Blog sulla lingua giapponese ed il Giappone e peggio ancora
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VISA'S CHRONICLES
Un lettore del blog mi scrive la sua vicenda per ottenere tutti i documenti necessari al matrimonio in Giappone e al visto. E se ne leggono delle belle.
Dopo il mio articolo sui passi da compiere per sposarsi in Giappone, ho ricevuto molti commenti e contatti, e sono stato molto contento di essere stato utile. Come immaginavo, l'iter che io avevo descritto e' corretto in linea di massima ma ogni caso fa storia a parte. A ripova di cio', oggi pubblico un lungo intervento di Sona, un ragazzo italiano che si e' sposato nel gennaio 2008 con una ragazza giapponese. Si vedra' come i documenti che ha dovuto produrre non coincidano sempre con quelli che inizialmente pensava.
Sona si e' impegnato particolarmente per essere preciso e chiaro e a mio avviso ha fatto un ottimo lavoro, ed e' con con ammirazione che pubblico integralmente il suo lungo racconto.
Il suo non e' solo un esempio che ci fornisce un ulteriore casistica, e' anche un gradevole esposizione delle alterne vicende a cui va incontro una coppia italo-giapponese che vuole sposarsi e in genere ci narra dell'eterna lotta contro la burocrazia dalle mille teste.
Valga pero' la mia immancabile precisazione, ovvero che sia le informazioni fornite da me nel mio articolo che da Sona, nel suo pur dettagliato racconto, non necessariamente sono affidabili al 100%, perche' le regole e le procedure possono cambiare nel tempo e poi come ben si vedra' leggendo, le circostanze e le persone in cui ci si imbatte possono cambiare nettamente le carte in tavola. Per cui se intendete percorrere gli stessi passi di Sona e convolare a giuste nozze, siate pronti a raccogliere le informazioni sempre direttamente dagli uffici competenti.
Il nostro contributo su questo sito e' quindi volto a cercare di integrare le procedure di cui verrete a conoscenza con aspetti ed informazioni che gli uffici competenti molto spesso non danno, e purtroppo sono tante.
A Sona va il mio sentito ringraziamento per questa bella, ricca e lunga cronaca che non manchera' di intrattenere e interessare tutti i lettori cosi' come ha fatto con me.
Buona lettura
Unica
VISA’S CHRONICLES
3- Ritorno in Italia: destinazione ufficio matrimoni
4- La dottoressa e l’apostille
5- La temibile Immigrazione giapponese
6- I dieci comandamenti dell’Immigration
7- Evviva gli sposi!!! (16 gennaio)
8- Il mistero dell’ Italian kekkon shōmeisho
9- Consegna all’aeroporto (30,31 gennaio)
10- Isshūkan dake! (solo una settimana)
12- Passeggiando in Ambasciata
INTRODUZIONE
Ciao a tutti!!!! Da poco ho ottenuto il visto per poter vivere in Giappone…
Parlo del visto derivante dallo stato di coniuge, l’ “haigūsha visa” perché a Gennaio ho sposato la mia ragazza giapponese!
Qui non vi parlerò del mio matrimonio con una ragazza nipponica…almeno ancora non posso poiché è passato troppo poco tempo (@^O^@); bensì vi racconterò di tutti i passaggi che abbiamo (io e mia moglie, che chiamerò da qui in avanti Mchan) dovuto superare per raggiungere il tanto agognato permesso per risiedere in Giappone: lo zairyū shikaku nintei shōmeisho, di cui vi dirò più avanti con maggiore precisione (cap 12). L’obbiettivo era ottenere il visto in un paio di mesi. Missione impossibile?
Vi dico subito che la mia esperienza non deve essere considerata come la ‘norma’, anzi, rispetto a ciò che mi hanno raccontato altri amici italiani convolati a nozze con giapponesi, in Giappone, o ciò che ho potuto leggere su alcuni blog relativi al Sol Levante, il mio percorso verso il permesso di soggiorno è stato piuttosto…semplice. In ogni modo senza alcun tipo di rogna burocratica sia di parte italica che di parte nipponica e così vi ho già svelato il finale!!
Ma partiamo dall’inizio, andando in ordine, volendo essere questa una sorta di guida indicativa (ripeto, dipende dalla situazione specifica)e sperando che possa risultare almeno minimamente utile nell’ addentrasi meglio nell’intricato mondo burocratico italo-giapponese nel caso in cui si miri ad ottenere l’Haigūsha Visa.
1-PREPARATIVI
Era metà novembre quando, dopo aver deciso di sposarci e soprattutto dopo aver informato le rispettive famiglie (nello specifico dopo aver chiesto la mano di Mchan al padre in perfetto stile giapponese!!!) pensiamo che fosse arrivato il momento giusto per iniziare a preparare tutti i documenti necessari per il matrimonio e quindi per il visto. Mentre Mchan si reca al comune della sua città, io che mi trovavo in Giappone, sentiti due miei cari amici coniugati anche loro con giapponesi, contatto telefonicamente il Consolato di Ōsaka (Mchan sta nel sud quindi il nostro riferimento è il Consolato di Ōsaka e non l’Ambasciata di Tōkyō). Il gentile ‘addetto ai matrimoni’ (così me lo hanno presentato per telefono…ma sono così tanti i matrimoni tra italiani e giapponesi da richiedere un addetto ai matrimoni???) una volta chiarita l’intenzione di sposarmi in Giappone, mi spiega che per prima cosa devo dimostrare al comune giapponese che sono celibe per la legge italiana, e che quindi mi posso sposare. Per dimostrare il mio status di single oltre a presentare documenti come ‘stato di famiglia’, ‘certificato di residenza’, ‘certificato di cittadinanza’ e di ‘stato libero’, mi viene detto che sarà necessario il “certificato di avvenute pubblicazioni di matrimonio” (kekkon kōji shōmeisho) da ottenere chiaramente in Italia. Per i primi documenti non mi si richiede nessuna procedura speciale: i miei genitori mi spediscono subito il tutto (dopo averli ottenuti dal mio Comune di residenza in Italia). Chiaramente sono stati stampati in italiano e vanno tradotti in lingua locale, ma nessun problema: al Comune giapponese da un archivio, che evidentemente conteneva esempi di certificati di cittadini stranieri con le relative traduzioni in giapponese, la simpatica addetta comunale (tra l’altro giovanisssssima!) estrae certificati simili a quelli miei (cioè di comuni italiani diversi dal mio ma cmq di residenza, stato libero, famiglia e cittadinanza) che andavano resi in giapponese formalmente (cioè senza traduttori professionisti), così che né io né Mchan ci siamo scervellati per tradurre in maniera tecnicamente corretta dall’ italiano! Abbiamo cambiato i nomi, le località, le date e allegato gli originali in italiano! Al momento della consegna di tali documenti è stata necessaria una mia firma.
