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Un
posto di lavoro è come una delle isole Galapagos
studiate da Darwin, una varietà inaspettata
di specie convive in un ambiente chiuso.
Dove ho già usato questa espressione? Ma
certo! Quando ho scritto I
mei compagni di classe giapponesi.
Questa volta ho uno zoo umano tutto nuovo da descrivervi
per cui mettetevi comodi sulla vostra poltrona-da-internet
armati di bibite e arachidi (da lanciare alle belve)
e cominciamo.
Mi sono sempre chiesto dove vada a nascondersi
alle 8 del mattino l'esercito di giapponesi che
ogni giorno invade treni e metropolitane. Poiché
restano per strada solo vecchi, donne e giovinastri
fricchettoni perdigiorno, tutti quei palazzi che
vedo in città devono essere brulicanti vita
aziendale. Ora che ho trovato lavoro in una ditta
giapponese al 100% dagli scarafaggi al tetto, posso
dare un resoconto di come passa il tempo il giapponese
tipo in azienda. Non parlerò del mio lavoro,
che non ha nulla di speciale, come tanti altri si
svolge in ufficio e consiste nel fissare un monitor
abbastanza a lungo da essere stanco, ma non tanto
da diventare cieco, al fine di fare esattamente
la stessa cosa il giorno successivo.
Racconterò bensì che tipo di personaggi
il destino abbia messo a lavorare gomito a gomito
nelle tribolazioni quotidiane fatte di fax, pile
di carte e telefonate.
La Sede
 |
La
Sede
Simpatia: modesta
Professionalitą: non
applicabile
Follia: ne contiene parecchia
Impegno: non applicabile
Qualitą della vita: non
applicabile
Lingue straniere: non
applicabile
Salute: scarsa,
urge restauro
Aspettativa di vita: lungo
decennale declino
Segni particolari:
rifiniture antiche,
arredamento usurato. decadenza
generale
Frase tipica:
la struttura trema quando
passano
i camion, regalando un intenso brivido da
terremoto. |
Ovvero quando i luoghi sono protagonisti... la
sede della azienda dove lavoro è una palazzina
di tre piani, un po’ malconcia, soprattutto
un po’ trascurata e vecchio stile, sembra
di stare in un ufficio degli anni 50, con gli schedari
grigio muffa, sedie spaiate, divanetti assai logori
che hanno cambaito colore, cavi elettrici nascosti
alla buona sotto la moquette sollevata e mai più
sistemati, porte ingiallite, vecchi monitor sfarfallanti
e pezzi e reperti di vecchi lavori.
Ma l’anima del luogo è buona e si sente.
Innanzitutto la ditta è prospera e questo
già è moltissimo, poi le persone sono
alla mano e intelligenti. Tuttavia io lavoro al
piano di sopra, dove mi sembrano tutti un po’
più matti. Il terribile piano di sopra, meno
logoro e imbottito di diversa tecnologia moderna,
è gelido d'inverno e infernale d'estate a
causa del pessimo isolamento.
Ci sono tantissime finestre, molto grandi, con
infissi malandati, questo non aiuta la regolazione
della stanza, sembra di stare in una serra d'estate,
mentre gli spifferi di freddo fanno gelare d'inverno.
L'aria condizionata, sebbene consista in due giganteschi
apparecchi industriali, non riesce a tenere testa
al calore causato dalla irradiazione solare del
tetto, aiutato anche dalle finestre-serra. Ci cuciniamo
con temperature da svenimento. Al piano di sotto
invece, stanno belli freschi, grazie al nostro piano
che li isola, maledetti loro stanno freschi perché
io sudo.
Sia il piano di sotto che quello di sopra sono
molto ampi, e sono costituiti quasi essenzialmente
da una stanza unica, divisa in diverse aree da tavoli,
scaffali, mobili e consuetudini. Purtroppo in stanzoni
del genere se uno è al telefono, tutti devono
ascoltare, e siccome le telefonate non mancano mai,
il posto è certo vivace ma un po’ troppo
rumoroso. Questo anche è dovuto, oltre alla
presenza di personaggi chiassosi, come il Vecchio,
al fatto che una parte dello stanzone del piano
di sopra è dedicata ad area riunioni: c'è
uno salotto con tavolino dal piano in vetro e grossi
morbidi divani dove si affonda e secondo me non
si sta per niente comodi. Questo angolo viene usato
spesso per oceaniche chiaccherate di tre o cinque
ore che il presidente fa con amici, conoscenti,
invitati, personaggi misterosi che hanno zilioni
di ore da perdere. Il bagno è al piano di
sotto per cui ogni volta che occorre bisogna farsi
le scale e passare in mezzo ai colleghi del piano
di sotto che conoscono ormai alla perfezione gli
orari di toilette di tutti.
