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| Parco
a Taipei. |
Dato che vivo in Giappone,
mi adeguo ai costumi giapponesi, per cui per la
mia vacanza estiva sono andato a Taiwan, meta classica
di numerosi turisti giapponesi.
Ho visitato la capitale Taipei, divertendomi a vagare
negli affollati mercati e questa è la cronaca
di quel viaggio.
Taiwan non è molto distante dal Giappone,
il volo è durato circa due ore, ma il trasporto
per e dall'aeroporto mi ha fatto arrivare all'albergo
in centro a Taipei solo alle 14 nonostante fossi
partiti da casa alle 7.
A Taipei mi aspettava un pulmino della agenzia di
viaggi che mi avrebbe accompagnato in città.
L'aeroporto internazionale dista infatti circa 40
minuti di macchina da Taipei. A Taipei convive il
vecchio ed il nuovo assieme, in un chiassoso caos
archittettonico. L'aeroporto ad esempio, è
un vasto edificio con una architettura e rifiniture
decisamente anni '60, ma al contempo ricco di impianti
modernissimi e con un secondo edificio in vetro
ed acciaio di fronte ad esso. Il mio albergo era
un colosso in pieno centro a un metro dalla stazione
centrale. Non era molto caro perché ho approfittato
di una buona offerta, avevo pernottamento e colazione
inclusa, la camera era bella spaziosa e ricca di
tutti i confort.
Taipei è enorme, se non sbaglio raccoglie
attorno a sè quasi 10 milioni di abitanti,
dei 22 di Taiwan. La municipalità vera e
propria ne conta 2,6 milioni. Il clima di inizio
luglio era terribilmente afoso, intorno ai 35-36
gradi con forte umidità. Lo sbalzo termico
uscendo dai negozi con aria condiziona, ma anche
semplicemente spostandosi dall'ombra al sole, era
terribile, si sentiva il calore aumentare ed aumentare
ancora ad ogni passo e sembrava non dover mai finire
di salire. I venditori di bibite, tè, gelati,
succhi e gelatine di frutta facevano grandi affari.

Panorama
di Taipei dalla torre più
alta del mondo.
Taipei ha un traffico impressionante di ciclomotori,
sembra che tutti abbiano uno scooter. Causa di questo
è dovuto sia alla ottima mobilità
che permette tale veicolo in città (ho visto
scooter infilarsi ovunque) e anche il fatto che
la metropolitana ha poche linee. Quella che c'è,
è molto moderna e molto bella, ed in via
di ampiamento, c’erano numerosi cantieri per
le nuove linee. Ho sperimentato che a piedi le distanze
cittadine sono davvero impegnative nelle zone non
servite dalla metropolitana, la bicicletta è
poco utile, dato che comunque non risolve di molto
le cose, per cui effettivamente la moto è
un mezzo decisivo.
Purtroppo però chi se la passa peggio è
il pedone, dato che è molto pericoloso attraversare
la strada. Auto e moto spesso ignorano il verde
pedonale e pretendono la precedenza, le moto parcheggiate
spesso affollano i marciapiedi rendendo difficile
camminare, chiudono i passaggi costringendo il flusso
pedonale in stretti corridoi. Le auto bloccano i
fianchi delle carreggiate e i venditori con i loro
banchetti e teli invadono ogni altro spazio libero.
A questo si aggiunge poi che molto del manto stradale
dei marciapiedi è sconnesso, con gradini
anche molto alti, risultanti da edificazioni successive
dei palazzi, senza contare inoltre tombini malridotti
e dossi di cemento che nascondono tubature. Ovviamente
la città non è tutta così,
anzi ci sono vaste aree nuovissime, realizzare molto
bene, è proprio questo contrasto che caratterizza
la città.
Su quasi tutte le strade si affacciano negozi di
ogni tipo, dai mega centri commerciali di 10 piani
a negozi normalissimi, a bancarelle di bibite e
cibarie varie fino ad angoli luridi, di un metro
quadro circa dove vendono qualche frutto o cibo
fritto.