2-PUBBLICAZIONI DI NOZZE
NOVITA' 2008! E' stato soppresso l’obbligo delle pubblicazioni per i matrimoni da celebrare presso le autorita’ estere.
Per le pubblicazioni il discorso si iniziava a complicare (almeno così credevamo).
Innanzitutto è meglio precisare subito che il certificato di avvenute pubblicazioni deve essere inviato al Consolato (o all’Ambasciata) il quale rilascia a sua volta il certificato di capacità a contrarre matrimonio (in lingua giapponese, tradotto gratuitamente da loro come servizio ad un cittadino italiano, mentre per la traduzione di documenti di cittadini giapponesi in italiano è prevista l’azione di un professionista con relative spese, come capirete tra un attimo) presso il Comune giapponese.
Ritornando alla nostra telefonata, al Consolato mi danno come indicazione generale ciò che è riportato sul loro sito internet (Consolato Generale d'Italia a Osaka alla voce ‘matrimonio’): in breve venendo giustamente considerata complicata la possibilità per entrambi gli sposi di recarsi al comune italiano (così come invece normalmente avviene tra due cittadini italiani che si sposano) per richiedere le pubblicazioni, nel tempo si è determinata una sorta di prassi; il cittadino giapponese necessiterebbe del certificato di residenza, del registro di famiglia e del certificato di capacità matrimoniale (in giapponese juminhyō, kosekitōhon e kōninjōkengubi shōmeisho), che non solo vanno muniti di APOSTILLE (ne parlerò più avanti) del Ministero degli Esteri giapponese (gaimushō), ma soprattutto necessitano di una traduzione in italiano effettuata da un traduttore ufficiale (il Consolato ne fornisce una lista), il quale deve poi recarsi al Consolato stesso per giurare circa la sua traduzione dal giapponese!
Dopo tale traduzione in italiano, tra l’altro non proprio economicissima (circa 40mila yen, 250 euro circa, almeno per Ōsaka -almeno ciò che sono riuscito a trovare io-, mentre nella zona di Tōkyō i prezzi sembrano essere molto più economici; un mio amico pagò circa 5000 yen ovvero una trentina di euro), sarebbe stato possibile chiedere le pubblicazioni in Italia, senza la presenza di Mchan, ovvero la sposa straniera! Il caro connazionale del Consolato mi lascia con un’affermazione che sarà il vero filo conduttore di tutta la vicenda. Ovvero a parte le indicazioni generali che mi poteva fornire il Consolato avrei dovuto richiedere direttamente al Comune di residenza italiano cosa fosse necessario per fare le pubblicazioni.
Dopo aver spiegato a mia madre il tutto, il giorno dopo lei gentilmente si reca al mio Comune di residenza (vista la mia presenza in Giappone!!), all’ufficio che si occupa dei matrimoni per sapere quali documenti di Mchan sarebbero stati necessari. Con il responso del Comune mi chiama immediatamente e subisco il primo (anche l’unico) shock: non è possibile effettuare le pubblicazioni senza la presenza di entrambi i coniugi!!! Dico a mia madre che la “dottoressa” del Comune doveva essere alle prime armi…nel senso che gli altri italiani han fatto tutti le pubblicazioni di matrimonio senza presentarsi con il proprio coniuge giapponese al Comune! Le chiedo di riprovare…magari insistendo! Intanto, alquanto demoralizzato, inizio a pensare di dover richiamare il Consolato….ma non c’e’ bisogno!! Dopo esattamente 10 minuti risquilla il cel ed è di nuovo mia madre! Lo shock diventa meraviglia! “Non c’e’ bisogno di nulla! La dottoressa si è sbagliata, ha fatto qualche telefonata… basta solo il passaporto della sposa straniera, meglio l’originale ma cmq va bene anche la fotocopia!”
Mah.
Io provo a richiedere a mia madre: “nemmeno i certificati da tradurre in italiano?” (quelli della prassi di cui vi parlavo qualche rigo su) dico.
“No, solo il passaporto”.
Il mio stato d’animo in quel momento era strano: ero strafelice, perché si sarebbe evitato il passaggio della traduzione ufficiale…ma ciò era possibile??? Non avrei perso ancora più tempo a far passare quei giorni senza organizzarmi per la traduzione???
L’unica soluzione era tentare di far ciò che mi aveva indicato, tramite mia madre, la dottoressa (oggi un mito per me!) del Comune, anche perché se mi fossi presentato al Comune con tutti quei documenti di Mchan tradotti probabilmente non me li avrebbero nemmeno letti visto che per loro non erano necessari!! Quindi il dubbio era se la dottoressa aveva detto qualcosa di esatto o di sbagliato!
In ogni caso decido di non chiamare il Consolato; boh, forse avevo paura che avrebbe potuto inviare una qualche nota al Comune italiano…
3-RITORNO IN ITALIA: destinazione ufficio matrimoni
Avevo il volo di ritorno il 4 dicembre, quindi ho preferito aspettare tale data e non tornare immediatamente per le pubblicazioni poiché avrei dovuto pagare un nuovo biglietto aereo e per pochi giorni era sinceramente un peccato!!