Il mio Collega Buono
 |
Il
mio Collega Buono
Simpatia: molto buona
Professionalitą: discreta
Follia: scarsa
Impegno: buono
Qualitą della vita: buona
Lingue straniere: scarso
Salute: buona
Aspettativa di vita: ragionevole
Segni particolari:
cicatrice tra i capelli
Frase tipica: "E
questo come si fa?" |
Il mio Collega Buono, sposato e con due figli,
era davvero una persona per bene. Gentile, riflessivo,
posato, amichevole, sempre disponibile. Al lavoro
si portava sempre una bottiglia da un litro e mezzo
di tè verde, e il pranzo nel cestino, che
consisteva solitamente in polpette di riso. Con
mia sorpresa, aveva una conoscenza scarsissima delle
zone circostanti alla città, era come un
libro scritto in inchiostro bianco in merito a luoghi
o negozi. Ne parlo al passato perché sfortunatamente
se n'è andato un mese dopo che ho cominciato
a lavorare io per aprire una attività in
proprio. Un vero peccato. In compenso è ormai
un anno che non manca di scrivermi via mail ogni
qualvolta ha bisogno di qualcosa. Certo usa mille
salamelecchi, e mi chiede sempre come sto, come
sta la mia famiglia, come stanno tutte le mie cellule
una ad una e sarebbe capace di chiamarle per nome.
Ma poi immancabilmente viene fuori la richiesta
di un favore.
Purtroppo infatti il difetto del mio ex collega
buono era una certa incompetenza nel suo mestiere.
Ma io che pure sono una persona disponibile, lo
aiuto sempre. Lui conosce solo il giapponese e in
inglese traballa come un tavolo con una gamba mozza
e una tarlata. Io non sono eccessivamente portato
a scrivere in giapponese, di conseguenza ogni sua
email è una sfida all'ultimo ideogramma per
scoprire cosa diavolo voglia questa volta.
Epurato il messaggio dai soliti convenevoli ossequiosi,
finalmente centro il punto del discorso e mi accanisco
a leggere finché non comprendo al meglio
la sua nuova richiesta.
La mia fatica è appena a metà, tocca
ovviamente risponergli in giapponese e farsi venire
il mal di testa a produrre almeno quattro scarne
righe che lo possano tirare d'impiccio. Fatto questo
ricopio i suoi omaggi sopra e sotto il messaggio,
cambiando nomi e circostanze la dove lui si rivolga
a me.
Di conseguenza temo che i messaggi che gli mando,
siano un po’ stridenti come qualità
letteraria. Ecco un esempio di come probabilmente
appaiono ai suoi occhi le mie risposte:
Parte presa dai suoi messaggi:
| "Caro collega
molto buono, come sta? La sua salute è
sempre florida? Con la famiglia va tutto bene?
Ha ancora quel dolore fastidioso al metacarpo?
Mi dispiace che non sono riuscito a scriverle
prima. Grazie molte della sua lettera. Sul lavoro
tutto bene? Ultimamente è stato molto
impegnato? Spero che lei abbia potuto vedere
i fuochi artificiali/i cigliegi in fiore/le
foglie rosse d'autunno/le illuminazioni natalizie
domenica (varia a seconda delle stagioni), erano
molto belli/e anche quest'anno." |
Da qui incomincia il testo nel mio rozzo giapponese
che probabilmente suona così:
"riguardo
al problema di stampa. Fai cosi, prendi il coso,
ma attento quello giusto.
Lo metti davanti dritto, bene davanti, un po’,
abbastanza. Se sembra poco, metti ancora.
Se non basta metti ancora un po’. Deve
essere bene. Non deve muovere. ATTENTO! Non
deve fare "crack" ma "click".
Metti piano. Quando hai finito, controlla. Stampa
una pagina.
Forse così va bene. Io uso sempre così
e va bene.
Fai anche tu. Se non capisci, scrivimi ancora" |
E infine la conclusione:
| "Ancora
colgo l'occasione per ringraziarla, lei è
sempre tanto gentile, mi scriva presto, arrivederci". |
Io temo che il collage strida un po’ come
stile, ma lui dice che capisce e mi scrive sempre
per ringraziarmi ancora. È proprio una brava
persona, averne di più di colleghi così!
