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| Sacerdote
shintoista nel costume tradizionale da cermionia. |
Prima che il caldo asfissiante
dell’estate giapponese arrivasse a bloccare
ogni stimolo di uscire di casa, mi si è presentata
l’occasione di fare una breve ma interessante
gita in due città del Giappone centrale,
Ise e Toba, e di andare all’”Onsen”,
le terme giapponesi.
La prima meta è stata Ise,
nella prefettura
di Mie, una città che ospita due
zone di templi considerate molto sacre in Giappone
ed importanti anche per la loro lunga storia.
La prefettura di Mie, sebbene non sia molto distante
da Osaka e da Kyoto, è un luogo largamente
ignorato dalla maggior parte dei turisti stranieri,
probabilmente uno dei motivi è la mancanza
della linea del treno superveloce shinkansen, che
rende quindi necessario al visitatore l’impiego
di alcuni dei suoi preziosi pochi giorni, per visitare
questi luoghi.
Le
due zone di templi di Ise sono molto simili, entrambe
si trovano all'interno di boschi molto antichi e
presentano un numero elevato, circa 200, di costruzioni
in legno distribuite nelle aree boschive. Si tratta
di edifici che si ispirano nelle forme architettoniche
a quella degli antichi magazzini di riso, sollevati
da terra e con il tetto in paglia, uno stile semplice
caratterizzato da linee rette e assenza di colori.
Nelle due aree, sebbene cambi la distribuzione
e il numero degli edifici, vi è un tempio
maggiore centrale, la cui caratteristica più
saliente è il tetto con decorazioni dorate.
Non si può accedere all’area del tempio,
tuttavia si può vedere abbastanza bene il
tetto con i suoi vivaci colori.

Uno
dei due complessi di templi si trova a due passi
dal centro della città e viene chiamato Geku,
l'altro invece a 15 minuti di autobus dal centro
e viene chiamato Naiku.
Naiku fu fondato circa 2000 anni fa e per secoli
fu luogo di pellegrinaggio. Tuttavia i templi sono
in legno e quindi soggetti ad una rapida usura nel
tempo e non resistono secoli.
Ragion per cui quello che si vede oggi in questi
luoghi, come pure in molti altri luoghi storici
giapponesi, non sono gli edifici originali, bensì
delle ricostruzioni.
Quello che si può vedere oggi riprende le
forme degli edifici di 1300 anni fa, quando i giapponesi
incominciarono a ricostruire questi templi ogni
20 anni, utilizzando il metodo costruttivo originale,
ovvero senza l'uso di chiodi. La ricostruzione avviene
riproducendo il tempio con le stesse dimensioni
originali, un un area adiacente al tempio precedente,
per cui la posizione cambia alternandosi ogni venti
anni. L’ultima ricostruzione, la 61ma, risale
al 1993 (per approfondire in merito alle cerimonie
e alle tradizioni in uso presso questi templi, vedere
qui un articolo in inglese)
I due complessi di templi sono tutt’ora
luoghi di culto per i giapponesi, che vi si recano
per cerimonie e ricorrenze. A Naiku si compiono
cerimonie in onore degli dei che si curano del cibo,
a Geku le cerimonie sono per dei protettori della
vita.
Per tradizione si visitano entrambi, il che richiede
un certo tempo, data l’estensione dei due
boschi.
I
due luoghi sono molto suggestivi, gli enormi alberi
centenari, i ponti in legno che attraversano i fiumi,
gli edifici antichi, non molto elevati, nascosti
nella foresta, tutto contribuisce a disegnare uno
scenario fiabesco. La semplicità dell’architettura,
l’assenza, ad esempio, di statue o di grandi
scalinate monumentali o di torri, cose che invece
abbondano a Kyoto, contribuiscono a dare l’immagine
di un culto dimesso e un po’ rurale, idea
che però non rede merito all’importanza
che hanno questi luoghi, considerati i più
sacri del Giappone.