Montagne
di frutta e un perdigiorno in un mercato di Taipei
I mercati sono l'apoteosi di questo minimalismo
commerciale, che però si intenda, non da
quasi mai senso di miseria, non si vede, per capirci,
nessun bambino sporco che venda stracci da cucina
o poveretti con con un telo e quattro verdure. L'impressione
anzi è di una città molto ricca e
prospera, con ogni bene immaginabile e anche tanto
superfluo, casomai è un po’ l'usura
e la sporcizia di certi posti che a volte dà
un’impressione di indigenza.
I prezzi a Taipei sono in genere piuttosto contenuti
per il cibo, anche mangiare fuori è decisamente
economico, più che in Giappone. Diversi prodotti
di importazione erano invece cari, tipo biscotti
giapponesi alquanto comuni o le conserve.
Il primo giorno l’ho dedicato a vedere la
zona del centro vicino all'albergo, una zona di
mercato e negozi, esplorando il vasto centro sia
sopra che sottoterra.
La sera sono andato ad un "mercato notturno".
Prima ho mangiato in una specie di mercato coperto
pieno zeppo di piccole tavole calde, tutte abbastanza
unticce e dall'aria di aver avuto tempi migliori
almeno 15 anni fa, sempre che li abbiano avuti davvero.

La
tavola calda "Tempi Migliori"
Ho sempre mangiato abbastanza bene e trovato ottime
bibite e granite. Oltre a tavole calde, c'erano
anche zone con giochi d'abilità, un onnipresente
tiro a canestro e tiri a segno vari, tra cui un
gioco di pesca in cui con un piccolo amo bisognava
pescare dei gamberetti da una vasca prendendoli
per la coda. Qui a differenza di altri giochi, poi
non si vinceva nessun pupazzo, i gamberetti catturati
venivano impanati e fritti e i giocatori se li mangiavano.

Ogni
gamberetto pescato viene subito impanato e fritto
Il mercato vero e proprio era una serie di strade,
costellate di negozi e bancarelle che vendevano
qualsiasi cosa, dalle frittelle ai vestiti fino
ai cani e gatti. La folla era molta e si avanzava
a fatica; le bancarelle con estrema intraprendenza
si spostavano in comitiva più volte nel corso
della serata per posizionarsi nelle zone di maggior
affollamento, contribuendo ad accrescere il caos
nelle strette strade.
Un luogo molto interessante e ricco di colori, odori
e sapori.
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| Il
simbolo di ricchezza di Taiwan,Taipei101, il
grattacielo più alto al mondo. |
Il giorno dopo l’ho dedicato
alla Taipei moderna, salendo sul grattacielo più
alto del mondo (almeno per il momento, in attesa
che a Shanghai completino i palazzi in corso d’opera),
la torre chiamata Taipei101, un mostro di circa
500 metri di altezza, situato in una zona spaziosa
e ben curata, con numerosi edifici nuovissimi.
La torre è spettacolare sia dentro, per le
grandi zone aperte e luminose, che fuori, dove svetta
su tutta la citta. Ai piani inferiori c’è
un grande centro commerciale, mentre in cima c'è
un osservatorio panoramico, da cui si ha una vista
notevole e spettacolare, come in un volo aereo.
Purtroppo quando ero su, c'era un po’ di foschia
ma nel complesso mi sono goduto una una vista eccellente.
In cima alla torre si può ammirare anche
un enorme bilancere, che serve a evitare eccessive
oscillazioni del palazzo, riducendole fino al 40%
durante terremorti e tifoni.
La sagoma della torre richiama la forma tradizionale
cinese dei lingotti d'oro e 4 cerchi sulle facciate
simboleggiano monete; la torre è un simbolo
della ricchezza dell'isola.
Nei bassifondi del palazzo ci sono 5 piani sotterranei,
di cui due o forse tre sono parcheggi, e uno è
dedicato ai ristorantini. A Taiwan di solito nel
piano più basso dei centri commerciali c'è
un luogo che funge da posto di ristoro e piazza,
una moltitudine di fast food e ristorantini che
fanno ciascuno uno o due tipi di piatti, e chioschi
di bibite e gelati, con al centro sedie e tavoli
comuni. Ciascuno compera quello che desidera mangiare
e poi si accomoda dove vuole, non importa se il
tavolo è di fronte a MacDonald e si sta mangiando
un piatto coreano. La calca è spesso notevole,
sono luoghi sempre frequentati. Anche in Giappone
ho visto posti simili.