In fondo anche con le sue continue richieste di
aiuto, mi incentiva ad usare il gipponese. Peccato
però non averlo in sede a gelare/bollire
con me, sarebbe più facile spiegargli alcune
cose e sarebbe bello anche fare due chiacchere.
Ed invece, adesso senza di lui mi tocca vivere con
il resto dello zoo.
Il mio Presidente
 |
Il
mio Presidente
Simpatia: variabile
Professionalitą: sconosciuta
Follia: elevata
Impegno: moderato
Qualitą della vita: travagliata
Lingue straniere: nulla
Salute: non incoraggiante
Aspettativa di vita: breve
Segni particolari:
tosse
ultimo-respiro
Frase tipica: "ma
dove hai messo il cervello?!" |
Il mio Presidente è l'amministratore responsabile
della ditta in cui lavoro. È in realtà
un sotto-presidente dato che la sua attività
è incorporata in quella del presidente
anziano. Il presidente anziano non ha altri
presidenti sopra di lui e non risponde quindi a
nessuno tranne che a un fratello
mezzo scemo e a un prete buddista che lo tiranneggia
presentandosi da lui ogni settimana per estorcergli
denaro contro il malocchio.
Il mio sotto-presidente quindi in teoria non ha
l'autorità totale, ma dato che presidente
anziano e sotto-presidente hanno competenze molto
diverse e la ditta grande e la sotto-ditta convivono
in due piani differenti dell'edificio, il mio sotto-presidente
ha molta autorità e comanda in maniera autonoma
nel suo piano.
Non so se ci avete capito qualcosa, e spero di
non confondervi maggiormente dicendo che la sotto-ditta
sta al piano di sopra e la ditta grande al piano
di sotto.
Purtroppo la situazione è parecchio più
intricata, colpa delle scatole cinesi in cui si
incastrano e si frammentano le aziende, sia in Giappone
che altrove. Ma certe volte credo che siamo davvero
al ridicolo da me, dato che almeno tre dei miei
colleghi sono a loro volta presidenti, di cosa non
ho ben capito, ma hanno tutti un titolo.
Non solo, anche il Fantasma,
di cui parlerò più sotto, era presidente
a sua volta.
C'è addirittura un quarto presidente, che
come autorità è pari al mio sotto-pesidente,
il quale compare due volte al mese, si ferma da
noi a parlare per non meno di 4 ore fumando e sbevazzando
caffè.
Poi riscompare un altro po’, inghiottito dalla
megalopoli.
Praticamente sembra che tutti abbiano incarichi
e titoli, a parte me ovviamente che non sono presidente.
Comunque è chiaro che io rispondo a tutti
i presidenti, anche se per me maggior valore ha
quello che ordina il mio sotto-presidente
Costui è giovanile, rotondo e pieno di vita,
spesso bonario e chiassoso, fuma come una ciminiera
di una nave che navighi in salita e tossisce con
suono sgradevole e assai inquietante come se fosse
per l'ultima volta.
Vorrebbe andare in Italia e ha in mente che io gli
faccio da guida per tutta la penisola e si immagina
anche allegramente ubriaco durante le soste. Un
sogno che non gli permetterò mai di realizzare,
non con me per lo meno. È simpatico, ma ha
degli eccessi d'ira che non lo fanno candidare come
il miglior compagno di viaggio che si possa avere.
Anche passa molto più tempo fuori che in
sede, in genere si vede ogni settimana e mezzo.
Torna con umori molto diversi. A volte è
tutto allegro, porta campioni di merci regalategli
da un altro presidente nelle sue peregrinazioni
da ditta a ditta, cose che talvolta mi regala, soprattutto
se si tratta di cibo.
Fino ad oggi ho ricevuto vino, biscotti, zuppa liofilizzata,
succhi di verdura dimagranti alla carota dolcificata
(roba da voltastomaco) e qualche dolciume.
Ogni tanto poi manda la Vittima
a comprare panini e bibite nel vicino fast food
e li offre a tutti, spesso offre da bere il caffè
in lattina della macchinetta automatica di sotto
(il caffe in Giappone si trova in lattina, in genere
è un caffè lungo e poco forte).
