Molti
mi chiedono se e come possono andare in Giappone
per fare una esperienza di lavoro, vuoi per vivere
in Giappone vuoi per sostenere le spese di una lunga
vacanza.
L'argomento
è piuttosto ampio.
Dobbiamo partire dando uno sguardo alle leggi giapponesi.
Si deve tenere conto però che quello che
esporrò in merito alle leggi giapponesi va
preso con molta cautela, perché le regole
cambiano nel tempo e perché io potrei ignorare
molte cose al riguardo. Non mi assumo quindi responsabilità
per eventuali danni o problemi che potrebbero derivare
dalle informazioni tratte da questa pagina, anche
se mi sono preoccupato di verificare tutto quello
che ho scritto per descrivere al meglio la situazione.
Considerate quindi le mie informazioni come una informale panoramica.
Il
visto
Il primo
problema per chi vuole andare in Giappone e restare
oltre i termini del permesso turistico (90 giorni) è il visto, noto come VISA, il
visa o la visa.
Si tratta del permesso di soggiorno.
Il sito
di riferimento in materia è
http://www.mofa.go.jp/
The Ministry of Foreign Affairs of Japan (MOFA)
Siccome
è tutto in inglese, darò qui un succinto
elenco dei visti elencati.
Perché
dobbiamo cominciare da qui? Per il semplice fatto
che non è legale lavorare in Giappone con
il visto turistico.
Il visto turistico è un permesso che viene
rilasciato all'ingresso in Giappone e permette di
stare in Giappone non più di 90 giorni.
Viene
rilasciato se si è in possesso di alcuni
semplici requisiti, ovvero il biglietto
di andata e ritorno e la cittadinanza -
e quindi il passaporto - di una
nazione che abbia rapporti ed accordi turistici
con il Giappone.
Nel caso dell'Italia, vi è un accordo reciproco
per il turismo che prevede appunto un soggiorno
di 90 giorni, se possedete un diverso passaporto
per esempio siete svizzeri, il visto vale 6 mesi.
Il periodo in questione varia a seconda dei paesi,
ma in genere è di 90 giorni.
La lista
delle nazioni e il periodo del visa turistico si
trova qui
http://www.mofa.go.jp/j_info/visit/visa/02.html#a
Quindi
riassumendo,
- se arrivi come turista, ottieni un visto all'aeroporto
secondo cui puoi stare al massimo 90 giorni in Giappone
e non puoi lavorare.
-
se vuoi stare per un periodo più lungo, devi
ottenere un permesso di soggiorno.
Non tutti
i permessi di soggiorno permettono di svolgere attività
lavorativa.
Benché
in Giappone vi siano numerosi lavoratori irregolari,
il Giappone è un isola per cui è difficile
sfuggire ai controlli di frontiera, di conseguenza
le leggi sull'immigrazione sono applicate con meticolosità.
La chiave
quindi per poter lavorare in Giappone è ottenere
un permesso di soggiorno, o visto o VISA che dir
si voglia, valido per il lavoro. I VISA sono di
tanti tipi e per ottenere ciascuno di essi bisogna
rispondere a particolari requisiti.
Elenco
i VISA con i nomi in inglese perché sia più
facile riconoscerli nei documenti e nei siti ufficiali.
La lista aggiornata si trova qui
http://www.mofa.go.jp/j_info/visit/visa/appendix1.html
E un
quadro generale si trova qui
http://www.mofa.go.jp/j_info/visit/visa/
1)
Visti diplomatici
Diplomatic
Visa
- Per diplomatici, ovvero se sei un comune mortale
che vuole fare una esperienza di lavoro in giappone,
è inutile.
Official Visa - come
sopra, adetti in missione di stati o enti esteri
riconosciuti dal Giappone
Passiamo
quindi ai Working Visa, permessi per professionisti
di un determinato settore, intendendo per professionisti,
laureati con 10 anni di esperienza (scuole comprese),
per cui per esempio un laureato in lettere, senza
esperienza di lavoro ma con 10 anni di studi (scuola
superiore + università) è elegibile
per un Visa di insegnante.
Come si calcolino i 10 anni di esperienza però
può variare da caso a caso e quindi in merito
suggerisco caldamente di contattare l'Ambasciata
del Giappone in Italia.
http://www.it.emb-japan.go.jp/
2)
visti che permettono di svolgere attività
remunerata - Working Visa:
Professor
- insegnante di scuole superiori ed univeristà.
