Blog sulla lingua giapponese ed il Giappone e peggio ancora
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Il piacere di sbagliare treno 2
Proseguono le disavventure andando a Kyoto
Seconda parte
Pubblicato il 12/10/2005
Segue dalla prima parte, clicca qui per leggere
La fase 2, a spasso per Kyoto. Abbastanza semplice se siete giapponesi, io in genere non lo sono.
Da qui in poi è tutto facile, i miei amici conoscono Kyoto e mi guiderano. O no? In parte: la città è grande, con una sua rete di stazioni, non è banalissimo muoversi. Sappiamo bene dove vogliamo andare, ma occorre fare attenzione ai percorsi ferroviari e dei bus. Gli articolati trasporti di Kyoto non vanno presi sottogamba. Kyoto presenta una struttura urbana molto estesa, disposta a griglia, con l"antico palazzo imperiale al centro e una numerosissima costellazione di templi, sia piccoli che molto estesi. Molti sono famosissimi e gran parte delle cartoline con bucoliche vedute di templi e parchi, sono riprese da queste parti.
La Kyoto moderna presenta una accozzaglia di vecchio e nuovo, a differenza di Osaka dove si può essenzialmente trovare una architettura moderna. Kyoto era l"antica capitale del Giappone, i giapponesi la paragonano a Firenze, per importanza culturale, ma io non sono convinto che questo paragone possa aiutare a capire cosa sia Kyoto avendo visto Firenze e viceversa. Sotto il profilo meramente visivo, la città differisce moltissimo da qualsiasi città Italiana. Di certo però è un luogo storicamente molto importante e non a caso c"è molto turismo, capita di sentire parlare inglese per strada, cosa alquanto rara a Osaka. Kyoto è anche un importante centro scolastico ed universitario. Gli edifici più antichi del Giappone sono qui. La mia stazione di arrivo a Kyoto è la stazione centrale JR station, che solo più tardi mi accorgo essere spaventosamente grande. Oltre ad una ammirevole e futuristica volta metallica nell"atrio, sono di fronte anche questa volta a un labirinto di corridoi e negozi, con una notevole estensione.
Essendo città storica, il governo non ha permesso che a Kyoto si costruissero grattacieli eccessivamente alti, eccezion fatta per una torre panoramica. Con mia sorpresa quindi scopro che l"immancabile centro commerciale incorporato nella stazione, non si sviluppa in altezza, ma "di fianco": è esteso, e composto dal numerosi piani che si adagiano l"uno all"altro a terrazza, come sul fianco di una collina. Il risultato architettonico è che posso ammirare 10 piani di scale mobili scendere a cascata davanti a me.
La nostra prima tappa è un mercato dell"antiquariato all"interno del cortile di un tempio molto antico. Gli edifici storici in Giappone, quelli sopravvissuti, sono tutti in legno. Sono molto belli ed imponenti e richiedono costante manutenzione. Sono di frequente abitati da monaci che nei secoli li mantengono in buono stato. Sono quindi dei luoghi in cui tradizionalmente c"è molta attività, per cui non deve stupire che si svolga un mercato presso un tempio. Ovviamente alcune parti del tempio sono dedicare esclusivamente a funzioni religiose, mentre altre sono ambienti comuni, coperti o scoperti, che assolvono a varie funzioni a seconda delle esigenze. Purtroppo la giornata è terribilmente piovosa, siamo costretti a fare solo un rapido giro e a rifugiarci nella vicina stazione della metropolitana per tornare in centro. Il pomeriggio il clima migliora un po" e siamo in grado di girare per la città senza troppo disagio. Nella zona dello shopping del centro scopriamo tanti templi, piccoli e grandi, verdi, lussureggianti e ben illuminati, oppure tetri e sinistri.
Dopo molto girare per i negozi del centro, ci fermiamo in un caffè molto ma molto cupo, con luci flebili e una accogliente atmosfera tutta in legno, dove mi gusto un ottimo gelato.