Altre volte torna con un umore così tetro
che di colpo mi sembra che ci sia un eclisse, l'aria
si fa spessa di rabbia, il panico incombe, la tensione
è fortissima, e immancabilmente la sua ira
esplode nel giro di pochi istanti, scatta qualcosa
in lui e urla come un dannato, rivelando una bella
voce da baritono, sebbene storpiata dai toni livorosi.
Oggetto dei suoi sfoghi è sempre e solo la
Vittima, un mio collega che che sembra commetta
tutti gli errori del pianeta e anche quelli di pianeti
disabitati. In genere la Vittima tenta inizialmente
di giustificarsi, ma viene sempre interrotto e schernito,
apostrofato con ogni epiteto malvagio possibile
in giapponese. Perfino quando si scusa, la furia
non si placa, anzi questo è fonte di ulteriore
rabbia per il presidente che insiste:
| "Ma che 'mi
scusi e mi scusì, tu non hai cervello!",
incalza "come sarebbe che non sapevi? Male!
Stupido! Verifica, controlla, telefona. Lo so
come la pensi 'io sono un grande sistemista,
sono il numero uno...', scemo, controlla!
Io ti conosco a te. Sei come i bambini, ti basta
un gelato e sei tutto contento, te non sei mica
un adulto!". |
Poi passa alle imitazioni lagnose della Vittima
nell'atto di scusarsi, segue insulto a voce altissima,
poi descrizione di come sia incompetente ed inaffidabile.
Poi si arriva alle minacce di punizioni:
| "Tu da oggi
non prendi stipendio. In due mesi ne prenderai
uno solo. Deficiente. E niente riposi. Ti puoi
scordare le ferie. Sabato, lavoro. Domenica
lavoro. La sera non torni più a casa,
ma lavori. Devi svolgere bene il tuoi compiti,
imbecille." |
La cosa va avanti per ALMENO due ore, in genere
tre. A me pare uno spreco di tempo e di risorse.
Potrebbe sgridarlo in molto meno tempo e ottenere
subito i lavori che desidera finiti. In tutto questo
tempo, la vittima sta in piedi e continua ad inchinarsi
profondamente, non di rado viene colpita in testa
da una sberla del presidente e a quel punto si inghinocchia
a capo chino.
Poi finita la sfuriata, la Vittima torna alla sua
postazione dove con volto teso lavora silenziosamente
fino a sera, quando il presidente, calmatosi, ritorna
gioviale e amichevole, mi si avvicina sorridente
e inaspettatamente a volte mi mette le mani sulle
spalle e mi dice "Allora come va eh? Cosa vuoi,
quello fa sempre delle grosse cappelle!". Spesso
a sera, quando io esco, Presidente, Vittima e altri
colleghi si riuniscono nell’angolo riunioni
per mangiare insieme qualche piatto istantaneo che
consumano parlando di lavoro.
La Vittima
 |
La Vittima
Simpatia: scarsa
Professionalitą: decente
Follia: molto buona
Impegno: intenso
Qualitą della vita: ridicola
Lingue straniere: limitato
a frasi di circostanza ("thank you").
Salute: preoccupante
Aspettativa di vita: da
500 a 1.800 ceffoni
Segni particolari:
insana magrezza
Frase tipica: "thank
you" |
La Vittima,
43 anni, secco, allampanato, alto 189 cm, non è
così incapace o incompetente come sostiene
il presidente.
Anche la Vittima è un presidente, anzi sul
sito della ditta risulta lui presidente, vai a capire
te! Comunque la Vittima, per scelta o necessità
o abitudine, di fatto vive in azienda. C'è
già quando io arrivo, c'è ancora quando
vado via. Ha un rasoio elettrico che tiene attaccato
ad una presa di corrente e ogni tanto si fa la barba
alla scrivania.
Non so se ha famiglia o meno, di certo passa più
tempo in ufficio che altrove. Si occupa della cassa
e delle spedizioni postali, e segue anche le pratiche
bancarie. Non è troppo amichevole nè
troppo antipatico, nel complesso mi pare un tipo
abbstanza a posto, una volta sola ha provato a mettermi
i piedi in testa - dopo tutto è presidente
anche lui - ma l'ho mandato al diavolo e l'ho lasciato
a rimuginare un week end su come è meglio
comportarsi, e da quella volta non mi ha più
dato fastidio. Conviviamo pacificamente, e non abbiamo
competenze o compiti in comune per cui per fortuna
non ho mai dovuto avere troppo a che fare con lui.