Metto piede in casa alle 10 di sera (sempre del 4 dic) distrutto dopo un viaggio massacrante (a proposito non usate Austrian, se potete!) ma alle 9 di mattina del giorno dopo (non ancora abituato al fuso italico, per me era già pomeriggio, eheheh) la mia cara mamma mi aveva fissato un appuntamento con la mitica dottoressa del capitolo precedente. Amore a prima vista! Come mi vede (riconoscendo mia mamma) mi fa: “ portato il passaporto?”. Mi viene subito un sorriso smagliante; “allora non si era sbagliata!?!”, penso. Le do tutte le fotocopie del passaporto di Mchan, compilo vari moduli e soprattutto (come mi rammenda lei più volte) sto attento a non fare errori di trascrizione dal giapponese (nomi di persona e località), dopodiché un paio di firme ed il gioco è fatto!
Ora per avere il certificato di avvenute pubblicazioni devono passare 13 giorni, previsti dalla legge italiana.
Nel frattempo i dubbi si ripresentano: è davvero tutto così semplice o è possibile che il Consolato, scoprendo che non ho portato nessun documento tradotto dal giapponese in Italia (vedi il capitolo 2 circa le indicazioni del Consolato) possa farmi dei problemi??? Continuo a non voler chiamare per chiarimenti (anche su suggerimento ‘privato’ del mitico Unica!! eheh) .
Arriva il 18 dicembre, giorno di ritiro del certificato di avvenute pubblicazioni. Una volta al Comune la solita dottoressa mi da questo documento e (facendo ora la superesperta di matrimoni tra italiani ed extracomunitari) mi indica anche la fase successiva: andare in Prefettura e far legalizzare tramite APOSTILLE il certificato che dimostrava le realizzate pubblicazioni di nozze insieme a 2 miei estratti di nascita.
4-LA DOTTORESSA E L’APOSTILLE
‘Apostille’ è un termine francese che si usa per indicare la ‘legalizzazione’ di certificati o documenti da usare a livello internazionale tra paesi che hanno aderito alla Convenzione di Hague, in Olanda, dell’ottobre 1961(Hague Convention Abolishing the Requirement for Legalisation for Foreign Public Documents - Wikipedia, the free encyclopedia)
In breve tale accordo internazionale prevede che un documento di uno dei paesi membri del Trattato per avere validità in un altro paese parte della suddetta Convenzione necessita dell’apostille (un timbro, in sostanza) rilasciato dalle autorità competenti (in Italia le Prefetture; in Giappone il Ministero degli Esteri) del paese stesso (cioè di quello in cui il documento è prodotto). In tal modo quindi non si è costretti a richiedere la vidimazione all’Ambasciata del paese dove si vorrebbe utilizzare il certificato in questione (tale passaggio richiederebbe più tempo!!)
Sia Italia che Giappone aderiscono alla Convenzione di Hague.
Appena ottenuto il certificato di avvenute pubblicazioni mi reco in Prefettura senza pensarci su 2 volte (abito in una grande città quindi tutto molto semplice), così come suggeritomi dalla dottoressa. Anche se arrivo presto già ci sono in fila una marea di stranieri che attendono di farsi legalizzare i vari documenti. Prendo anche io il mio numeretto, tipo salumeria, e aspetto paziente. In realtà è tutto molto veloce, alla fine è solo un timbro (per i documenti che riguardano i cambiamenti di stato civile rilasciati dal comune italiano non c’è nemmeno bisogno della marca da bollo! Che c…o, ops che fortuna, penso!). Cmq una volta entrato mi trovo un simpatico signore che mi fa: “se mi aiuta a compilare facciamo prima” ! C’erano da mettere 3 timbri + poche voci da scrivere a penna!!!
In effetti abbiamo fatto subito ed io ben contento sono volato a casa per preparare la busta con tutti i documenti apostillati da spedire a Mchan che li avrebbe girati al Consolato…
La cosa comica è che non c’era bisogno di nessuna apostille poiché il certificato di avvenute pubblicazioni serviva al Consolato italiano e non ad un organo giapponese!!!!
Cmq grazie alla dottoressa dell’ufficio matrimoni sono stato per la prima volta in Prefettura…
Tornando a noi, spedisco la busta con i documenti necessari a Mchan il 20 dicembre (allegando fotocopie del mo passaporto e foto tessera, le uniche cosa già sicure riguardo la fase successiva cioè la richiesta del certificato di eleggibilità).
La nuova domanda è se i documenti arriveranno prima o dopo capodanno?
5-LA TEMIBILE IMMIGRAZIONE GIAPPONESE
Mentre aspettavamo con impazienza l’arrivo dei documenti in Giappone, Mchan ha il compito di preparare la fase successiva al matrimonio (non ancora avvenuto ovviamente), quella che poteva inizialmente risultare la più tortuosa, ovvero la richiesta dell’ haigūsha visa la quale va presentata all’ufficio immigrazione (il ‘nyūkoku kanrikyoku’, credo presente in tutte le grandi città giapponesi, di solito negli aeroporti internazionali). Io in particolare non avevo una buona opinione riguardo agli ispettori dell’ ‘immigration’ non solo per tutto ciò che avevo letto sui vari blog presenti su internet (antipatia, ignoranza, puntigliosità etc etc), ma anche per esperienza personale.
Infatti la prima volta che visitai il Giappone fu il lontano 2002 (dopo i mondiali di calcio cmq). Avevo intenzione di rimanere 3 mesi e quindi mi organizzai per bene (posto per dormire, lavoretto part time in un ristorante italiano, contatto italiano da utilizzare come garante in quanto all’epoca non avevo ancora “veri” amici giapponesi) anche perché avevo già sentito parlare di come potesse essere ‘severa’ l’ispezione dell’ ufficio immigrazione all’aeroporto. L’allora mio prof. di giapponese mi raccontò come 2 ragazzi italiani (che lui conosceva personalmente, non io) arrivati all’aeroporto ebbero la brillante idea di farsi scappare l’intenzione di lavorare part time, con visto turistico: chiaramente furono rispediti a casa!!! Quindi mi diede una serie di consigli su come affrontare l’eventuale ‘interrogatorio’ (eventuale poiché non è detto che ci sia…dipende dall’ispettore che si ha davanti in quel momento), consigli che sono in pratica identici a quelli di Unica nel blog “Rientrare per amore in Giappone dalla Corea - Unica's Japanese page - ovvero nel caso in cui si entra con visto turistico: avere un biglietto di ritorno; un garante sul posto (meglio se giapponese ma cmq una persona che vive in Giappone) soprattutto se state per periodi più o meno lunghi nei tre mesi; essere presentabili e puliti; rispondere subito alle domande, magari con un piccolo sorriso alla giapponese (io lo so fare! Se non ne siete capaci è meglio non sorridere, potreste finire per offendere l’interlocutore e in quelle circostanze è meglio di no!!!). Sia ben inteso non è che sempre vi facciano domande! Infatti una volta scesi dall’aereo ci si mette in fila per i controlli dei visti: al momento in cui si consegna il passaporto se l’ispettore non si insospettisce vi potrebbe anche far passare subito (a me su 5 volte 2 sono andate lisce!) senza alcuna domanda; altrimenti vi indica uno spazio laterale (di solito con poltrone e divani!) dove vi potete accomodare. Poi lì arriva un ispettore più “qualificato” che inizierà ad esaminare il vostro caso: la mia prima volta fu abbastanza fastidiosa.