I gelati qui in Giappone sono buonissimi, e a dire il vero tutti i dolci sono ottimi, ma la scelta dei gusti è in genere assai limitata: cioccolato, noce, azuki (fagiolo dolce giapponese), mandarino, crema, te verde, banana, pesca. Ovviamente esistono gelaterie con molti più gusti, ma non sono affatto diffuse. I gelati sono venduti a pallina, in cono o in coppetta ed in genere sono un po" cari. Ci sono però anche gelati meno costosi, al gusto di polvere, intonaco, ruggine e sabbia. Infine ci sono quelli confezionati, tra cui l"immancabile doppio biscotto con dentro il gelato e cornetti vari. Il locale che io chiamo caffè non si può propriamente definire un bar come lo intendiamo noi. Per descriverlo adeguatamente bisogna immaginare un luogo arredato come un pub irlandese, tutto in legno e con tanti merletti alle finestre, ma silenziosissimo, con uno stringato menù di gelati, budini e tè.
I caffè giapponesi sono invece molto più spesso simili ai fast food, con una fila di casse su cui capeggia un menù che presenta una certa varietà di cose chiamate caffè. A volte parte del menù è in italiano, ad esempio i nomi dei prodotti e le dimensioni dei bicchieri, puoi avere un "Cappuccino espresso" "small", "tall" o "grande". Il caffè è venduto in bicchieroni come le coca-cole ai fast food, non esiste il caffè in tazzina. L"italiano come lingua compare spesso nei nomi dei negozi o sulle riviste. Una volta ordinato, nel tuo vassoietto di plastica vengono poste caffè e bibite di varia natura. Io in simili posti ordino sempre un Frappuccino, proprio con la effe iniziale, un nome che trovo ridicolissimo e che riserva una gradita sorpresa. Si tratta di un ottimo frappé al gusto caffè. Molto meglio del caffè acquoso che risponde al beffardo nome di "espresso". Però la qualità dell"aroma, a parte l"eccessiva acqua, è sempre ottima in tutti i prodotti al caffè. Spesso per altro la qualità dei prodotti alimentari giapponesi, mi è sempre parsa generalmente ottima.
Pausa successiva in un negozio molto molto antico, dove vendono un tè particolare apprezzato in Giappone. Il negozio è estremamente spoglio, ma non squallido, in legno chiaro usurato dal tempo, mi ricorda molto i numerosi templi i Kyoto stessa, non pare affatto diverso, ha quell"aria vissuta ma la contempo volutamente un po" antica, con l"illuminazione elettrica ben mascherata in eleganti lampadari di carta. Il tè è presentato in maniera molto agreste, in soffici bustine confezionate in maneira apparentemente rustica, ma in realtà assai raffinate. Sono adagiate su delle ceste di paglia intrecciata, appoggiati su vecchi barili in legno. In un angolo ci sono dei cuscini ed un tavolino. Si può prendere il tè qui, chiedo. "No" mi rispondono "ma siccome molti vengono qui a prendere prodotti da regalare, mentre attendono il pacchetto possono sedersi e il negozio offre loro del tè". Si tratta di una cortesia praticata in molti negozi di tè e non solo, anche modernissimi. Il cliente è molto riverito da queste parti. Per la cena a Kyoto cosa c"è di più tipico a Kyoto, la città delle tradizioni antiche per eccellenza di un bel ristorante italiano? Ovviamente ho avuto modo di mangiare in Giappone anche tanto cibo giapponese in locali tipici. Ma riserverò una sezione a parte al cibo locale, perché richiede diverse spiegazioni.
Comunque a Kyoto finiamo al settimo piano di un centro commerciale in un angusto ma confortevole ristorante di cucina italiana. Specifico di cucina italiana e non italiano, perché era palesemente gestito da giapponesi ed adeguato ai gusti giapponesi. Tentato dalla pizza, vengo rapidamente dissuaso alla vista di quelle che vedo nei piatti altrui, sottili come delle specie di piadine biancastre, con un velo di sugo al centro, bolle pallide enormi sui bordi; un aspetto più invitate l"avrebbe con una vecchia pantofola sopra. Ovviamente non è vero che sia sempre così. In alcuni posti i giapponesi stessi fanno delle ottime pizze. Ma non dappertutto. Con la pasta invece se la cavano sempre bene.
