Blog sulla lingua giapponese ed il Giappone e altro ancora

Pagina iniziale
Studiare in Italia, via Internet o presso universitą
Studiare in Italia (segue): siti sui Kanji, libri e dizionari
Cultura giapponese (con particolare riferimento alla lingua)
Italiano per stranieri, inglese per giapponesi
Software per il giapponese
Viaggiare e vivere in Giappone
Studiare in Giappone
Lavorare in Giappone

Kyoto



Unica's Japanese Blog
Blog sulla lingua giapponese ed il Giappone e peggio ancora

 Tutti gli articoli

I miei colleghi di lavoro giapponesi di Unica
Chi sono e cosa fanno i giapponesi sul lavoro
Pubblicato il 3/09/2006   Modificato il 15/09/2006

giapponesi che vanno a lavorareUn posto di lavoro è come una delle isole Galapagos studiate da Darwin, una varietà inaspettata di specie convive in un ambiente chiuso.
Dove ho già usato questa espressione? Ma certo! Quando ho scritto I mei compagni di classe giapponesi.
Questa volta ho uno zoo umano tutto nuovo da descrivervi per cui mettetevi comodi sulla vostra poltrona-da-internet armati di bibite e arachidi (da lanciare alle belve) e cominciamo.

Mi sono sempre chiesto dove vada a nascondersi alle 8 del mattino l'esercito di giapponesi che ogni giorno invade treni e metropolitane. Poiché restano per strada solo vecchi, donne e giovinastri fricchettoni perdigiorno, tutti quei palazzi che vedo in città devono essere brulicanti vita aziendale. Ora che ho trovato lavoro in una ditta giapponese al 100% dagli scarafaggi al tetto, posso dare un resoconto di come passa il tempo il giapponese tipo in azienda. Non parlerò del mio lavoro, che non ha nulla di speciale, come tanti altri si svolge in ufficio e consiste nel fissare un monitor abbastanza a lungo da essere stanco, ma non tanto da diventare cieco, al fine di fare esattamente la stessa cosa il giorno successivo.
Racconterò bensì che tipo di personaggi il destino abbia messo a lavorare gomito a gomito nelle tribolazioni quotidiane fatte di fax, pile di carte e telefonate.

La Sede Il Fantasma
Il mio Collega Buono Il Fratello del Presidente
Il mio Presidente Lo studente
La Vittima La Stagista
Il Giovane Pastiglia e Minicucciolo (cani)
Il Vecchio  


La Sede

la sede del mio poto di lavoro

La Sede
Simpatia: modesta
Professionalitą: non applicabile
Follia: ne contiene parecchia
Impegno: non applicabile
Qualitą della vita: non applicabile
Lingue straniere: non applicabile
Salute: scarsa, urge restauro
Aspettativa di vita: lungo decennale declino
Segni particolari: rifiniture antiche, arredamento usurato. decadenza generale
Frase tipica: la struttura trema quando passano i camion, regalando un intenso brivido da terremoto.

Ovvero quando i luoghi sono protagonisti... la sede della azienda dove lavoro è una palazzina di tre piani, un po’ malconcia, soprattutto un po’ trascurata e vecchio stile, sembra di stare in un ufficio degli anni 50, con gli schedari grigio muffa, sedie spaiate, divanetti assai logori che hanno cambaito colore, cavi elettrici nascosti alla buona sotto la moquette sollevata e mai più sistemati, porte ingiallite, vecchi monitor sfarfallanti e pezzi e reperti di vecchi lavori.
Ma l’anima del luogo è buona e si sente. Innanzitutto la ditta è prospera e questo già è moltissimo, poi le persone sono alla mano e intelligenti. Tuttavia io lavoro al piano di sopra, dove mi sembrano tutti un po’ più matti. Il terribile piano di sopra, meno logoro e imbottito di diversa tecnologia moderna, è gelido d'inverno e infernale d'estate a causa del pessimo isolamento.

Ci sono tantissime finestre, molto grandi, con infissi malandati, questo non aiuta la regolazione della stanza, sembra di stare in una serra d'estate, mentre gli spifferi di freddo fanno gelare d'inverno. L'aria condizionata, sebbene consista in due giganteschi apparecchi industriali, non riesce a tenere testa al calore causato dalla irradiazione solare del tetto, aiutato anche dalle finestre-serra. Ci cuciniamo con temperature da svenimento. Al piano di sotto invece, stanno belli freschi, grazie al nostro piano che li isola, maledetti loro stanno freschi perché io sudo.