Non parlavo bene il giapponese, ero stanco del mio primo viaggio intercontinentale (tra l’altro con la JAL! Quella si che è una compagnia aerea ma l’ho capito con l’esperienza!) e soprattutto ero l’unico occidentale in mezzo ad un gruppetto di cinesi travestiti da mafia giapponese: “questi si che devono essere interrogati, non io” pensai. Le domande furono le “classicissime”: “perché sei qui?; quanto tempo conti di starci ? (“ma non vedi il biglietto di ritorno!??!”pensai.); hai soldi con te che ti permettano di mantenerti?; dove vai a dormire?”. Immaginando cmq una situazione del genere (in realtà sarei andato in una casetta che mi aveva preso il ristorante dove avrei lavorato, ma ovviamente non potevo menzionare tutto ciò!!!) avevo già deciso di indirizzare la faccenda verso il mio garante italiano (chiaramente informato prima del viaggio): “andrò a dormire a casa sua, mangerò da lui” etc etc. Tutto sembra andare liscio fino al momento in cui l’ispettore decide di verificare l’esistenza di tale garante! Io gli do il nome e si allontana. Ritorna e mi dice che non esiste nessun italiano registrato con quel nome! Io insito ovviamente e lui ritorna nel piccolo ufficio impiegando circa una ventina di minuti per provare ancora (forse contattando i superiori per decidere come comportarsi). Ritorna da me ma nulla da fare. Gli do il numero di cellulare giapponese ma è irraggiungibile (era ovvio! Mi stava aspettando nell’aeroporto e non vedendomi uscire subito anche lui era in alcuni uffici per capire se ero atterrato sano e salvo!). Alla fine dopo essere stato in attesa 1 oretta e sotto interrogatorio una 40ina di minuti ho l’intuizione magica: il genio dell’ispettore aveva trascritto male in katakana (l’alfabeto giapponese che serve per tradurre i termini internazionali come i nomi di persone) il nome del mio amico italiano che io gli avevo dato in romaji! Chiaramente inserendo in maniera errata il nome in katakana nei terminali stà persona non veniva fuori! Anche se non parlavo bene il giapponese ero ferrato nel katakana! Accorgendomi dell’errore glielo feci notare con un “tabun namae ga chigau desu” (forse il nome è sbagliato).
Ecco il mio primo incontro con l’immigrazione in Giappone.
Almeno alla fine mi ha chiesto scusa per l’attesa inutile.
6-I DIECI COMANDAMENTI DELL’IMMIGRATION
Il primo contatto di Mchan con l’Ufficio Immigrazione della propria città avviene nel periodo natalizio (non ricordo il giorno preciso, scusatemi!!), quando tramite telefonata chiede quali fossero tutti i passaggi necessari, dopo il matrimonio ovviamente, affinché io potessi ricevere il visto derivante dallo stato di coniuge. L’ immigration fornisce a Mchan una lista piuttosto dettagliata di cose indispensabili da fare, sostenendo che, nel caso in cui “non si fossero verificati problemi”, dal momento della richiesta ufficiale al momento del rilascio del visto sarebbero potuti trascorrere un paio di mesi (fortunatamente è passato molto meno tempo!): comunque pensando ai 2 mesi…la cosa non mi spaventava affatto! Ho sentito di persone alle quali il visto è stato concesso addirittura anche dopo 6 mesi! In più la mia maggior preoccupazione, con il Natale che si avvicinava, era ‘quando’ sarebbero arrivati i documenti utili per poterci sposare (il certificato di avvenute pubblicazioni, vedi cap 4) e non la fase successiva di cui si stava già occupando Mchan!
Cmq la mia premurosa ragazza mi manda una mail dove mi elenca 10 punti da seguire alla lettera per evitare rogne che avrebbero potuto allungare il tempo ipotizzato dal funzionario del ufficio immigrazione, ovvero un paio di mesi, punti che fanno riferimento a documenti da esibire o cmq cose da fare.
A parte la fotocopia del mio passaporto, un paio di foto tessera (inseriti nella busta con il certificato di avvenute pubblicazioni) i 10 punti sono:
1-Presentare l’apposito modulo di richiesta del certificato di eleggibilità, in breve il permesso di per poter risiedere in Giappone, quello necessario per ritirare il visto all’Ambasciata giapponese di Roma (il modulo lo dà la stessa immigration e va compilato dal richiedente). In giapponese zairyū shikaku nintei shōmeisho kōfu shinseisho.
