel modo.
0 amministratori
0 utenti
3 ospiti