Artist - compositore,
scultore, fotografo, ecc.
Religious Activities
- missionari e religiosi.
Journalist - giornalisti,
fotografi annunciatori freelancers, ecc
Investor/Business Manager
- uno dei visa più articolati, richiede
che si possegga una ditta solida con una sede e
dipendenti in Giappone e molti altri requisiti.
Legal/Accounting Services
- avvocato, commercialista, la cui
professionalità necessita di essere riconosciuta
in Giappone.
Medical Services -
dentisit, medici, attività sanitarie varie,
la cui professionalità necessita di esssere
riconosciuta in Giappone.
Researcher - ricercatore.
Instructor - insegnante
di scuole elementati, inferiori medie e
superiori.
Engineer ingeniere,
la cui professionalità necessita di
esssere riconosciuta in Giappone.
Specialist in Humanities/International
Services - designer,
interpreti, traduttori, esperti di servizi (pubblicità,
pubbliche
relazioni, vendite), addetti della moda, ecc.
Intracompany Transferee
- personale di ditte/enti/governi esteri che hanno
sedi in Giappone.
Entertainer - ballerini,
cantanti, atleti, attori, ecc...
Skilled
Labor - specialisti in un determinato campo,
come ad esempio orafi, gemmologi, cuochi, viticoltori,
allevatori... un visa che prevede una vasta categoria
di professioni.
3)
Visti temporanei che non
consentono di svolgere attività
remunerata:
Transit
Visa e Temporary Visitor
- si tratta di visti turistici, di validita fino
ad un massimo di 15 giorno per il Transit Visa e
fino a 90 giorni massimo per il Temporary Visitor.
Si ottengono in aeroporto quando si arriva in Giappone.
Il Transit Visa viene rilasciato a chi è
in Giappone solo per transito ed è in attesa
di imbarcarsi per la sua successiva destinazione,
per permettergli un breve soggiorno in una posizione
legalmente corretta.
Siccome questi visti vengono inseriti nel passaporto,
per legge il turista è tenuto a portarlo
sempre con sé.
Per cui in albergo il turista può richiedere
e deve ottenere che gli venga restituito subito
il passaporto, l'albergo può farne una fotocopia.
Il Temporary
Visitor è rinnovabile per ulteriori 90 giorni.
Per fare ciò bisogna recarsi presso l'ufficio
di immigrazione più vicino e fare specifica
domanda (non occorre quindi uscire dal Giappone).
E' una estensione del visto turistico nata per dare
più tempo per continuare a visitare il Giappone
o per venire incontro a inconvenienti e contrattempi
in modo di permettere al turista di non diventare
una presenza illegale. Che io sappia viene concessa
una sola volta. Contestualmente alla domanda di
estensione vi verrà probabilmente chiesto
di dare una ragione alla vostra richiesta. Non sono
tenuti a rilasciarvelo, anche se in genere lo fanno.
E' un beneficio molto comodo e spesso usato da chi
sta cercando lavoro, casa, da chi ha una emergenza
o deve sposarsi in Giappone, da chi lavora in nero
e vuole fermarsi il più a lungo possibile,
o per altre necessità di forza maggiore,
e si trova troppo a ridosso del novantesimo giorno
di permanenza ma desidera restare in Giappone ancora
un po'.
Dato che restare in Giappone oltre la scadenza del
visa è un crimine molto
grave punito con estrema severità, si
consiglia di tenere presente questa possibilità
e fare per tempo la richiesta.
Cultural
Activities
(1 anno o 6 mesi) - per chi intende approfondire
aspetti della cultura giapponese come judo, ikebana,
cerimonia del tè, kendo, kimono, scrittura,
ecc. Con questo visa ci si può iscrivere
ad un corso di specializzazione. Una volta era un
facile modo per stare in Giappone, ora è
molto difficile da ottenere, a causa abusi compiuti
in passato da persone che usavano questo permesso
per entrare in Giappone per lavorare. Ora l'ufficio
immigrazione ha intensificato i controlli sui requisiti,
per cui adesso si richiede di dimostrare l'esperienza
passata (per esempio di essere davvero un praticante
di judo, occorre qualche diploma, una lettera della
vostra associazione sportiva e cose simili).