Post matrimonio
2-Presentare una copia del registro di famiglia (la nuova famiglia che si è creata! Ovvero con il matrimonio la sposa giapponese crea un nuovo registro di famiglia e lo sposo italiano entra nel suo registro). In giapponese koseki tōhon. È il documento che prova dinanzi all’Immigrazione che il matrimonio è avvenuto! L’ufficio ‘kanrikyoku’ non richiede infatti il certificato di matrimonio! Post matrimonio
3-Presentare una sorta di 7e40 giapponese; una dichiarazione da parte del coniuge giapponese circa le tasse che deve pagare alla prefettura dove risiede (es. se fosse Yokohama la città, la prefettura è quella di Kanagawa): il kazei shōmeisho. Reperibile anche prima del matrimonio
4-Esibire un certificato che attesti il fatto che la sposa giapponese (o lo sposo se il coniuge straniero è donna!!!) ha un impiego e percepisce uno stipendio in Giappone; documento da richiedere alla ditta per la quale si lavora. Parlo del zaishoku shōmeisho. Reperibile anche prima del matrimonio
5-Presentare il certificato di residenza del coniuge giapponese con i dati completi di tutti i componenti della famiglia (jūminhyō). Reperibile anche prima del matrimonio
6-Un certificato che indichi quello che sarà il garante del coniuge straniero durante la permanenza in Giappone in relazione a qualsiasi questione, come ad esempio l’eventuale richiesta di un prestito alle banche: se io scappo dopo un prestito ottenuto senza restituirlo, il garante dovrà pagare per me. In pratica una dichiarazione di responsabilità.(Il nome del documento in giapponese è ‘mimoto hoshōsho’). Nel mio caso il garante è stata chiaramente mia moglie, Mchan! Post matrimonio
7-Tale punto è quello più interessante senza dubbio: bisogna che il coniuge giapponese (si può fare anche in due se si è fisicamente vicini) compili 8 pagine di domande (un modulo che consegna l’Immigration) su tutto quello che riguarda la “storia d’amore” degli sposi, dal momento in cui ci si conosce fino al matrimonio (shitsumonsho). Post matrimonio (il modulo andrebbe richiesto dopo il matrimonio ma essendo a conoscenza di ciò potete iniziare a buttare giù due righe riorganizzando le idee; dove vi siete conosciuti, da quanto tempo state insieme etc etc)
8-Insieme a tutti gli altri documenti servono 2,3 foto che testimoniano il fatto che la storia d’amore è vera e che non si tratta di un matrimonio combinato! Mah…Pare che non posso fermare una tipa in mezzo alla strada e chiederle di farsi delle foto con me! Hahaha! A parte gli scherzi, noi abbiamo consegnato una decina di foto tra cui quella dove si poteva vedere la presenza dei suoi genitori insieme a me, e quella dove c’erano i miei insieme a Mchan! Insomma variate il tema per non insospettire il ‘Nyūkoku kanrikyoku’!
9-Inoltre va consegnata una busta da lettere più i francobolli necessari per una spedizione nazionale in quanto prima o poi vi dovranno spedire il permesso per risiedere, o no? Ma chiaramente sarete voi (nel mio caso ha pagato Mchan!!) a pagare la spedizione! Persino la busta!
10-Ultimo punto. Il più noioso, il più lungo da soddisfare, il più difficile da capire. Parlo del certificato di matrimonio rilasciato dal Comune italiano (Italian Kekkon Shōmeisho). Si, avete letto bene: Comune italiano.
Ovvero l’Immigration oltre al ‘koseki tōhon’ (vedi punto 2) avuto grazie al certificato di nozze giapponese, vuole pure quello che affermi il riconoscimento del matrimonio da parte dello Stato italiano.
Che vuol dire? Bisogna sposarsi anche in Italia?
Allora chiarisco subito: la risposta è NO!!! Assolutamente NO! All’Immigrazione potrete anche incappare nel genio che vi dice il contrario! Non è così!
Nel capitolo 8 vi parlerò di come si può affrontare e risolvere tale decimo punto, ma ora passiamo al matrimonio che si deve ancora tenere…
7-EVVIVA GLI SPOSI !!!
Anche se le varie lettere, pacchi, regali etc etc che io e Mchan ci siamo spediti in continuazione (quando non eravamo fisicamente insieme), durante il periodo di fidanzamento, non hanno mai subito ritardi notevoli (per un pacco spedito con posta ordinaria da i 6 ai 10 giorni), nel caso della spedizione del certificato delle pubblicazioni di matrimonio (spedito con raccomandata, ripeto il 20 dicembre) i tempi si sono allungati a causa delle festività natalizie (italiane) e di fine anno (giappo).
Le feste natalizie trascorrono in maniera piuttosto nervosa (oggi pensandoci su, nemmeno più di tanto…). La preoccupazione circa le sorti dell’importante documento; il non sapere se il Consolato italiano in qualche modo poteva contestare o meno l’utilizzo del solo passaporto di Mchan per fare le pubblicazioni in Italia (vedi cap 2); il recente contatto con l’Immigration che aveva richiesto numerosi documenti, soprattutto il certificato di matrimonio del Comune italiano: tutto ciò contribuiva a generare uno stato d’animo di incertezza perenne circa le sorti e i tempi di rilascio del tanto desiderato certificato di eleggibilità necessario per poi prendere il visto!
Appena finite le feste tutto va per il meglio.
Il 9 gennaio Mchan riceve la busta contenente il certificato di avvenute pubblicazioni; il giorno dopo la gira al Consolato di Ōsaka e il 16 gennaio il Consolato invia a Mchan la busta contenente il certificato di capacità a contrarre il matrimonio presso il Comune locale (o come lo chiama Unica il nulla osta dell’Ambasciata -o Consolato-). Quando arriva in mattinata a casa di Mchan il plico, lei era a lavoro…io ero nel mio lettuccio in Italia!! I genitori di Mchan, sapendo dell’importanza “vitale” del plico lo portano immediatamente alla ditta dove lavora la figliola! Intanto Mchan (giapponese si, ma fidanzata con un italiano! Eheheh) aveva già informato la ditta della situazione e chiesto un eventuale permesso di un paio di ore qualora in quei giorni fosse arrivato un plico dal Consolato italiano, proprio per correre al Comune e sposarsi!!! Incredibile, vero? Comportamento molto poco giapponese credo…
Infatti, quel 16 gennaio mattina, arrivato il plico in azienda, Mchan avverte i superiori della cosa e ottiene il permesso di recarsi al Comune (tra l’altro le viene concesso di non dover più tornare a lavoro per le ore pomeridiane) dove tra le 14 e le 15 (le 6 del mattino in Italia) ci sposa! Io ignaro di tutto ciò dormivo. Alle 8 italiane precise squilla il telefono di casa: una voce fa “kekkon omedetō gozaimasu”! Era Mchan che mi annunciava le nozze avvenute. Per la legge giapponese ci eravamo sposati!