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| Un
attore vestito da samurai passeggia cercando
di risollevare con il suo costume l'atmosfera
deprimente e stanca del parco. |
Il mio viaggio è proseguito
dal profondamente sacro al più chiassoso
profano, il quanto la meta successiva è stata
Edo Wonderland, un parco divertimenti
a tema, dedicato al periodo Edo, nelle sue manifestazioni
più note. Ovvero un parco divertimenti che
presentava ninja, samurai, geishe e tutto l’ambientazione
dell’antico Giappone classico.
Il parco era decisamente in declino.
I visitatori, pur essendo sabato pomeriggio, si
contavano sulle dita di una mano, l'atmosfera era
avvilente, anche se si poteva vedere lo sforzo di
ricostruire, se non l’atmosfera dell’epoca
Edo, per lo meno l’atmosfera dei film di samurai.
Tuttavia i pupazzi di samurai sui finti spalti e
gli attori vestiti da ninja che giravano nel parco
erano patetici e fuori luogo, tristemente senza
clienti da intrattenere, e non li salvava la buona
cura degli abiti
e la recitazione. Sembravano fuori posto
come qualcuno che si vesta per carnevale nel periodo
sbagliato.
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(in alto)
Un momento di uno degli spettacoli teatrali
(a sinistra) Uno
dei tanti ridcoli pupazzi che costituivano
l'arredamentod el parco |
Le attrazioni, anche quelle più
semplici, non riuscivano a tenere il confronto con
quelle di altri parchi giochi, ad esempio sono stato
in una casa stregata davvero pessima, oltre essere
risibile in sé per sé come tutte le
case stregate di tutto il mondo, non era nemmeno
scioccamente divertente,
mancava infatti il coordinamento tra il passaggio
del visitatore e i suoni e le luci, rendendo la
visita un inutile perdita di tempo.
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| La
torre panoramica del parco realizzata con le
fattezze di un castello giapponese. |
Più interessante forse il labirinto
“dei ninja”, molto esteso, con corridoi
che finivano con porte segrete e passaggi inaspettati
come nella tradizione ninja, ma un po' usurato dal
tempo e prevedibile nella maggior parte dei casi.
Altre attrazioni consistevano in
spettacoli e dimostrazioni di acrobazie di ninja
su funi e simulazioni di scontri, tiri a segno un
po’ costosi (5 tiri, 3,5 euro, per avere il
brivido di vincere un pupazzo a forma di ninja),
una torre panoramica a forma di castello di Azuchi (un edificio celebre per le sue possenti mura costruito nel 1579 vicino a Kyoto da Oda Nobunaga, e distrutto solo tre anni dopo la sua costruzione). Almeno la torre sembrava promettere molto bene, in quanto solenne
e maestosa, circondata da un giardino curato. Tuttavia, escluso il panorma davvero bello, di nuovo una delusione: all'interno la torre consisteva in una serie squallidi stanzoni con ricostruzioni in grandezza reale di scene di guerra, avevano un aspetto alquanto abbandonato e poco attraente.
Il parco era davvero patetico e questo
era forse una cosa che lo rendeva interessante. Molto gradevoli invece gli spettacoli, brevi rappresentazioni
teatrali con attori veri, molto affiatati e simpatici,
con bei costumi ed ambientazioni.
Dopo una foto alla ridicola mascotte
del parco, un gatto bianco con la capigliatura da
samurai, è arrivata finalmente l’ora
di fuggire per andare alle terme.

La mascotte del parco
in posa samurai-gattesca con i turisti
L'albergo si trovava a Toba,
una cittadina famosa per le perle. Era una grande
struttura composta da tre edifici, fronte mare,
in cima ad una ripida collina, per cui aveva diversi
ingressi, tanto che quando alla reception mi hanno
detto che eravamo al settimo piano rispetto all’ingresso
al livello del mare, mi sono parecchio stupito.
Prima destinazione sono stati naturalmente i bagni.