La fase 3, il ritorno
Si avvicina l"ora del ritorno e si prospetta la difficoltà sera: non perdere gli ultimi treni della metropolitana. Accompagno gli amici fino alla loro destinazione, raggiungiamo assieme una seconda stazione loro città ("solo" 20 minuti a piedi sotto la pioggia per attraversare il centro) e poi finalmente mi trovo sul marciapiede ad aspettare il treno. È quello giusto? Si pare di si. E proprio quello giusto? Ma si ma si, ho appena controllato. Ok ma non si sa mai, ricontrolliamo... vediamo bene l"ideogramma: una barretta, due pipette, un pettine... Toh! Il cartellone elettronico segna 5 minuti di ritardo. Caspita che sorpresa, è il primo ritardo che vedo. Pazienza sono ancora in tempo per il metro. 10 Minuti! Ma quando è aumentato? Pazienza, sono solo.. 15!? 20!! Adesso 25!!! La gente si guarda smarrita chiedendosi cosa mai sia successo. Godzilla sta devastando qualche kilometro quadrato di megalopoli? È atterrata una astronave aliena piena di conigli spaziali? Un tappeto di millepiedi ha fatto nuovamente slittare i treni come a Kobe (è vero lo giuro! E' successo nell'ottobre 2003 nella prefettura di Hyogo)? Non resta che aspettare. Il giorno dopo racconterò agli amici del treno in ritardo. "Impossibile" mi diranno. Eppure... "Ok, ti crediamo" mi concederanno "Ma molto raro". Già più realistico.

Per fortuna non devo aspettare oltre i 25 minuti, ma questo mi pone dei problemi non da poco. Arrivo alla più grande stazione dei treni di Osaka, un edificio enorme che si sviluppa per venti piani in altezza e due in profondità, con una rete di gallerie sotterrane che percorrono il sottosuolo con immensi tentacoli di un polipo. Arrivo ed è il panico. Non trovo l"uscita! E se anche la trovo, sarà quella giusta? Sbagliare l"uscita può voler dire dover attraversare la stazione, interamente, perdendo tempo preziosissimo. Se perdo il treno devo andare a dormire in un Capsule Hotel, i celebri alberghi con i posti letto/bara impilati a cassetti come gli scomparti di un obitorio. La descrizione non sarà allegra ma sono confortevoli, sono nati proprio per accogliere chi perde gli ultimi treni.
Ma per questa volta l"elettrizzante piacere di dormire in un cassetto è rimandato. Per fortuna trovo l"uscita e anche le indicazioni per la mia stazione del metro (ce ne sono tre qui sotto). È l"ultimo momento adrenalinico della serata: quando si scendono le scale, per avvicinarsi ai binari di una stazione del metro, si sente SEMPRE un treno che sta per partire. Potrebbe anche essere il treno che va nella opposta direzione ma potrebbe essere il mio. In ogni caso lo spettacolo è sempre il medesimo: scendo le scale a due alla volta (le farei a tre ma c"è sempre qualcuno davanti che sembra pagato per occupare spazio) verifico in un microsecondo se il treno in partenza è quello corretto e mi fiondo nel vagone più vicino. Vittoria! Un momento, questo treno termina la corsa forse prima della mia fermata? Talvolta succede, non tutte le linee sono percorse per intero da tutti i treni. Avere una piantina e conoscere le lingue non basta alle volte, ci sono sempre le eccezioni da scoprire sulla propria pelle. L"altoparlante nel treno alla fermata successiva mi rassicura. Il treno mi porterà fino alla mia stazione, e se volessi anche oltre, fino ai margini estremi della Osaka sud a me nota.
Questa avventura è finita e io sono stato bravissimo e fortunato. In fondo non è difficile, basta essere dei buoni osservatori, ricordare qualche ideogramma e cercare di non perdere l"orientamento. Mi sento pronto ad affrontare con spavalderia ogni successiva tratta ferroviaria. Che sarà mai? Le ultime parole famose: due giorni dopo, di nuovo in viaggio in treno, scoprirò, osservando scorrere stazioni mai viste prima, di aver sbagliato clamorosamente destinazione, dando vita ad una nuova piccola avventura nel tentare di tornare indietro.
Postato Mercoledi 20 Settembre 2006 - 17:08
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