Circa il mio matrimonio vanno fatte alcune precisazioni importanti. Innanzitutto io posso essere molto preciso per quello che riguarda i passaggi fondamentali di ciò che vi sto raccontando, ma mi potrebbe sfuggire qualche documento giapponese utilizzato da Mchan necessario affinché un cittadino giapponese si possa sposare (a prescindere dalla nazionalità dell’altro coniuge!).
In secondo luogo, se avete letto il blog di Unica del 122006 “sposarsi in Giappone” avrete letto della “alien registration card”. Io non l’ho fatta prima del matrimonio. Infatti il comune giapponese per sapere chi fossi e se mi potevo sposare mi ha richiesto solo i certificati di residenza, cittadinanza, famiglia e stato civile (tradotti da me e Mchan con l’ausilio dei modelli in Italiano e Giapponese presenti al Comune della sua città. Ve ne ho parlato prima). Ho l’obbligo di farla però nei 3 mesi successivi all’ ingresso in Giappone con il visto da coniuge, dato che ho intenzione di risiedere in Giappone.
Inoltre (visto che ormai avrete aperto il blog di Unica…) notate come anche lui parla di traduzioni necessarie (vedi il cap 2 circa i documenti da tradurre in italiano), mentre consiglia di fare una fotocopia del passaporto del coniuge giapponese anche ‘se in teoria non serve’: nel cap 2 di questo post invece vi ho raccontato che nel mio caso (ripeto ogni situazione può avere contorni differenti ma in effetti devo ammettere che quello che scrive Unica corrisponde alla situazione tipica) il documento necessario per le pubblicazioni in Italia è stato SOLO il passaporto di Mchan!
Poi, ultima precisazione, non c’è stato bisogno di alcuna delega né mia (per sposarmi in Giappone nonostante fossi fisicamente in Italia…a dormire), né di Mchan (per fare le pubblicazioni in Italia nonostante io fossi da solo al Comune italiano per firmare le pubblicazioni).
8-IL MISTERO DELL “ITALIAN KEKKON SHŌMEISHO”
Come vi dicevo nel capitolo 6, il primo contatto di Mchan con l’Ufficio Immigrazione è stato telefonico: un funzionario elenca le cose da fare per ottenere il visto dopo il matrimonio.
È tutto molto chiaro e semplice tranne il punto 10: il certificato di matrimonio che rilascia il Comune italiano. Per avere informazioni più chiare, visto che all’Immigration non ne sanno assolutamente nulla, contatto immediatamente il Consolato di Ōsaka (lo contatto prima del matrimonio) dove riescono a chiarirmi le idee. Infatti dopo il matrimonio è interesse della nuova coppia inviare tutta una serie di documenti al Consolato affinché quest’ultimo richieda la trascrizione del matrimonio, valido per la legge giapponese, al Comune italiano (che dopo le pubblicazioni non sa se il matrimonio è avvenuto o meno): ciò renderebbe il matrimonio valido in entrambi i paesi!
Ma l’Immigration che documento vuole? Al Consolato (tramite mail perché io stavo ancora in Italia) mi dicono che servirebbe un certificato del Comune italiano (una volta avvenuta la trascrizione) che prende nota delle avvenute nozze in Giappone. In realtà mi sottolineano anche che la prassi ha dimostrato come l’Ufficio Immigrazione giapponese (ai fini di rilasciare il certificato di eleggibilità) si accontenti della copia della nota di invio al Comune italiano della richiesta di trascrizione del matrimonio che fa il Consolato (o l’Ambasciata) come servizio per un cittadino italiano.
I documenti necessari da spedire al Consolato per tale passaggio sono:
1-Il certificato di matrimonio giapponese munito di apostille del Gaimushō
2-Il ‘koseki tōhon’ (registro di famiglia) munito di apostille del Gaimushō
3-La richiesta di trascrizione del cittadino italiano, scaricabile dal sito del Consolato (firmata da me e spedita subito a Mchan, cmq prima del matrimonio per non perdere tempo. Chiaramente ho lasciato in bianco solo lo spazio riferito alla data del matrimonio che ha poi aggiunto Mchan)
4-Le copie del certificato di matrimonio e del registro di famiglia con le trascrizioni in furigana e romaji dei nomi delle persone e delle località.
Come tempi dovremmo essere intorno alle 2 settimane (i documenti giapponesi vanno resi in italiano; tutto gratis ovviamente!) ma in realtà nel mio caso è stato diverso come capirete tra un attimo. Comunque era stato svelato il mistero del certificato di matrimonio italiano: cioè quello che realmente voleva l’Immigration era un qualcosa che garantisse il fatto che anche lo Stato italiano (nella veste del Comune dove ho fatto le pubblicazioni) fosse a conoscenza e quindi accettasse il mio matrimonio!
Se il 16 gennaio, giorno delle nozze, Mchan riceve subito il certificato di matrimonio, rimane con gli impiegati comunali, che il 18 avrebbe potuto ritirare il nuovo registro di famiglia (koseki tōhon) ora indispensabile non solo per l’Immigration ma anche per il Consolato (per la trascrizione presso il Comune italiano del matrimonio). Come da programma il 18 (nuovo permesso di lavoro, e non sarà l’ultimo) Mchan ottiene il nuovo registro di famiglia ed insieme al ‘kekkon shōmeisho’ li spedisce entrambi al Gaimushō per l’apostille. Il 23 gennaio i documenti ritornano apostillati, e dopo aver inserito furigana e romaji dove richiesto, il 24 mattina tutto viene spedito al Consolato.
Ora si tratta di aspettare che avvenga la trascrizione presso il Comune italiano.
9-CONSEGNA ALL’AEROPORTO
Una volta spediti i documenti al Consolato iniziano i soliti dubbi riguardanti il tempo necessario per tale nuovo passaggio. Essendo, secondo noi, un po’ lunghe 2 settimane si decide di provare la carta dell’incontro diretto con l’Immigration!