La
torre fa sembrare giocattoli i pur enormi palazzoni
del centro di Taipei

L'ingresso
all'area monumentale di Taipei
Il pomeriggio sono andato a vedere la zona monumentale
dedicata al presidente Chiang Kai-Shek che è
l'eroe nazionale essendosi trovato alla testa del
paese quando questi riuscì ad affermare la
sua indipendenza, dopo la seconda guerra mondiale.
La zona consiste in una grandissima piazza rettangolare,
utilizzata per manifestazioni cittadine, con un
grande cancello bianco su uno dei due lati corti
e un mausoleo molto elevato sull'altro lato, mentre
sui lati lunghi si possono ammirare giardini e due
edifici, il teatro e un altro edificio gemello di
fronte.
Il mausoleo è completamente vuoto a parte
una gigantesca statua del presidente seduto, simile
a quella di Lincoln a Washington, un po’ fredda
e scostante nella sua immensità.

Il
mausoleo del presidente Chiang Kai-Shek
Dopo aver atteso l'ammaina bandiera per riprendere
la cerimonia, cogliendo l'imbarazzo di un soldato
imbranato che non e' stato in grado per diversi
minuti di slegare la bandiera di Taiwan dall'asta,
ormai stanco ed accaldato sono andato a cercare
un locale dove mangiare un grande gelato per riprendermi
dal terrore di aver visto un presidente di bronzo
di 9 metri.
A Taipei la frutta era enorme, saporita e non costava
molto, e anche i prodotti come succhi e gelati erano
sempre appetibili. Dopo una breve fila presso una
rinomata gelateria, mi sono rinfrancato della afosa
giornata con piattone di frutta, ghiaccio tritato
e gelato. Dopo aver gustato anche altre pietanze
nella zona, sono capitato poi in una grande libreria,
che cosa curiosa aveva un bar all'ultimo piano in
mezzo agli scaffali.
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| L'edificio
del teatro di Taipei |
A Taiwan come in Giappone la gente legge a scrocco
riviste e libri. In Giappone le persone leggono
in piedi e la cosa si chiama appunto “tachiyomi”,
cioè "lettura in piedi". A Taiwan,
sono molto più avanti: addirittura si siedono
a leggere in libreria, ovunque capiti. Infine a
sera tarda sono andato verso la zona dell'elettronica
per cercare una memoria nuova per la macchina fotografica.
La zona era più piccola di come me l'aspettassi,
nulla a che vedere con i grandi quartieri dell'elettronica
di Tokyo od Osaka, ma c’era davvero una gran
scelta e buoni prezzi. Ho presto trovato ciò
che cercavo e ho passato un po’ il tempo a
rovistare tra i DVD di film cinesi giapponesi ed
americani.