Il Giovane
 |
Il Giovane
Simpatia: buona
Professionalitą: elevata
Follia: moderata in
aumento
Impegno: stupefacente
Qualitą della vita: in
picchiata
Lingue straniere: modesto
Salute: molto buona
Aspettativa di vita: buona
Segni particolari:
occhiaie
Frase tipica: "Spero
tanto di non disturbarla ma ho qui una proposta
per la sua gentile persona...." |
Il Giovane, basso e dal visto tondo, è anch'egli
sposato con il lavoro. Manco a dirlo, è presidente,
anche se non ufficialmente. Ha ruolo di responsabile,
e gestisce direttamente i contatti con i clienti.
In genere veste molto casual, addirittura lavora
in ciabatte di gomma, salvo poi mettersi un completo
blu quando deve uscire per andare da clienti.
È un tipo con la testa sulle spalle, molto
organizzato, ma non eccessivamente amichevole ed
esuberante. Passa tutta la sua giornata in ufficio,
anch’egli come la Vittima non deve avere una
famiglia e se l’ha avuta, si sono scordati
di lui. Mangia piatti pronti liofilizzati alla scrivania,
si taglia le unghie in ufficio, e spessissimo la
mattina lo trovo a dormire sul divano quando arrivo,
sento poi la sua sveglia che suona diverse volte
e lui che si rigira tormentato tra le coperte, poi
lo vedo alzarsi traballante, con i vestiti del giorno
prima e gli occhi semi chiusi, viene da me e mi
dice cosa c'è in programma per la giornata,
poi trova la forza di uscire, va in un negozio vicino
a comprarsi la colazione.
Successivamente passa circa 20 minuti in riunione
con la vittima ed altri due colleghi, in genere
il Vecchio e Fantasma, quando c'è.
Poi si siede alla scrivania, risponde a 423 email,
parla con due clienti con due telefoni mentre un
terzo lo cerca al cellulare. Il pomeriggio, se non
riceve clienti, lo continua a passare al telefono,
tanto che ormai so le sue frasi a memoria e ho acquisito
tutto il giapponese gentile utile a rivolgersi ai
clienti, fatto di formule, scuse, ringraziamenti
e saluti cortesi. Sarà forse per una certa
vicinanza di età (anche io sono giovane!)
o per il fatto che condividiamo uno certo spettro
di conoscenze professionali (anche se si occupa
di vendite è competente in numerosi campi),
ma a parte per certe uscite un po’ infelici
ogni tanto, mi sta abbastanza simpatico. Almeno,
per certi versi, non è pazzo. Non ancora.
Il Vecchio
 |
Il Vecchio
Simpatia: quanto puo'
esserlo farsi divorare dalle formiche
Professionalitą: dubbia
Follia: totale
Impegno: saltuario con
pigrizia
Qualitą della vita: discreta
Lingue straniere: zero
Salute: modesta
Aspettativa di vita: breve
Segni particolari:
mani lentigginose, voce
tonante
Frase tipica: "sembra
quasi che si avvicini l'ora in cui io penso
di essere sul punto di iniziare ad avviarmi
a tornare verso casa..." |
Fumatore professionista, il Vecchio si occupa di
contabilità e fatture e viene due volte a
settimana, martedì e giovedì.
È un amico del presidente anziano e non di
rado, quando il prete lo molla, il presidente sale
ai piani alti, si stravacca con il Vecchio sui divani
e parlano incessantemente fumando dalle 10 del mattino
fino alle 14.
Per il Vecchio quindi lavorare passa in secondo
piano (privilegi dell'essere anziano?) ma tanto
anche se fosse stato impegnato, non avrebbe comunque
chiuso quella dannata bocca. Se non è il
presidente, il Vecchio riesce a coinvolgere quasi
chiunque altro a parlare con lui, non di rado il
sotto-presidente e perfino l'indaffarato Giovane.
Purtroppo infatti il Vecchio ha questo difetto,
è un logorroico chiaccherone inarrestabile
e mi è di grave impiccio quando mi devo concentrare
sul lavoro. Inoltre, poveraccio, è un po’
sordo e usa un tono di voce squillante e tagliente,
sembra amplificato da qualche magia, come se avesse
altri 5 piccoli suoi cloni in gola che urlassero
in coro ogni sua parola.