Il 30 gennaio Mchan ottiene un nuovo permesso di un paio di ore (ancora convertito dalla ditta in un permesso fino alla fine della giornata!!) e si reca in aeroporto, tra l’altro molto vicino sia a casa sua, sia alla ditta dove lavora. A questo punto non so cosa sia successo: sarà stata fortuna, sarà che l’addetto con cui Mchan parla era realmente ferrato in materia, sarà stata la cortesia e l’educazione con cui Mchan ha esposto il problema…non saprei, ma il 30 gennaio ci viene detto che per l’ italian kekkon shōmeisho l’Immigration può attendere! Cioè ‘probabilmente’ (parole dell’addetto) ci avrebbero potuto concedere il certificato di eleggibilità anche senza la conferma da parte del Comune italiano di essere a conoscenza del matrimonio. Quindi, il simpatico funzionario, ci dice di consegnare subito tutti i certificati (li trovate nel capitolo 6) anche senza l’italian kekkon shōmeisho!
Potete immaginare che grande notizia! Oggi posso dirvi che è stata una notizia GIGANTE visto che la trascrizione presso il Comune italiano (ad inizio marzo) deve ancora avvenire!!! Viva la lentezza italiana!!!
In ogni modo Mchan era andata solo a chiedere informazioni e non aveva i documenti con se! Per prima cosa chiama l’azienda dove lavora e.. indovinate!?! Si, chiede un nuovo permesso per il giorno successivo! Lo ottiene e prende appuntamento con l’Immigration per il pomeriggio del 31 gennaio.
Il 31 gennaio avviene la consegna dei preziosi documenti. Questa volta c’è una funzionaria che udite udite si congratula con Mchan per il ‘lavoro svolto’. Io e Mchan commentando quest’episodio pensiamo che l’Immigrazione si trova ogni giorno dover combattere con ‘personaggi particolari’ che vogliono il visto, e magari con presentazioni di documentazioni inesatte e non sufficienti.
Quelli dell’Immigration… da carnefici a vittime!!!
In ogni modo la nostra parte l’avevamo fatta! Ora bisognava attendere il responso definitivo dell’Immigration che avrebbe ‘subito esaminato la nostra richiesta’ come la funzionaria dice congedandosi da Mchan.
Giusto per chiarire: Mchan non è stata licenziata dalla sua ditta nonostante i vari permessi!
10-ISSHŪKAN DAKE (SOLO UNA SETTIMANA)
Mentre aspettiamo fiduciosi notizie, il 6 febbraio un funzionario dell’Immigrazione chiama a casa di Mchan: una sorta di blitz! Infatti essendo Mchan a lavoro, a rispondere è il padre che subisce un vero e proprio interrogatorio riguardo me e il matrimonio. Tra le domande come non ricordare “è a conoscenza del matrimonio tra sua figlia e un cittadino italiano?”, “questo italiano è una brava persona?”, “sa parlare giapponese?” (grande risposta a questa domanda:“parla meglio di me”, che mito!) etc. etc.
Il padre di Mchan, chiamiamolo Nsan, deve aver chiarito gli eventuali dubbi all’Ufficio per l’Immigrazione, infatti la telefonata termina con la notiziona che l’indomani sarebbe stato spedito il certificato di eleggibilità, lo zairyū shikaku nintei shōmeisho!
Incredibile!! In solo una settimana tutto si era risolto!!!!
Io cmq l’ho saputo il giorno dopo in quanto il mitico Nsan si era dimenticato di riferire della telefonata a Mchan al ritorno dal lavoro, e lei stessa viene informata solo la mattina dopo!!!! Ma cmq eravamo super contenti come potete intuire.
In solo 2 giorni le grandi poste giapponesi (tra l’altro privatizzate da ottobre 2007) consegnano il plico con il certificato tanto atteso a casa di Mchan. Il 9 mattina con un tipo di spedizione rapida, più costosa ma il cui percorso può essere tracciato anche tramite il sito di Poste Italiane, il prezioso documento parte per l’Italia.
11-GRAZIE POSTE ITALIANE
Nonostante con la spedizione utilizzata da Mchan il certificato avrebbe dovuto impiegarci solo 5 giorni per giungere a destinazione, il fatto che, entrato in Italia, sarebbe stato preso in consegna da Poste Italiane mi lasciava un po’ col pensiero….
È vero, sarò un po’ prevenuto ma vista l’importanza del documento (assolutamente l’originale e non una fotocopia serviva per ottenere dall’Ambasciata il visto!) la preoccupazione era d’obbligo.
Se poi aggiungiamo il fatto che proprio in quei giorni una famosa trasmissione italiana, un TG particolare con lo scopo di mettere in risalto, a volte contribuendo a risolvere, alcuni problemi del nostro paese, mostra un servizio sulle Poste e su come tonnellate di corrispondenza mai consegnata venisse macerata, è intuibile come dal 10 febbraio io sia potuto diventare il maggior frequentatore del sito di Poste Italiane e di quello delle poste giapponesi per vedere i passi del mio plico! 笑
Finalmente il 15 febbraio, ad un mese dal matrimonio e a due dalle pubblicazioni di nozze le paure cessano e ho tra le mie mani (diciamolo pure senza alcun ritardo da parte di Poste Italiane!!!) l’attesissimo documento.
Come accennavo nell’introduzione vi do qualche informazione sul certificato di eleggibilità. Innanzitutto come si presenta: è un unico foglio di cartoncino 14cm x 21cm di color giallo chiaro con il contorno bianco. In alto, al centro c’è lo stemma del Ministero di Giustizia giapponese (Hōmushō) oltre alla scritta in giapponese “zairyū shikaku nintei shōmeisho”, ed in inglese “certificate of elegibility”. Poi, sotto, in ordine sono riportate le informazioni personali e la relazione con il Giappone, e a destra c’è la foto personale a colori. Infine, ancora più sotto, è precisato lo status di ‘coniuge o figlio di cittadino giapponese’, il nome dell’ufficio competente e la data del rilascio, e una serie di note esplicative, in giapponese ed inglese, tra cui la precisazione che il presente certificato di eleggibilità non è un ‘permesso di entrata’ che invece deve essere rilasciato dall’Ambasciata (o Consolati) giapponese all’estero.