L'ingresso dei bagni con le
entrate per donne e uomini
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| La
zona dove ciascuno si lava prima di immercersi
in acqua. |
I bagni giapponesi,
quasi sempre di acque termali, sono separati per
uomini e donne, consistono in uno spogliatoio molto
essenziale in cui si lasciano tutti i vestiti, si
va infatti nudi in vasca. Prima di entrare però
bisogna lavarsi, ragion per cui nei bagni c’erano
una serie di postazioni con seggiolini di fronte
a uno specchio ed ad un tubo della doccia, dove
ci si lavava, a disposizione anche sapone shampoo
e balsamo. Una volta lavati si può entrare
in vasca, ce n'erano quattro, di varie fogge, dimensioni
e temperature, tre erano all'aperto, di cui una
curiosa a forma di enorme paiolo. L'acqua era molto
calda e si soffriva a restarci troppo a lungo. C'era
anche una sauna, casomai si sentisse di aver bisogno
di ancora maggior calore. Io non ho sentito questa
forte esigenza di un collasso gratis e mi sono limitato
a bollire nelle vasche.
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| Lo
spogliatoio consisteva in una stanza con delle
ceste in cui riporre i vestiti. |
Mentre stavo a cucinarmi sognando
assiderati picchi di montagne innevate dove sarebbero
state adeguatamente fresche le mie bibite da sorseggiare
in compagnia di un pinguino, un tipo in vasca mi
ha chiesto da dove venivo e quando gli ho detto
che ero italiano ha detto "Ah interessante,
allora dobbiamo parlare". Si è avvicinato
e mi ha domandato come sono le terme in Italia,
poi abbiamo parlato di cucina convenendo come sia
necessario un giudizio più aperto possibile
in merito alle cucine dei vari paesi, essendo impossibile
assegnare la palma del migliore a questa o a quella.
Un tipo simpatico. Infine si è offerto di
lavarmi la schiena, ma visto che mi ero già
lavato e anche lui, non ho saputo come interpretare
questa proposta dato che ho sempre considerato il
lavaggio del proprio corpo come una cosa un po'
personale, e ho rifiutato. Mi ha detto che i giapponesi
si lavano la schiena quando sono amici "anche perché
è difficile da soli" e lui voleva manifestare
la sua cordialità, era in effetti tutto sorrisi
complimenti e strette di mano perché avevo
discusso con lui in giapponese, cosa di cui non
smetteva di complimentarmi, e perché era
d’accordo con i miei argomenti.

I
tatuaggi in Giappone non sono largamente apprezzati,
sono considerati sinonimo di criminalità.
Spesso nei bagni pubblici non sono ammesse persone
che portano tatuaggi.
Finito il bagno, nello spogliatoio
ho visto che c'erano a disposizione diverse cose
per i clienti, una bilancia, lavandini con asciugacapelli,
rasoi, asciugamani, un distributore di té
freddo davvero provvidenziale e che mi ha enormemente
rinfrancato dato che ero terribilmente accaldato.
Cotto ma rilassato, ho indossato la vestaglia sono
andato a cena. Negli alberghi in Giappone non è
insolito girare in pantofole e con addosso una vestaglia
che si trova in albergo, per cui ogni tanto i giapponesi
poco informati trovano normale farlo anche all’estero
e capita che escano dalla camera in vestaglia. Al
ristorante circa metà delle persone erano
in vestaglia e pantofole.
Dopo
questa rinfrancante esperienza nelle caldissime
vasche giapponesi e una notte di sogni ricchi di
ninja e samurai, ho lasciato l'albergo e sono andato
al museo
della produzione delle perle, su di una isola
a pochi metri dalla costa, che si raggiunge con
un ponte pedonale.
Il museo e le strutture dell'isola erano moderni
e ostentavano ricchezza e lusso. Il museo era molto
interessante perché spiegava moltissimi dettagli
anche molto tecnici sia delle perle che dell'allevamento
e produzione. Si passava poi alle tecniche di produzione
di gioielli, mostravano come si selezionano le perle
e come si trapanano per farne collane. C'era poi
una mostra di gioielli storici, dal periodo greco
romano ad oggi, che illustrava come erano state
usate ed apprezzate le perle nei secoli.