Sia il piano di sotto che quello di sopra sono molto ampi, e sono costituiti quasi essenzialmente da una stanza unica, divisa in diverse aree da tavoli, scaffali, mobili e consuetudini. Purtroppo in stanzoni del genere se uno è al telefono, tutti devono ascoltare, e siccome le telefonate non mancano mai, il posto è certo vivace ma un po’ troppo rumoroso. Questo anche è dovuto, oltre alla presenza di personaggi chiassosi, come il Vecchio, al fatto che una parte dello stanzone del piano di sopra è dedicata ad area riunioni: c'è uno salotto con tavolino dal piano in vetro e grossi morbidi divani dove si affonda e secondo me non si sta per niente comodi. Questo angolo viene usato spesso per oceaniche chiaccherate di tre o cinque ore che il presidente fa con amici, conoscenti, invitati, personaggi misterosi che hanno zilioni di ore da perdere. Il bagno è al piano di sotto per cui ogni volta che occorre bisogna farsi le scale e passare in mezzo ai colleghi del piano di sotto che conoscono ormai alla perfezione gli orari di toilette di tutti.

Il mio Collega Buono

il mio collega buono

Il mio Collega Buono
Simpatia: molto buona
Professionalitą: discreta
Follia: scarsa
Impegno: buono
Qualitą della vita: buona
Lingue straniere: scarso
Salute: buona
Aspettativa di vita: ragionevole
Segni particolari: cicatrice tra i capelli
Frase tipica: "E questo come si fa?"

Il mio Collega Buono, sposato e con due figli, era davvero una persona per bene. Gentile, riflessivo, posato, amichevole, sempre disponibile. Al lavoro si portava sempre una bottiglia da un litro e mezzo di tè verde, e il pranzo nel cestino, che consisteva solitamente in polpette di riso. Con mia sorpresa, aveva una conoscenza scarsissima delle zone circostanti alla città, era come un libro scritto in inchiostro bianco in merito a luoghi o negozi. Ne parlo al passato perché sfortunatamente se n'è andato un mese dopo che ho cominciato a lavorare io per aprire una attività in proprio. Un vero peccato. In compenso è ormai un anno che non manca di scrivermi via mail ogni qualvolta ha bisogno di qualcosa. Certo usa mille salamelecchi, e mi chiede sempre come sto, come sta la mia famiglia, come stanno tutte le mie cellule una ad una e sarebbe capace di chiamarle per nome. Ma poi immancabilmente viene fuori la richiesta di un favore.

Purtroppo infatti il difetto del mio ex collega buono era una certa incompetenza nel suo mestiere. Ma io che pure sono una persona disponibile, lo aiuto sempre. Lui conosce solo il giapponese e in inglese traballa come un tavolo con una gamba mozza e una tarlata. Io non sono eccessivamente portato a scrivere in giapponese, di conseguenza ogni sua email è una sfida all'ultimo ideogramma per scoprire cosa diavolo voglia questa volta.
Epurato il messaggio dai soliti convenevoli ossequiosi, finalmente centro il punto del discorso e mi accanisco a leggere finché non comprendo al meglio la sua nuova richiesta.
La mia fatica è appena a metà, tocca ovviamente risponergli in giapponese e farsi venire il mal di testa a produrre almeno quattro scarne righe che lo possano tirare d'impiccio. Fatto questo ricopio i suoi omaggi sopra e sotto il messaggio, cambiando nomi e circostanze la dove lui si rivolga a me.
Di conseguenza temo che i messaggi che gli mando, siano un po’ stridenti come qualità letteraria. Ecco un esempio di come probabilmente appaiono ai suoi occhi le mie risposte:

Parte presa dai suoi messaggi:

"Caro collega molto buono, come sta? La sua salute è sempre florida? Con la famiglia va tutto bene? Ha ancora quel dolore fastidioso al metacarpo? Mi dispiace che non sono riuscito a scriverle prima. Grazie molte della sua lettera. Sul lavoro tutto bene? Ultimamente è stato molto impegnato? Spero che lei abbia potuto vedere i fuochi artificiali/i cigliegi in fiore/le foglie rosse d'autunno/le illuminazioni natalizie domenica (varia a seconda delle stagioni), erano molto belli/e anche quest'anno."