College
Student
- studente universitario
Precollege Student
- studente di scuola superiore
Nonostante il nome di questi visa sia "Student",
questi permessi non sono necessari se intendente
frequentare un corso di lingue (o di judo o altro)
di durata inferiore a 90 giorni, perché questo
rientra nelle possibili attività di un turista.
Non servono per studiare in Giappone, ma per risiedere,
in qualità di studente (quindi non lavoratore),
per oltre 90 giorni.
Per ottenere un visto di studente in Giappone, il
corso a cui ci si iscrive deve essere minimo di
20 ore alla settimana. Con un visto "Precollege
Student" sono permessi non più di due
anni di studio. Poiché le scuole e le università
costano e la vita costa, tra i requisiti per ottenere
i visti come studente c'è la capacità
di mantenersi. Chi voglia ottenere un visto di studente,
in sede di domanda dovrà dimostrare di essere
in possesso delle risorse economiche per vivere,
ad esempio mediante presentazione della dichiarazione
dei redditi, deposito presso
istituto bancario giapponese, presentazione della
busta paga, o dichiarazio della vostra banca, o
garanzie di una persona di reddito consistente.
Trainee
- visa per coloro che svolgono corsi di studio ed
aggiornamento presso ditte giapponesi.
Dependent - mogli/mariti/figli
di persone che hanno un working visa. Occorre dimostrare
che l'interessato è davvero mantentuo e che
il mantenente ha le risorse necessarie.
Ci sono
poi permessi specifici.
4)
Specified Visa
Designated
Activities
- riguarda stranieri coinvolti in attività
di scambio, per esempio vacanze scambio (ove riconosciute),
avvocati che devono risolvere dispute internazionali,
atleti chiamati per qualche gara specifica, specialisti
necessari per specifici compiti, stranieri per i
quali viga un accoro di reciprocità di scambi
culturali (per esempio se hai un passaporto francese,
ci sono degli accordi tra Francia e Giappone per
cui puoi fare un anno in Giappone e puoi lavorare
non più di 20 ore a settimana, lo stesso
vale per i canadesi, mentre per gli australiani il
periodo massimo sale a 18 mesi).
5)
Stato di residenza senza restrizioni di tempo e
di attività
Sposo/a
o figlio/a
di cittadino giapponese
Sposo/a o figlio/a
di straniero con permesso illimitato di residenza
Long-Term Resident
- rifugiati politici, discendenti di giapponesi,
ecc.
Stranieri designati
dal governo.
Cambiare
visa da una tipologia all'altra restando in Giappone
è possibile.
Circolano molte voci contrarie in merito tra gli
italiani, secondo cui non è possibile passare
da un visto turistico a un visto di lavoro senza
uscire dal Giappone. Per mia personale esperienza
e di molti altri posso dire che non occorre uscire
dal Giappone. Se si arriva con un visto turistico,
si ha la fortuna di trovare lavoro, e si intende
cominciarlo, l'ufficio immigrazione convertirà
il visto turistico nel visto che vi serve senza
che sia necessario fare un costoso viaggio fuori
dal Giappone.
Come
si ottiene il visa
Il visa
si ottiene se si risponde ad una serie di requisiti
e si fa domanda all'ufficio immigrazione o tramite
l'ambasciata. Nel caso di visti di lavoro, è
l'azienda che vi assume che fa la domanda per il
vostro permesso e segue la pratica, analogamente
avviene per i visti di studio, è la scuola
che se ne occupa, in quanto l'azienda e la scuola
svolgono il ruolo di garanti
(vedi più sotto in merito). I requisiti sono
diversi a seconda del tipo di visa. Per esempio
il visto studentesco viene rilasciato se si dimostra
l'iscrizione ad una scuola in Giappone, cosa per
nulla banale se è pubblica a causa della
necessità del riconoscimento dei titoli scolastici
italiani, alquanto costosa se privata (per esempio
1 anno di corso di giapponese può anche costare
7.500 euro)
Il visto da studente preso d'esempio, rientra tra
i "Visti temporanei che non
consentono di svolgere attività remunerata".
Da solo non permette di lavorare, lo studente che
desidera un lavoro part time (non più di
20 ore a settimana) deve integrare questo visto,
una volta in Giappone, con un altro dedicato al
lavoro part time. Si può ottenere se la scuola
dove ci si è iscritti acconsente e sostiene
che un eventuale lavoro non influirà sul
rendimento, ovvero bisogna avere una buona media
scolastica.