Per fortuna finisce presto e se va lasciando un
gradevole silenzio. Intorno alle 16 incomincia a
passeggiare dicendo "mah, adesso andrò
quasi quasi, che ne pensi, vado a casa, vado a piedi,
si presto esco, è ora, torno verso casa,
ritorno, c'è il treno, fa caldo, fa freddo,
sono il figlio di Zorro, a casa tengo un dinosauro,
sono alto 3 kilometri, ho un piede di bronzo, tre
per due fa argilla..." insomma non la smette
più di delirare, ma almeno si prepara per
andarsene.
Il Fantasma
 |
Il
Fantasma
Simpatia: discreta
Professionalitą: sconosciuta
Follia: non valutabile
Impegno: etereo
Qualitą della vita: trasparente
Lingue straniere: nessuna
Salute: immisurabile
Aspettativa di vita: infinita
Segni particolari:
nessun corpo
Frase tipica: nessuna
frase tipica |
Il Fantasma è un giovane simpatico e cordiale,
tarchiato e muscoloso, che in teoria si dovrebbe
occupare di vendite.
Anche il Fantasma è presidente e mi ha mostrato
il sito della sua ditta in cui figura in questo
ruolo.
Dopo due settimane di lavoro, è scomparso.
Si parla ancora di lui come un membro dello staff,
ma... non c'è. Potrebbe essere vestito di
vetro oppure è estremamente veloce, o magari
ha una densità molecolare assai bassa per
cui è disperso nell’aria, quasi etereo,
o magari lavora in una intercapedine quadrimensionale
dello spazio... però di fatto non lo vedo.
Probabilmente prima o poi ricomparirà e si
fermerà anche lui a parlare sul divano per
3 o 4 ore per poi riscomparire per altri mesi.
Tutti i presidenti fanno così, da me, tranne
la Vittima. Forse è questo il loro mestiere.
Il Fratello del Presidente anziano
 |
Il
Presidente anziano
Simpatia: buona
Professionalitą: molto
buona
Follia: demenza
religiosa
Impegno: buono
Qualitą della vita: buona
Lingue straniere: scarso
Salute: modesta
ma adeguata all'etą
Aspettativa di vita: moderata
Segni particolari:
bella pelle
Frase tipica: "eh
gią, gią..." |
|
 |
Il
Fratello del Presidente anziano
Simpatia: inquietante
e poco travolgente
Professionalitą: buona
Follia: estrema
Impegno: incostante
Qualitą della vita: esplosivo
vegetativa
Lingue straniere: nessuna
Salute: non credo
Aspettativa di vita: se
curato, nella media
Segni particolari:
legnositą
Frase tipica: "abbiamo
un problema" |
|
Il Presidente anziano è un distinto signore
sessantenne, sempre tranquillo e dal bel portamento.
Il suo fratello minore è come un demonio
che si nutre di funghi psichedelici. Il fratello
minore costruisce case, gira perennemente in tuta
da lavoro, logora, zozza e sbiadita. Porta sempre
un asciugamani attorno al collo. La sua giornata
tipo inizia passando lunghe ore al piano di sotto
con gli occhi chiusi (Dorme? Pensa? Entra in coma
autoindotto? Sta in modalità risparmio energetico?)
e la bocca contratta in una espressione che sembra
dire in continuazione "già, è
proprio così". Fatto sta che se ne sta
fermo in mezzo alla stanza, e la segretaria per
sbrigare le sue faccende deve girargli attorno come
a una vecchia quercia, mentre lui irradia la sua
espressione legnosa su tutto e tutti. Già,
è proprio così. Poi esplode. Balza
in piedi e sommerge il fratello di ogni problematica
possibile e impossibile del lavoro, della vita,
dello spazio interstellare, della storia passata
e futura. Il presidente anziano all’inizio
illustra le soluzioni possibili, poi cede e comincia
a dirgli “eh hai ragione – qui fa come
credi – no non ha chiamato - non ne so ancora
nulla – mah, così dicono”. Finalmente
il fratello minore si calma un po’ e continuando
a blaterare, esce, sale su di un furgoncino e se
ne va a edificare qualche casa di legno, dove consumerà
le energie che poi provvederà a recuperare
ricominciando da capo la sua giornata.