Da qui incomincia il testo nel mio rozzo giapponese che probabilmente suona così:

"riguardo al problema di stampa. Fai cosi, prendi il coso, ma attento quello giusto.
Lo metti davanti dritto, bene davanti, un po’, abbastanza. Se sembra poco, metti ancora.
Se non basta metti ancora un po’. Deve essere bene. Non deve muovere. ATTENTO! Non deve fare "crack" ma "click". Metti piano. Quando hai finito, controlla. Stampa una pagina.
Forse così va bene. Io uso sempre così e va bene.
Fai anche tu. Se non capisci, scrivimi ancora"

E infine la conclusione:

"Ancora colgo l'occasione per ringraziarla, lei è sempre tanto gentile, mi scriva presto, arrivederci".

Io temo che il collage strida un po’ come stile, ma lui dice che capisce e mi scrive sempre per ringraziarmi ancora. È proprio una brava persona, averne di più di colleghi così! In fondo anche con le sue continue richieste di aiuto, mi incentiva ad usare il gipponese. Peccato però non averlo in sede a gelare/bollire con me, sarebbe più facile spiegargli alcune cose e sarebbe bello anche fare due chiacchere. Ed invece, adesso senza di lui mi tocca vivere con il resto dello zoo.


Il mio Presidente

Il mio Presidente

Il mio Presidente
Simpatia: variabile
Professionalitą: sconosciuta
Follia: elevata
Impegno: moderato
Qualitą della vita: travagliata
Lingue straniere: nulla
Salute: non incoraggiante
Aspettativa di vita: breve
Segni particolari: tosse ultimo-respiro
Frase tipica: "ma dove hai messo il cervello?!"

Il mio Presidente è l'amministratore responsabile della ditta in cui lavoro. È in realtà un sotto-presidente dato che la sua attività è incorporata in quella del presidente anziano. Il presidente anziano non ha altri presidenti sopra di lui e non risponde quindi a nessuno tranne che a un fratello mezzo scemo e a un prete buddista che lo tiranneggia presentandosi da lui ogni settimana per estorcergli denaro contro il malocchio.
Il mio sotto-presidente quindi in teoria non ha l'autorità totale, ma dato che presidente anziano e sotto-presidente hanno competenze molto diverse e la ditta grande e la sotto-ditta convivono in due piani differenti dell'edificio, il mio sotto-presidente ha molta autorità e comanda in maniera autonoma nel suo piano.

Non so se ci avete capito qualcosa, e spero di non confondervi maggiormente dicendo che la sotto-ditta sta al piano di sopra e la ditta grande al piano di sotto.
Purtroppo la situazione è parecchio più intricata, colpa delle scatole cinesi in cui si incastrano e si frammentano le aziende, sia in Giappone che altrove. Ma certe volte credo che siamo davvero al ridicolo da me, dato che almeno tre dei miei colleghi sono a loro volta presidenti, di cosa non ho ben capito, ma hanno tutti un titolo.
Non solo, anche il Fantasma, di cui parlerò più sotto, era presidente a sua volta.
C'è addirittura un quarto presidente, che come autorità è pari al mio sotto-pesidente, il quale compare due volte al mese, si ferma da noi a parlare per non meno di 4 ore fumando e sbevazzando caffè.
Poi riscompare un altro po’, inghiottito dalla megalopoli.

Praticamente sembra che tutti abbiano incarichi e titoli, a parte me ovviamente che non sono presidente. Comunque è chiaro che io rispondo a tutti i presidenti, anche se per me maggior valore ha quello che ordina il mio sotto-presidente
Costui è giovanile, rotondo e pieno di vita, spesso bonario e chiassoso, fuma come una ciminiera di una nave che navighi in salita e tossisce con suono sgradevole e assai inquietante come se fosse per l'ultima volta.
Vorrebbe andare in Italia e ha in mente che io gli faccio da guida per tutta la penisola e si immagina anche allegramente ubriaco durante le soste. Un sogno che non gli permetterò mai di realizzare, non con me per lo meno. È simpatico, ma ha degli eccessi d'ira che non lo fanno candidare come il miglior compagno di viaggio che si possa avere.

Anche passa molto più tempo fuori che in sede, in genere si vede ogni settimana e mezzo.
Torna con umori molto diversi. A volte è tutto allegro, porta campioni di merci regalategli da un altro presidente nelle sue peregrinazioni da ditta a ditta, cose che talvolta mi regala, soprattutto se si tratta di cibo.
Fino ad oggi ho ricevuto vino, biscotti, zuppa liofilizzata, succhi di verdura dimagranti alla carota dolcificata (roba da voltastomaco) e qualche dolciume.
Ogni tanto poi manda la Vittima a comprare panini e bibite nel vicino fast food e li offre a tutti, spesso offre da bere il caffè in lattina della macchinetta automatica di sotto (il caffe in Giappone si trova in lattina, in genere è un caffè lungo e poco forte).