Poi
un edificio a parte era dedicato alla vita del fondatore
della produzione delle perle coltivate, Kokichi
Mikimoto, che circa un secolo fa scoprì
cosa era necessario fare per far produrre le perle
sferiche alle ostriche e mise in piedi quella che
è ancora una delle maggiori fonti di reddito
della zona e un vanto del Giappone. Il museo è
stato molto interessante, non mancava ovviamente
un negozio in cui comprare perle di tutti i tipi
e per tutte le tasche, e anche per per le tasche
di pochi, come una stupenda enorme perla perfetta
da 250.000 euro.
Dopo questa visita, mi sono diretto
verso una diversa isola, questa volta in nave su
una imbarcazione turistica estreamente kitch con
statue e addobbi che riprendeano motivi marini e
personaggi di leggende giapponesi.
La meta però si è rivelata un posto
un po’ deprimente, con pochissimo da vedere
e negozi fatiscenti. Unica cosa interessante un
breve show con un delfino meschino costretto a giocare
a palla per guadgnarsi il pesce. Scappato via con
la prima nave di ritorno, ho deciso di andare ad
un vicino acquario, il Futami
Sea Paradise (qui
in inglese) dopo un breve viaggio di 10 minuti
in autobus.
L'acquario
non era molto grande, soprattutto se confrontato
con il modernissimo e maestoso acquario
di Osaka, ma era ben fatto e si potevano vedere
e anche toccare grossi mammiferi, come foche e
trichechi. Gli animali erano vivaci e docili
ed erano addestrati a fare un breve show per il
pubblico.
Anche la sezione dedicata ai pesci era bella, nel
complesso una buona selezione di fauna marina. Finita
la visita e venuta l’ora di ripartire verso
casa, ho cercato disperatamente un posto dove prendere
qualcosa da mangiare in treno durante il ritorno,
ma ho trovato solo negozi di souvenir. Anzi, palazzi
di negozi di souvenir, che comprendevano un po'
di tutto, ma nulla di edibile a parte dei dolciumi
e biscotti in confezione regalo. Una vera industria,
dopo le perle evidentemente.
Dato che non mi nutro di perle ne' di ninnoli e
non sono ghiotto di biscotti tradizionali di Toba,
ho continuato a cercare disperato, ma solo nella
assai modesta stazione ho trovato due anonimi panini
al bar, gli ultimi, e infine finalmente un fast
food di cucina giapponese, di quelli dove scegli
il tuo pasto presso una macchinetta automatica che
ti rilascia lo scontrino con il quale vai al banco
cucina.
Dopo uno spuntino con un incongruente wrustel alla
viennese e te verde, sazio e felice ho finalmente
preso il treno di ritorno.
In
questo viaggio ho mancato di vedere alcune cose
che forse avrò occasione di visitare in seguito,
la cosa simpatica è che i luoghi saltati
per mancanza di tempo, ricalcano con un certo parallelismo
i luoghi toccati nella mia gita, ovvero ho visto
un luogo sacro ma ho saltato un celebre antico tempio
posto su due grossi scogli in mezzo al mare;
sono andato a Edo Wonderland, ma ho saltato un parco
divertimenti a tema dedicato alla Spagna, anch’esso,
mi hanno riferito, un po’ in declino;
sono stato alle terme ma un divero albergo mi e'
stato raccomandaro nella zona;
infine ho mancato anche un altro museo dedicato
alla vita sul mare, e perfino un diverso acquario.
Forse avrò occasione di tornare
per visitare anche questi luoghi o forse no, comunque
mi sento di raccomandare a tutti, se avete abbastanza
tempo durante un vostro soggiorno in Giappone, questi
posti molto interessanti nella prefettura di Mie,
le città di Ise e Toba, magari evitando il
parco di Edo Wonderland. A meno che non siate particolarmente
affascinati dai gatti samurai e dai ninja finti.