Come
si può vedere non ci sono molte strade aperte
per stare in Giappone per più di 90 giorni,
per lo meno, dipende molto dalle proprie capacità,
risorse e studi. Purtroppo non è finita,
come vedremo successivamente.
Lo scoglio
maggiore per ottenere un working visa, a volte più
che trovare un lavoro, può essere dimostare
10 anni di esperienza professionale in un un campo.
Questo punto esclude chiunque abbia appena finito
le superiori, perché semplicemente non può
avere abbastanza anni alle spalle. Per un ventenne,
la possibilità di fare una esperienza in
Giappone più lunga di 90 giorni è
legata a permessi per studio, scambi culturali,
vacanze lavoro e simili.
Maggiori sono le possibilità per chi ha qualche
anno in più.
In genere senza la laurea è difficile ottenere
un lavoro che garantisca il visto, a meno che non
si pratichino mestieri molto specifici, come cuoco,
musicista, orafo, ecc.
Per esempio se non hai la laurea, ma supponiamo,
sei un designer di professione puoi chiedere uno
"skilled labor visa".
Se hai 27 anni dovresti dimostrare di aver cominciato
a 17 anni a lavorare, quindi di aver fatto una scuola
di 3 anni dopo le medie + 10 anni di lavoro. Oppure
una scuola del tuo settore che possa perciò
essere accorpabile come esperienza. Per esempio
se hai fatto il liceo d'arte per 5 anni e poi il
pittore per 5 o 6 anni, hai una esperienza nel settore
di 10 anni. Se invece dopo il liceo d'arte hai cominciato
a fare il cuoco, ora a 27 anni avresti circa 8 anni
di esperienza come cuoco, insufficienti per ottenere
uno skilled visa. Le cose però non sono sempre
così lineari (ebbene sì questo era
un caso lineare), e questi sono solo esempi per
darvi un idea. I criteri esatti per valutare la
vostra esperienza sono legati molto spesso a quanta
documentazione riuscite a produrre. Diplomi scolastici,
ma anche lettere di assunzione e il libretto di
lavoro, tutto può contribuire a comporre
il mosaico delle vostre attività nei 10 anni
precedenti.
Specificità
del permesso di lavoro
Un'altra
cosa da tenere conto è inoltre che se ottieni
un working visa, non puoi metterti a cercare lavori
diversi da tuo settore, una volta in Giappone. Se
per esempio chiedi un visto e lo ottieni in quanto
dimostri che sei un designer, ma poi pensi di guadagnare
di più insegnando italiano, non puoi andare
a lavorare in una scuola di italiano - e la scuola
non potrebbe accettare il tuo visa.
C'è tuttavia chi è meno ligio e queste
cose le fa lo stesso, alcuni istituti non guardano
al tipo di Visa purché permetta di lavorare,
questo accade perché certe scuole hanno carenza
di insegnanti.
Tuttavia non è legale e può causare
dei problemi al datore di lavoro e l'espulsione
dal Giappone al lavoratore.
Per questo motivo nei giornali per stranieri appaiono
negli annunci di lavoro, avvisi che dicono "proper
visa required" o "proper visa a must",
che non vuol significa solo "richiesto un visto
di lavoro e non uno turistico" ma anche "visto
appropriato al lavoro offerto", per cui offerte
di lavoro per ballerini richiedono di avere l'"Entertainer
Visa" e non, ad esempio un più semplice
(per un italiano laureato in lettere) "Instructor
Visa".
Il
ruolo del garante
C'è
una questione ulteriore da conoscere.
Per avere un visto di lavoro, non basta rispondere
ai requisiti di legge (10 anni di studio/professionalità).