Altre volte torna con un umore così tetro che di colpo mi sembra che ci sia un eclisse, l'aria si fa spessa di rabbia, il panico incombe, la tensione è fortissima, e immancabilmente la sua ira esplode nel giro di pochi istanti, scatta qualcosa in lui e urla come un dannato, rivelando una bella voce da baritono, sebbene storpiata dai toni livorosi.
Oggetto dei suoi sfoghi è sempre e solo la Vittima, un mio collega che che sembra commetta tutti gli errori del pianeta e anche quelli di pianeti disabitati. In genere la Vittima tenta inizialmente di giustificarsi, ma viene sempre interrotto e schernito, apostrofato con ogni epiteto malvagio possibile in giapponese. Perfino quando si scusa, la furia non si placa, anzi questo è fonte di ulteriore rabbia per il presidente che insiste:

"Ma che 'mi scusi e mi scusì, tu non hai cervello!", incalza "come sarebbe che non sapevi? Male! Stupido! Verifica, controlla, telefona. Lo so come la pensi 'io sono un grande sistemista, sono il numero uno...', scemo, controlla! Io ti conosco a te. Sei come i bambini, ti basta un gelato e sei tutto contento, te non sei mica un adulto!".

Poi passa alle imitazioni lagnose della Vittima nell'atto di scusarsi, segue insulto a voce altissima, poi descrizione di come sia incompetente ed inaffidabile. Poi si arriva alle minacce di punizioni:

"Tu da oggi non prendi stipendio. In due mesi ne prenderai uno solo. Deficiente. E niente riposi. Ti puoi scordare le ferie. Sabato, lavoro. Domenica lavoro. La sera non torni più a casa, ma lavori. Devi svolgere bene il tuoi compiti, imbecille."

La cosa va avanti per ALMENO due ore, in genere tre. A me pare uno spreco di tempo e di risorse. Potrebbe sgridarlo in molto meno tempo e ottenere subito i lavori che desidera finiti. In tutto questo tempo, la vittima sta in piedi e continua ad inchinarsi profondamente, non di rado viene colpita in testa da una sberla del presidente e a quel punto si inghinocchia a capo chino.
Poi finita la sfuriata, la Vittima torna alla sua postazione dove con volto teso lavora silenziosamente fino a sera, quando il presidente, calmatosi, ritorna gioviale e amichevole, mi si avvicina sorridente e inaspettatamente a volte mi mette le mani sulle spalle e mi dice "Allora come va eh? Cosa vuoi, quello fa sempre delle grosse cappelle!". Spesso a sera, quando io esco, Presidente, Vittima e altri colleghi si riuniscono nell’angolo riunioni per mangiare insieme qualche piatto istantaneo che consumano parlando di lavoro.


La Vittima

La Vittima
La Vittima
Simpatia: scarsa
Professionalitą: decente
Follia: molto buona
Impegno: intenso
Qualitą della vita: ridicola
Lingue straniere: limitato a frasi di circostanza ("thank you").
Salute: preoccupante
Aspettativa di vita: da 500 a 1.800 ceffoni
Segni particolari: insana magrezza
Frase tipica: "thank you"

La Vittima, 43 anni, secco, allampanato, alto 189 cm, non è così incapace o incompetente come sostiene il presidente.
Anche la Vittima è un presidente, anzi sul sito della ditta risulta lui presidente, vai a capire te! Comunque la Vittima, per scelta o necessità o abitudine, di fatto vive in azienda. C'è già quando io arrivo, c'è ancora quando vado via. Ha un rasoio elettrico che tiene attaccato ad una presa di corrente e ogni tanto si fa la barba alla scrivania.
Non so se ha famiglia o meno, di certo passa più tempo in ufficio che altrove. Si occupa della cassa e delle spedizioni postali, e segue anche le pratiche bancarie. Non è troppo amichevole nè troppo antipatico, nel complesso mi pare un tipo abbstanza a posto, una volta sola ha provato a mettermi i piedi in testa - dopo tutto è presidente anche lui - ma l'ho mandato al diavolo e l'ho lasciato a rimuginare un week end su come è meglio comportarsi, e da quella volta non mi ha più dato fastidio. Conviviamo pacificamente, e non abbiamo competenze o compiti in comune per cui per fortuna non ho mai dovuto avere troppo a che fare con lui.