L'ingresso
del tempio di Lungshan
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| All'interno
del tempio lo spazio è poco e le persone
affollano le aree circostanti durante al cerimonia. |
Il terzo giorno sono andato in visita ad un tempio
molto antico, il tempio di Lungshan, costruito nel
1738, che è probabilmente il più antico
di Taiwan. Presentava una architettura cinese meridionale
molto barocca a suo modo, con i tetti riccamente
decorati di figure di draghi, eroi, viaggiatori,
animali e piante, le colonne intagliate e due enormi
bracieri. Tutti questi infiniti dettagli rendevano
il posto molto suggestivo. Io sono capitato proprio
durante una funzione, la folla era notevole, tutti
portavano lunghi bastoncini di incenso verso i bracieri,
donne con lunghi grembiuli neri e con davanti a
se’ dei banchetti e seggiolini circondavano
l'edifico centrale, troppo piccolo per ospitare
tutti al suo interno. Un via vai di persone portava
offerte di cibo al tempio, numerosi tavoli accoglievano
piatti di frutta, biscotti, dolciumi. A chi andavano
tutte queste cose? I monaci dovevano essere estremamente
grassi, e invece erano tutti smilzi. Parte di questo
cibo veniva mangiato a cerimonia conclusa dai fedeli
stessi, ho visto un gruppo di signore anziane, riposti
i grembiuli in una stanza di servizio attigua al
tempio, trattenersi mangiucchiando e chiaccherando.
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| Un
"negozio" di pesce davanti ad uno
di bigiotteria |
Il tempio era molto suggestivo e contribuivano
molto a dare un clima esotico i canti, i fumi dell'incenso
e gli abiti dei fedeli. In quella calda mattinata
mi sono poi rifugiato in un mercato coperto, o meglio
un vicolo stretto e lungo dove si accalcavano venditori
di carne con tanto di teste ed arti di maiali in
bella posa, verdurai, pescivendoli e perfino dei
negozi di vestiti e gioielli, dall'aria di boutique,
uno di questi però aveva un venditore di
pesce ai piedi della vetrina.
I mercati di Taipei mi hanno ricordato quelli di
Palermo, erano estremamente simili.
Dalle viscere della città vecchia sono passati
ad una zona abbastanza moderna e di frequentazione
giovanile, ricca di viali pedonali nuovi ed alberati
dove si affacciavano negozi di vestiti alla moda,
di cd e dvd, bar, caffè e locali da ballo,
nonchè schermi pubblicitari giganti.
Erano circa le 11 del mattino, alcuni negozi stavano
appena aprendo, ma l'aspetto della zona pareva molto
vivace ed è probabile che la sera fosse davvero
molto affollato. È stato il posto della città
che maggiormente assomigliava al Giappone.
Indeciso su cosa fare per pranzo,
mi sono diretto verso un terzo quartiere dove pensavo
di andare in un locale molto noto e segnalato sulla
mia guida. Purtroppo era noto a troppe persone,
c'era calca e molto da aspettare prima di avere
un tavolo. Stessa cosa al posto successivo, finchè
dopo un confortante pasticcino mangiato in una panetteria,
ho trovato un ristorante cinese enorme, con dozzine
di tavoli, ed aperto 24 su 24. L'arredamento era
un misto tra il sontuoso e il cupo, come se anzicche'
mangiare vi si dovesse girare la versione cinese
di Shining, ma tutto sommato non era brutto. Ho
mangiato benissimo fotografando ogni singola portata,
un ottimo pranzo con budino alle mandorle come dessert.
La farina di mandorle si usa in Cina per dolci e
bevande, in particolare ci fanno budini e lo sciogono
in acqua per farne bibite fresche.
Sono tornato all'abergo nel tardo
pomeriggio dopo essere passato ad esplorare tutti
i negozi possibili del centro. Mi sono quindi preparato
per l'ultima fatica, il successivo mercato notturno.

L'ingresso
del mercato notturno di Raohe
Si trovava un po’ fuori mano, lontano anche
dalla metropolitana, per cui ho dovuto studiare
a lungo la mappa per capire il percorso ottimale.
Mi sono trovato in un quartiere un po’ decadente,
con negozi che a volte consistevano in una stanza
semi vuota con un banco frigo logoro di almeno 30
anni, sedie spaiate in formica, un vecchio divano
e un ventilatore, qualcosa di simile al computer
point che si vede qui sotto.

Il
nerdissimo computer point a Taiwan, "Tirato
a lucido".
Ma raggiunto il mercato, mi si è spalancato
davanti nuovamente l'enorme opulenza di merci e
cose di ogni tipo, si andava dalle salsicce alle
bibite, alle pannocchie, ai tiri a segno, alle sveglie,
ai gelati, ai dolciumi, alle mutande, il tutto condito
da mille odori di cose che friggevano bollivano
e dalla folla onnipresente. Ho colto anche qui l'occasione
per fare numerose foto che ben evidenziano i colori
della serata.

Queste
sono tante sveglie

Queste
sono tante salsicce.

Queste
sono tante cose sconosciute.
Ho assaggiato le salsicce deliziose, delle granite
al mango e al kiwi e delle enormi limonate, anche
perchè il caldo non dava tregua sebbene fosse
sera. Tra le bibite segnalo, oltre che all'onnipresente
bibita al mango, anche i frullati di frutta di vari
gusti con aggiunta di semi di tapioca, che assorbendo
i liquidi, diventano enormi, circa un centimetro
e mezzo di diametro, mollicci e dolci. Vengono messi
nelle bibite, che sono fornite con una cannuccia
di due cm di diametro, e sono gradevoli da aspirare
e mangiare sebbene la prima volta lascino un po’
sorpresi per la consistenza gelatinosa ma compatta
al tempo stesso. Queste giornate di caldo a Taiwan
mi hanno convinto che una macchina per fare granite
sia la cosa che maggiormente mi serve in questa
vita e tornato in Giappone sono andato subito a
vedere i prezzi di frullatori macinaghiaccio.