Quindi come ultimo tassello mi rimaneva solo un viaggetto a Roma.
12-PASSEGGIANDO IN AMBASCIATA
Se avessi potuto sarei corso a Roma il giorno stesso o magari il giorno successivo alla consegna del permesso per risiedere in Giappone o certificato di eleggibilità ma non era possibile: il giorno seguente era sabato e l’Ambasciata, per il rilascio dei visti, è aperta dal lunedì al venerdì; mentre venerdì 15 era ormai troppo tardi. Infatti per ritirare il visto bisogna arrivare in Ambasciata entro le 11 di mattina per la consegna dei documenti e, se si viene da fuori Roma, il visto viene rilasciato entro le 16 dello stesso giorno.
A proposito le cose necessarie, oltre all’appena ottenuto ‘zairyū shikaku nintei shōmeisho’, sono il proprio passaporto, una foto formato tessera e inoltre bisogna portare con se tutte le informazioni necessarie per compilare un modulo riguardo alla permanenza in Giappone (dove si va, quanto tempo si ha intenzione di stare etc etc).
Lunedì 18 febbraio mi presento all’Ambasciata giapponese di Roma in mattinata. L’usciere italiano (una guardia giurata) mi apre la porta, aspetta che entro (dopo aver esibito un documento) e la chiude alle mie spalle in stile giapponese! Passo attraverso il metal detector e mi viene rilasciato un pass per muovermi liberamente all’interno dell’Ambasciata. In realtà una volta arrivato nel cortile (un giardino con diverse palazzine) l’ufficio per il rilascio dei visti si presentava subito verso destra ad una cinquantina di metri da me, ponendo fine alla mia speranza di poter passeggiare almeno un po’ nel giardino…magari facendo qualche foto (impossibile tra l’altro perché ho dovuto lasciare la macchina fotografica insieme ad altri oggetti metallici ed elettronici prima di entrare nel cortile). Busso alla porta dell’ufficio, entro e consegno i documenti all’addetto compilando il suddetto modulo; per le 15 e 30 del pomeriggio mi viene detto che posso ritornare a prendere il visto.
Mi devo accontentare di fare la mia passeggiata per la bella Roma.
Alle 15 e 30 ritorno a ritirare il visto: questo è un adesivo che viene applicato sul passaporto. Ha la durata di 1 anno, rinnovabile in Giappone, dal momento in cui si entra nel paese. Ha però una scadenza: ovvero si deve entrare in Giappone entro i successivi 3 mesi dalla data del rilascio in Ambasciata. Avendo io avuto il visto il 18 febbraio, lo devo sfruttare entro il 18 maggio.
13-CONCLUSIONI
Facendo due calcoli, dalla data della richiesta delle pubblicazioni di matrimonio (5 dicembre) a quella del rilascio del visto (18 febbraio), passando per il matrimonio (16 gennaio) sono trascorsi solo 2 mesi e una decina di giorni. Non ci sono stati problemi burocratici, né ritardi da parte dei vari enti ai quali io e Mchan ci siamo rivolti. In realtà si sono persi dei giorni ma a causa nostra, dei ritardi postali (come detto giustificabili, vedi cap 7) o per indicazioni non proprio esatte ricevute (vedi cap 4 in riferimento all’apostille, cap 8 e 9 in riferimento alla settimana di fine gennaio trascorsa pensando che fosse necessario l’italian kekkon shōmeisho).
Penso sia giusto a questo punto precisare un po’ di cose.
Innanzitutto qualcuno si sarà chiesto perché sono tornato in Italia a inizio dicembre e non ho effettuato i vari passaggi direttamente stando in Giappone. Va detto che l’ultima volta che andai in Giappone sono entrato con visto turistico (come tutte le altre volte!) che mi scadeva a metà dicembre! Conoscendo la suscettibilità dell’Immigration non avrei mai voluto creare dei “fastidi” con delle richieste assolutamente legali ma cmq non considerate positivamente (ad es. allungamento del visto turistico con un altro visto turistico; infatti 1 sola volta -forse 2- è possibile ottenere tale proroga). Per un giapponese stare 3 mesi senza lavorare (perché con il Kankō Visa NON si può lavorare; io, in passato, nei tre mesi con visto turistico ho lavorato ma è assolutamente illegale!) come turista non è proprio….credibile, diciamo così. Doverlo fare poi per 2 volte di seguito, cmq, avrebbe potuto far insospettire i funzionari del ‘Nyūkoku kanrikyoku’ e il tutto avrebbe, perché no, rallentato i tempi per la concessione del visto.
Quindi farlo dall’Italia, magari come nel mio caso, puntando anche al “cuore” dei “temibili” funzionari giapponesi (che sono cmq esseri umani!!!) ammettendo onestamente di voler avere il visto al più presto per poter vivere con il proprio coniuge al fianco (Mchan ha espresso più o meno questo concetto all’Immigration) è decisamente preferibile. Se invece avete un visto differente da quello turistico il discorso cambia di sicuro, ma non essendo il mio caso mi fermo qui.
Seconda precisazione: io mi sono sposato solo in Giappone. Attraverso la richiesta di trascrizione del matrimonio presso il Comune italiano (come dicevo, ancora non avvenuta ad inizio marzo!!!), lo Stato italiano riconosce il matrimonio. Per chi si sposa in Italia chiaramente la procedura ha delle differenze quindi non posso dirvi nulla di più.
Terza ed ultima precisazione. Mi potrebbe essere sfuggita qualcosina, eventualmente l’aggiungerò in un secondo momento.
Il primo marzo sono entrato finalmente in Giappone: esibendo il mio passaporto munito di visto ho per la prima volta evitato domande assurde (se non quella: “sua moglie è giapponese?”! Dico, non vedi che c’è scritto!!??!!), e udite udite anche l’ implacabile ispezione dei bagagli che di solito uno straniero non può evitare!! Sarà stata solo una coincidenza?….mah
Ciaooooo
Sona
Postato Giovedi 13 Marzo 2008 - 16:33
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