Lo Studente
 |
Lo
Studente
Simpatia: discreta
Professionalitą: buona
Follia: elevata nell'abbigliamento
Impegno: medio
Qualitą della vita: buona
Lingue straniere: NO
Salute: buona
Aspettativa di vita: se
non lo cattura la Disney, elevata
Segni particolari:
tutti
Frase tipica: "una
cosa simile avvenne nel terzo anno dell'era
Showa" |
Se vi dicono che sul lavoro i giapponesi vestono
bene, è perche non hanno mai incontrato il
mio studente stagista, che per un certo periodo
ha dato al nostro lavoro un tocco punk con la sua
acconciatura e i suoi vestiti improbabili. Immaginate
che per una magia sia possibile cucire assieme apparecchiature
industriali, nubi temporalesche, sangue di Arlecchino,
recinzioni, residui bellici e scaffali interi di
coloranti sintetici e trasformarli in abiti. Questo
potrebbe dare l'idea dell'abbigliamento dello studente,
se ci aggiungete un codino biondo oro che parte
dalla cima della testa e scende giù lungo
la schiena e dei baffetti scuri un po’ radi.
Questo giovane alterato nelle fattezze, era molto
tranquillo e soprattutto ordinato. Sul lavoro lasciava
sempre la scrivania così in ordine che pareva
davvero nuova, addirittura più nuova di quanto
non fosse appena comprata. Se lo avessimo fatto
cambiare postazione ogni settimana ci saremmo rifatti
tutti i mobili. Ho provato in diversi casi a stringergli
la mano e dargli pacche sulle spalle o a passare
molto vicino a lui, nella speranza che il suo potere
avesse effetto anche con le persone, ma come fonte
della giovinezza si è rivelato una delusione.
Era anche puntualissimo. Si era portato una sveglia
che suonava quando finiva l'orario di lavoro, a
quel punto letteralmente scappava via abbandonando
qualsiasi cosa stesse facendo e dopo pochi istanti
era già fuori, libero e spensierato.
Aveva una grande passione per le date, che utilizzava
nel sistema di datazione imperiale giapponese e
mi veniva sempre a un gran mal di testa quando me
ne parlava, per capire a che anno corrispondevano
le sue date secondo il calendario nostrano. Una
volta sono riuscito a confonderlo però con
la questione dell'anno zero, argomento piuttosto
in voga tra il 2000 e il 2001 su molti forum di
internet, e per un momento ho visto il terrore sul
suo viso, gli è venuto un dubbio pazzesco
in merito alla correttezza dell'anno attuale.
Dopo circa sei mesi di lavoro da noi, ci ha lasciati
e pare abbia fondato una sua ditta di realizzazione
cataloghi su DVD. È anche lui un presidente
ora.
La Stagista
 |
La
Stagista
Simpatia: molto buona
Professionalitą: scarsa
Follia: maliziosa
Impegno: medio
Qualitą della vita: buona
Lingue straniere: interessata
Salute: molto buona
Aspettativa di vita: molto
buona
Segni particolari:
freschezza giovanile
Frase tipica: risatine
|
Dopo il punk ordinato, è arrivata
una ragazza giovane e imbranata, parecchio attrente
ma distatta e poco incline a imparare. Era eccezionale
tuttavia a imitare l'abbaiare del cane e i cavalli,
secondo me aveva fatto addirittura una scuola apposta
tanto era capace e si era laureata con lode in quadrupedi
con una tesi sui cani. Si lamentava spesso di sua
sorella maggiore che le fregava sempre i vestiti
e le alzava il telefono in casa per sentire le sue
telefonate; odiava Hello Kitty, onnipresente personaggio
che compare su ogni tipo di gadget in Giappone,
e fin qui posso anche capirla, ma poi mi ha detto
che odiava anche Snoopy, e questo un po’ mi
ha ferito, dato che Snoopy è migliaia di
volte più simpatico di Hello Kitty e non
tormenta nessuno con la stessa ossessionante diffusione
capillare. Sempre attenta alla linea, preferiva
vestirsi in maniera elegante e costosa. Mi ha raccontato
che era stata a Seul e aveva trovato delle borse
di Prada a buon prezzo e ne aveva prese due, ma
dato che a Seul arrivano molti prodotti cinesi di
dubbia marca, le era poi venuto il dubbio che non
fossero vere. Una l'aveva regalata alla zia e una
l'aveva lei. Una amica le aveva chiesto "Comprata
a Seul? Ma sei sicura che sia davvero di Prada?"
e lei "Certo, anche mia zia ne ha una uguale".
Che piccolo demonio! Chi si sognerebbe di insinuare
che la zia dell’amica è incompetente
in fatto di borse di marca?