Succo
di frutta con grossi semi di tapioca sul fondo e
la cannuccia adatta ad aspirarli.
L'ultimo giorno non avevo molto tempo, per cui
ne ho approfittato per fare alcune foto in un parco
vicino al municipio, che ospitava alcune costruzioni
famose molto tipiche. Poi sono dovuto rifugiarmi
sotto terra al fresco perchè stavo finendo
l'acqua. Nei parchi ci sono spesso persone che fanno
ginnastica, tai chi, anche se alle 10 quando sono
andato io, c'erano solo gli amanti del sudore copioso
e della canottiera bagnata. Di solito chi pratica
questa ginnastica lo si trova alle 5 del mattino,
quando fa più fresco.
Sono stato anche davanto al municipio, un palazzo
costruito dai Giapponesi all'inizio del ventesimo
secolo quando Taiwan era parte dell'impero giapponese.

Il
palazzo del Municipio di Taipei, costruito dai Giapponesi
all'inizio del ventesimo secolo.
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| Per
massimizzare i proventi, la tavola calda si
trasforma ogni mattina ed ogni sera per adeguarsi
alle esigenze della clientela. |
Prima di salire sul mezzo per l'aeroporto, mi sono
fermato a mangiare in una friggitoria per provare
i ravioli cinesi fritti alla piastra. Mentre aspettavo
fregandomi le mani, ho visto che i tre che gestivano
il localino, stavano cominciano a smantellare la
cucina invece di mettersi a friggere, ed ho cominciato
a temere di non fare per tempo. Questi tre dopo
aver staccato tutti i tubi e le prese, si sono messi
a trascinare il bancone della cucina nel retro e
hanno appeso un nuovo menù sopra quello esposto
in precedenza, hanno spinto fuori dal retro un secondo
bancone, lo hanno agganciato al gas e si sono messi
a friggere.
Il cambio avveniva perchè durante il giorno
non servivano le stesse cose che proponevano la
sera, per cui sostituivano tutto, menù compreso,
e quando sono arrivato io avevano appena aperto
e il posto era ancora in modalità notturna.
Dopo circa due ore ero di nuovo in aeroporto, e
questa volta ho potuto vedere con calma le differenze
con quelli visti in Europa e Giappone. Era parecchio
esteso, ma lontano dall'ergonomia moderna, innanzi
tutto aveva spazi decisamente insufficienti per
code di persone e bagagli, mancava delle scale mobili
e di grandi pannelli informativi sui voli.
Anche se ho visto solo un'area della struttura,
in quanto all'esterno c'era un ala nuova e moderna,
la parte dove ero io era invecchiata rapidamente,
anche se si vedeva che si trattava di una bella
struttura nel complesso, soprattutto doveva esserlo
all'epoca della sua realizzazione.
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| Vuoi
un volantino anche tu dal ragazzo-coniglio? |
Durante il volo di ritorno, l'aereo era pieno di
taiwanesi, soprattutto studenti. Cosa vanno a fare
tutti a Osaka, mi sono chiesto? Fanatici delle polpette
di polipo, specialità di Osaka? Probabilmente
per molti la meta era Kyoto. Inoltre il volo per
Osaka è una tratta un po’ più
economia da Taipei di quella per Tokyo per visitare
il Giappone.
Io ero l'unico occidentale sul volo, mentre in aeroporto
ho visto solo due ragazze giramondo dalla pelle
arrossata armate di zaino da battaglia che potevano
essere nord europee. Tanto meglio, in aereo mi sono
preso l'unico quotidiano in inglese, senza dover
spartire con nessuno le sue preziose pagine di ghiotte
notizie del giorno prima.
Il ritorno è stato tranquillo e la sera alle
21 ero a casa. Stanco, ma felice di essere arrivati
in un posto fresco fresco, con i suoi soli 30 gradi.