Il Giovane

Il Giovane

Il Giovane
Simpatia: buona
Professionalitą: elevata
Follia: moderata in aumento
Impegno: stupefacente
Qualitą della vita: in picchiata
Lingue straniere: modesto
Salute: molto buona
Aspettativa di vita: buona
Segni particolari: occhiaie
Frase tipica: "Spero tanto di non disturbarla ma ho qui una proposta per la sua gentile persona...."

Il Giovane, basso e dal visto tondo, è anch'egli sposato con il lavoro. Manco a dirlo, è presidente, anche se non ufficialmente. Ha ruolo di responsabile, e gestisce direttamente i contatti con i clienti. In genere veste molto casual, addirittura lavora in ciabatte di gomma, salvo poi mettersi un completo blu quando deve uscire per andare da clienti.
È un tipo con la testa sulle spalle, molto organizzato, ma non eccessivamente amichevole ed esuberante. Passa tutta la sua giornata in ufficio, anch’egli come la Vittima non deve avere una famiglia e se l’ha avuta, si sono scordati di lui. Mangia piatti pronti liofilizzati alla scrivania, si taglia le unghie in ufficio, e spessissimo la mattina lo trovo a dormire sul divano quando arrivo, sento poi la sua sveglia che suona diverse volte e lui che si rigira tormentato tra le coperte, poi lo vedo alzarsi traballante, con i vestiti del giorno prima e gli occhi semi chiusi, viene da me e mi dice cosa c'è in programma per la giornata, poi trova la forza di uscire, va in un negozio vicino a comprarsi la colazione.
Successivamente passa circa 20 minuti in riunione con la vittima ed altri due colleghi, in genere il Vecchio e Fantasma, quando c'è.
Poi si siede alla scrivania, risponde a 423 email, parla con due clienti con due telefoni mentre un terzo lo cerca al cellulare. Il pomeriggio, se non riceve clienti, lo continua a passare al telefono, tanto che ormai so le sue frasi a memoria e ho acquisito tutto il giapponese gentile utile a rivolgersi ai clienti, fatto di formule, scuse, ringraziamenti e saluti cortesi. Sarà forse per una certa vicinanza di età (anche io sono giovane!) o per il fatto che condividiamo uno certo spettro di conoscenze professionali (anche se si occupa di vendite è competente in numerosi campi), ma a parte per certe uscite un po’ infelici ogni tanto, mi sta abbastanza simpatico. Almeno, per certi versi, non è pazzo. Non ancora.


Il Vecchio

Il Vecchio

Il Vecchio
Simpatia: quanto puo' esserlo farsi divorare dalle formiche
Professionalitą: dubbia
Follia: totale
Impegno: saltuario con pigrizia
Qualitą della vita: discreta
Lingue straniere: zero
Salute: modesta
Aspettativa di vita: breve
Segni particolari: mani lentigginose, voce tonante
Frase tipica: "sembra quasi che si avvicini l'ora in cui io penso di essere sul punto di iniziare ad avviarmi a tornare verso casa..."

Fumatore professionista, il Vecchio si occupa di contabilità e fatture e viene due volte a settimana, martedì e giovedì.
È un amico del presidente anziano e non di rado, quando il prete lo molla, il presidente sale ai piani alti, si stravacca con il Vecchio sui divani e parlano incessantemente fumando dalle 10 del mattino fino alle 14.
Per il Vecchio quindi lavorare passa in secondo piano (privilegi dell'essere anziano?) ma tanto anche se fosse stato impegnato, non avrebbe comunque chiuso quella dannata bocca. Se non è il presidente, il Vecchio riesce a coinvolgere quasi chiunque altro a parlare con lui, non di rado il sotto-presidente e perfino l'indaffarato Giovane. Purtroppo infatti il Vecchio ha questo difetto, è un logorroico chiaccherone inarrestabile e mi è di grave impiccio quando mi devo concentrare sul lavoro. Inoltre, poveraccio, è un po’ sordo e usa un tono di voce squillante e tagliente, sembra amplificato da qualche magia, come se avesse altri 5 piccoli suoi cloni in gola che urlassero in coro ogni sua parola.
Per fortuna finisce presto e se va lasciando un gradevole silenzio. Intorno alle 16 incomincia a passeggiare dicendo "mah, adesso andrò quasi quasi, che ne pensi, vado a casa, vado a piedi, si presto esco, è ora, torno verso casa, ritorno, c'è il treno, fa caldo, fa freddo, sono il figlio di Zorro, a casa tengo un dinosauro, sono alto 3 kilometri, ho un piede di bronzo, tre per due fa argilla..." insomma non la smette più di delirare, ma almeno si prepara per andarsene.