Prima che andasse via sono riuscito a spiegarle
che "spaghetti al pesto" non è
una cattiva parola come un suo conoscente italiano
le aveva detto una volta che era stata al ristorante
italiano (forse lui si era spiegato male o lei aveva
frainteso, perché mi è parso di capire
che stesse parlando propriamente di pasta alla puttanesca,
il che darebbe un senso al discorso), e che "abbondante",
"molto olio" e "bis" sono espressioni
perfette per ingrassare.
Pastiglia e Minicucciolo (cani)
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Pastiglia
Simpatia: molto buona
Professionalitą: nulla
Follia: pazzia giocherellona
Impegno: scarso
Qualitą della vita: buona
fuori dalla gabbia
Lingue straniere: solo
giapponese
Salute:
da vendere
Aspettativa di vita: molto
buone
Segni particolari:
quadrupede,
pelo su tutto il corpo,
coda.
Frase tipica: trattiene
il fiato per il prossimo scatto
Minicucciolo
Simpatia: non fraternizzo
con cose più
piccole di un topo
Professionalitą:
nulla
Follia: megalomania
Impegno: nullo
Qualitą della vita: scadente
Lingue straniere: solo
giapponese
giovanile
Salute: eccessiva
Aspettativa di vita: brevissima
Segni particolari:
i microbi lo chiamano
junior
Frase tipica: WAN
WAN WAAAAAAAAAN!!!! |
Questi due esemplari canini, sono frequenti ospiti
della nostra monostanza gigante per cui mi sento di
includerli senza dubbio in questo bestiario. I due
appartengono al presidente che ce li appioppa quando
parte per viaggi particolarmente lunghi, ovvero spesso.
I due cani soggiornano in due ampie e fornitissime
gabbie, ma ovviamente rispetto ad un impiegato hanno
ben altre esigenze che aspettare la fine dell'orario
di lavoro per dedicarsi a quello che gli piace. E
a loro piacciono diverse cose quali mangiare, andare
a spasso, fare i bisognini odorosi e sbraitare.
In particolare Minicucciolo sembra dotato della dose
maggiore di voce, soprattutto in rapporto alla insignificante
stazza. Si tratta di un cagnolino che sarebbe difficile
da vedere dietro ad una lattina di birra. Se non fosse
per le orecchie probabilmente sarebbe classificato
come il più peloso tra gli insetti. Zampe secche
e corte, corpicino magro, occhi neri enormi come palle
da golf, questo piccolo demonio ulula per ore ed ore
raccontando a tutti la sua disperazione per essere
tanto piccolo in un mondo tanto grande, ma soprattutto
lamentandosi perché non viene portato a fare
la passeggiata assieme a Pastiglia.
Un cane chiuso in ufficio tutto il giorno, si sa,
abbaia, e fin qui non ho molto da ridire, anche io
lo faccio ogni tanto. Trovo però assai sadico
lasciarlo giocare con giocattoli che fanno rumore,
quei pupazzi di gomma che quando gli schiacci l’aria
esce con un acuto fischio che si ripete non appena
ritorna nella sua forma originale.
Pastiglia, chiamato così perché
ogni tanto la Vittima impiega 15 minuti per cercare
di fargli mangiare una pastiglia, è un cane
affettuoso ed allegro, non alza mai la voce salvo
ogni tanto quando si mette a giocare, cosa di cui
non si stanca mai. La sua energia è infinita,
probabilmente la roba che gli danno da mangiare è
reattore nucleare in pillole. Salta, corre, sfugge,
sgattaiola, scatta, si defila, arranca, rotola, si
ribalta, zampetta, insomma fa tutto quello che faremmo
io e voi con un corpo da cane alimentato a pastiglie
nucleari.
I due fondamentalmente sono gli unici che scondinzolano
di gioia quando arriva il presidente, anche la Vittima
scondinzola quando viene il capo, ma ancora non ho
potuto vedere la gioia. Ogni tanto la Vittima si alza
esasperato per gli ululati del cane insetto, e lo
minaccia con un pugno chiuso, come se Minicucciolo
conoscesse la boxe e potesse provare terrore per un
doppio gancio seguito da una umiliante sconfitta per
KO. Invece è la mole dell’uomo che lo
spaventa per un attimo, si paralizza come se vedesse
King Kong, ma poi capisce subito che ha davanti solo
“pulisci-gabbietta” e “versa-biscotti”
per cui perde ogni ogni freno e strepita ancora più
forte: “Wan Wan!” abbaia in giapponese
(i cani giapponesi non dicono “Bau Bau”
ma “Wan Wan”) mentre Pastiglia a fianco
fa le capriole, perché per lui è bello
essere cani.
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