Il Fantasma

Il Fantasma

Il Fantasma
Simpatia: discreta
Professionalitą: sconosciuta
Follia: non valutabile
Impegno: etereo
Qualitą della vita: trasparente
Lingue straniere: nessuna
Salute: immisurabile
Aspettativa di vita: infinita
Segni particolari: nessun corpo
Frase tipica: nessuna frase tipica

Il Fantasma è un giovane simpatico e cordiale, tarchiato e muscoloso, che in teoria si dovrebbe occupare di vendite.
Anche il Fantasma è presidente e mi ha mostrato il sito della sua ditta in cui figura in questo ruolo.
Dopo due settimane di lavoro, è scomparso.
Si parla ancora di lui come un membro dello staff, ma... non c'è. Potrebbe essere vestito di vetro oppure è estremamente veloce, o magari ha una densità molecolare assai bassa per cui è disperso nell’aria, quasi etereo, o magari lavora in una intercapedine quadrimensionale dello spazio... però di fatto non lo vedo.
Probabilmente prima o poi ricomparirà e si fermerà anche lui a parlare sul divano per 3 o 4 ore per poi riscomparire per altri mesi.
Tutti i presidenti fanno così, da me, tranne la Vittima. Forse è questo il loro mestiere.


Il Fratello del Presidente anziano

Il Presidente anziano

Il Presidente anziano
Simpatia: buona
Professionalitą: molto buona
Follia: demenza religiosa
Impegno: buono
Qualitą della vita: buona
Lingue straniere: scarso
Salute: modesta ma adeguata all'etą
Aspettativa di vita: moderata
Segni particolari: bella pelle
Frase tipica: "eh gią, gią..."

Il Fratello del Presidente anziano

Il Fratello del Presidente anziano
Simpatia: inquietante e poco travolgente
Professionalitą: buona
Follia: estrema
Impegno: incostante
Qualitą della vita: esplosivo vegetativa
Lingue straniere: nessuna
Salute: non credo
Aspettativa di vita: se curato, nella media
Segni particolari: legnositą
Frase tipica: "abbiamo un problema"

Il Presidente anziano è un distinto signore sessantenne, sempre tranquillo e dal bel portamento.
Il suo fratello minore è come un demonio che si nutre di funghi psichedelici. Il fratello minore costruisce case, gira perennemente in tuta da lavoro, logora, zozza e sbiadita. Porta sempre un asciugamani attorno al collo. La sua giornata tipo inizia passando lunghe ore al piano di sotto con gli occhi chiusi (Dorme? Pensa? Entra in coma autoindotto? Sta in modalità risparmio energetico?) e la bocca contratta in una espressione che sembra dire in continuazione "già, è proprio così". Fatto sta che se ne sta fermo in mezzo alla stanza, e la segretaria per sbrigare le sue faccende deve girargli attorno come a una vecchia quercia, mentre lui irradia la sua espressione legnosa su tutto e tutti. Già, è proprio così. Poi esplode. Balza in piedi e sommerge il fratello di ogni problematica possibile e impossibile del lavoro, della vita, dello spazio interstellare, della storia passata e futura. Il presidente anziano all’inizio illustra le soluzioni possibili, poi cede e comincia a dirgli “eh hai ragione – qui fa come credi – no non ha chiamato - non ne so ancora nulla – mah, così dicono”. Finalmente il fratello minore si calma un po’ e continuando a blaterare, esce, sale su di un furgoncino e se ne va a edificare qualche casa di legno, dove consumerà le energie che poi provvederà a recuperare ricominciando da capo la sua giornata.

Lo Studente

Lo Studente

Lo Studente
Simpatia: discreta
Professionalitą: buona
Follia: elevata nell'abbigliamento
Impegno: medio
Qualitą della vita: buona
Lingue straniere: NO
Salute: buona
Aspettativa di vita: se non lo cattura la Disney, elevata
Segni particolari: tutti
Frase tipica: "una cosa simile avvenne nel terzo anno dell'era Showa"

Se vi dicono che sul lavoro i giapponesi vestono bene, è perche non hanno mai incontrato il mio studente stagista, che per un certo periodo ha dato al nostro lavoro un tocco punk con la sua acconciatura e i suoi vestiti improbabili. Immaginate che per una magia sia possibile cucire assieme apparecchiature industriali, nubi temporalesche, sangue di Arlecchino, recinzioni, residui bellici e scaffali interi di coloranti sintetici e trasformarli in abiti. Questo potrebbe dare l'idea dell'abbigliamento dello studente, se ci aggiungete un codino biondo oro che parte dalla cima della testa e scende giù lungo la schiena e dei baffetti scuri un po’ radi. Questo giovane alterato nelle fattezze, era molto tranquillo e soprattutto ordinato. Sul lavoro lasciava sempre la scrivania così in ordine che pareva davvero nuova, addirittura più nuova di quanto non fosse appena comprata. Se lo avessimo fatto cambiare postazione ogni settimana ci saremmo rifatti tutti i mobili. Ho provato in diversi casi a stringergli la mano e dargli pacche sulle spalle o a passare molto vicino a lui, nella speranza che il suo potere avesse effetto anche con le persone, ma come fonte della giovinezza si è rivelato una delusione. Era anche puntualissimo. Si era portato una sveglia che suonava quando finiva l'orario di lavoro, a quel punto letteralmente scappava via abbandonando qualsiasi cosa stesse facendo e dopo pochi istanti era già fuori, libero e spensierato.
Aveva una grande passione per le date, che utilizzava nel sistema di datazione imperiale giapponese e mi veniva sempre a un gran mal di testa quando me ne parlava, per capire a che anno corrispondevano le sue date secondo il calendario nostrano. Una volta sono riuscito a confonderlo però con la questione dell'anno zero, argomento piuttosto in voga tra il 2000 e il 2001 su molti forum di internet, e per un momento ho visto il terrore sul suo viso, gli è venuto un dubbio pazzesco in merito alla correttezza dell'anno attuale.
Dopo circa sei mesi di lavoro da noi, ci ha lasciati e pare abbia fondato una sua ditta di realizzazione cataloghi su DVD. È anche lui un presidente ora.

La Stagista

La Stagista

La Stagista
Simpatia: molto buona
Professionalitą: scarsa
Follia: maliziosa
Impegno: medio
Qualitą della vita: buona
Lingue straniere: interessata
Salute: molto buona
Aspettativa di vita: molto buona
Segni particolari: freschezza giovanile
Frase tipica: risatine

Dopo il punk ordinato, è arrivata una ragazza giovane e imbranata, parecchio attrente ma distatta e poco incline a imparare. Era eccezionale tuttavia a imitare l'abbaiare del cane e i cavalli, secondo me aveva fatto addirittura una scuola apposta tanto era capace e si era laureata con lode in quadrupedi con una tesi sui cani. Si lamentava spesso di sua sorella maggiore che le fregava sempre i vestiti e le alzava il telefono in casa per sentire le sue telefonate; odiava Hello Kitty, onnipresente personaggio che compare su ogni tipo di gadget in Giappone, e fin qui posso anche capirla, ma poi mi ha detto che odiava anche Snoopy, e questo un po’ mi ha ferito, dato che Snoopy è migliaia di volte più simpatico di Hello Kitty e non tormenta nessuno con la stessa ossessionante diffusione capillare. Sempre attenta alla linea, preferiva vestirsi in maniera elegante e costosa. Mi ha raccontato che era stata a Seul e aveva trovato delle borse di Prada a buon prezzo e ne aveva prese due, ma dato che a Seul arrivano molti prodotti cinesi di dubbia marca, le era poi venuto il dubbio che non fossero vere. Una l'aveva regalata alla zia e una l'aveva lei. Una amica le aveva chiesto "Comprata a Seul? Ma sei sicura che sia davvero di Prada?" e lei "Certo, anche mia zia ne ha una uguale". Che piccolo demonio! Chi si sognerebbe di insinuare che la zia dell’amica è incompetente in fatto di borse di marca?
Prima che andasse via sono riuscito a spiegarle che "spaghetti al pesto" non è una cattiva parola come un suo conoscente italiano le aveva detto una volta che era stata al ristorante italiano (forse lui si era spiegato male o lei aveva frainteso, perché mi è parso di capire che stesse parlando propriamente di pasta alla puttanesca, il che darebbe un senso al discorso), e che "abbondante", "molto olio" e "bis" sono espressioni perfette per ingrassare.

Pastiglia e Minicucciolo (cani)

Pstiglia e Minicucciolo, cani

Pastiglia
Simpatia: molto buona
Professionalitą: nulla
Follia: pazzia giocherellona
Impegno: scarso
Qualitą della vita: buona fuori dalla gabbia
Lingue straniere: solo giapponese
Salute: da vendere
Aspettativa di vita: molto buone
Segni particolari: quadrupede, pelo su tutto il corpo, coda.
Frase tipica: trattiene il fiato per il prossimo scatto

Minicucciolo
Simpatia: non fraternizzo con cose più piccole di un topo
Professionalitą: nulla
Follia: megalomania
Impegno: nullo
Qualitą della vita: scadente
Lingue straniere: solo giapponese giovanile
Salute: eccessiva
Aspettativa di vita: brevissima
Segni particolari: i microbi lo chiamano junior
Frase tipica: WAN WAN WAAAAAAAAAN!!!!

Questi due esemplari canini, sono frequenti ospiti della nostra monostanza gigante per cui mi sento di includerli senza dubbio in questo bestiario. I due appartengono al presidente che ce li appioppa quando parte per viaggi particolarmente lunghi, ovvero spesso. I due cani soggiornano in due ampie e fornitissime gabbie, ma ovviamente rispetto ad un impiegato hanno ben altre esigenze che aspettare la fine dell'orario di lavoro per dedicarsi a quello che gli piace. E a loro piacciono diverse cose quali mangiare, andare a spasso, fare i bisognini odorosi e sbraitare.

In particolare Minicucciolo sembra dotato della dose maggiore di voce, soprattutto in rapporto alla insignificante stazza. Si tratta di un cagnolino che sarebbe difficile da vedere dietro ad una lattina di birra. Se non fosse per le orecchie probabilmente sarebbe classificato come il più peloso tra gli insetti. Zampe secche e corte, corpicino magro, occhi neri enormi come palle da golf, questo piccolo demonio ulula per ore ed ore raccontando a tutti la sua disperazione per essere tanto piccolo in un mondo tanto grande, ma soprattutto lamentandosi perché non viene portato a fare la passeggiata assieme a Pastiglia.

Un cane chiuso in ufficio tutto il giorno, si sa, abbaia, e fin qui non ho molto da ridire, anche io lo faccio ogni tanto. Trovo però assai sadico lasciarlo giocare con giocattoli che fanno rumore, quei pupazzi di gomma che quando gli schiacci l’aria esce con un acuto fischio che si ripete non appena ritorna nella sua forma originale.

Pastiglia, chiamato così perché ogni tanto la Vittima impiega 15 minuti per cercare di fargli mangiare una pastiglia, è un cane affettuoso ed allegro, non alza mai la voce salvo ogni tanto quando si mette a giocare, cosa di cui non si stanca mai. La sua energia è infinita, probabilmente la roba che gli danno da mangiare è reattore nucleare in pillole. Salta, corre, sfugge, sgattaiola, scatta, si defila, arranca, rotola, si ribalta, zampetta, insomma fa tutto quello che faremmo io e voi con un corpo da cane alimentato a pastiglie nucleari.

I due fondamentalmente sono gli unici che scondinzolano di gioia quando arriva il presidente, anche la Vittima scondinzola quando viene il capo, ma ancora non ho potuto vedere la gioia. Ogni tanto la Vittima si alza esasperato per gli ululati del cane insetto, e lo minaccia con un pugno chiuso, come se Minicucciolo conoscesse la boxe e potesse provare terrore per un doppio gancio seguito da una umiliante sconfitta per KO. Invece è la mole dell’uomo che lo spaventa per un attimo, si paralizza come se vedesse King Kong, ma poi capisce subito che ha davanti solo “pulisci-gabbietta” e “versa-biscotti” per cui perde ogni ogni freno e strepita ancora più forte: “Wan Wan!” abbaia in giapponese (i cani giapponesi non dicono “Bau Bau” ma “Wan Wan”) mentre Pastiglia a fianco fa le capriole, perché per lui è bello essere cani.
 

 

 

 

Contact me - Lascia un commento o un messaggio

Name:

Email:

Your site name:

URL:

Message/description:


Zen garden


Proprietà letteraria riservata. Tutti i diritti di riproduzione riservati. Tutti i contenuti del sito sono riservati ai sensi della normativa vigente (Legge n. 633 del 22/4/1941).
E' vietata la riproduzione totale o parziale da parte di terzi senza l’autorizzazione esplicita dell'autore.
Copyright (C) 2006
All Rights ReservedeXTReMe Tracker

eXTReMe Tracker