Occorre anche un garante, un cittadino giapponese
che si prenda la responsabilità di garantirvi
un reddito. Questo ruolo nel caso di lavoratori,
è coperto dal datore di lavoro, nel caso
di scuole, dal preside o chi per lui. In buona sostanza
nell'ottica burocratica, è il datore di lavoro/il
preside ad invitare il lavoratore/lo studente in
Giappone. Ciò rende ulteriormente difficile
trovare lavoro, perché implica trovare non
solo un posto di lavoro, ma un posto di lavoro dove
vi sia chi si impegna per voi. Il vostro futuro
datore di lavoro deve utilizzare tempo e soldi,
in quanto sarà colui che preparerà
parte della documentazione richiesta (per ciò
che gli compete) per farvi ottenere un visto. Per
esempio se sei cuoco, devi trovare un datore di
lavoro che si voglia imbarcare nella costosa burocrazia
giapponese per dimostrare che ha veramente bisogno
delle tue capacità e che è in grado
di pagarti. Ragion per cui molte ditte che hanno
bisogno di stranieri (scuole, ristoranti) difficilmente
fanno da garanti, preferiscono trovare qualcuno
che sia già in possesso dei requisiti, per
esempio lavoratori che hanno ottenuto il visto da
altre ditte ma che hanno lasciato subito il lavoro
(o semplicemente prediligono persone in possesso
di visti di residenza).
Ci sono
infatti lavoratori che ottengono un visto da una
ditta, vanno in Giappone, ma poi decidono di lasciare
il posto di lavoro e cercare altri lavori. Costoro,
pur avendo lasciato il proprio posto di lavoro,
mantengono il visto ottenuto attraverso la ditta
per cui lavoravano, fino alla scadenza. Ci sono
ditte ben organizzate per fare da garante ed assicurare
ai propri lavoratori il visa necessario, in genere
si tratta di grosse compagnie o di attività
che hanno assoluto bisogno di un lavoratore straniero
(tipo un ristorante che cerca un pizzaiolo o una
ditta di software che cerca un ingegnere programmatore
o un redattore di manuali tecnici).
Notate
come ci siano davvero molti ostacoli attorno alla
possibilità di lavorare in Giappone.
Non potete lavorare se non avete il visto e non
potete avere un visto se non rispondete a certi
requisiti voi, e se non avete un cittadino giapponese
che fa da garante. Siccome
nessun privato giapponese si assume questa responsabilità
a meno che non vi desideri come impiegato o non
sia vostro parente o non sia davvero un fidato amico
con una attività, il garante e il datore
di lavoro si identificano spesso nella medesima
persona. E questo datore di lavoro dovrà
giustificare all'ufficio immigrazione la sua richiesta
di assumere un cittadino straniero al posto di un
cittadino giapponese, tipicamente una scuola di
lingue ha motivo di assumere stranieri, un negozio
di scarpe no, vale quindi il principio per cui lo
straniero è richiesto per le sue specificità,
laddove non sarebbe sostituibile con un impiegato
giapponese.
Ma ciò comporta che la rosa dei già
pochi posti di lavoro, si restringe ancora, perché
tra tutte le ditte che vi potrebbero dare lavoro,
non tutte sono disposte a farvi da garante per farvi
ottenere il visto. Ma non disperate. Di ditte che
si propongono come garante ("sponsor"
sui giornali di annunci in inglese) ce ne sono,
e ne basta una.
La
vita grama di tre mesi in tre mesi degli irregolari
Date
tutte queste difficoltà, non mancano, pur
nell'ordinato Giappone, molti lavoratori irregolari.
Dato che ottenere i visti è molto difficile,
molti stranieri vengono in Giappone come turisti,
lavorano per esempio 75-80 giorni, per poi uscire
dal Giappone prima dei 90 giorni.
Stare più a lungo è una violazione
delle leggi sull'immigrazione, cioè un crimine,
considerato gravissimo in Giappone e punito con
estrema severità, maggiore di quella riservata
al furto con scasso. Tanto perché la cosa
non venga presa sottogamba, ci tengo a sottolineare
che anche la permanenza in Giappone di UN solo giorno
oltre i termini del visa, comporta l'incarcerazione
per diversi giorni fino all'espulsione, senza la
possibilità di mettersi in contatto con nessuno,
nemmeno con un avvocato o l'ambasciata, il tutto
a proprie spese fino a 60.000 yen - 425 euro - al
giorno circa, una ammenda da un minimo di 300.000
yen - 2.140 euro - fino a 3 milioni di yen - 21.400
euro circa. L'espulsione comporta la deportazione
forzata fuori dal Giappone e l'interdizione a rientrare
in Giappone per 10 anni.
Così
i lavoratori irregolari, poco prima della scadenza
del visto tornano a casa per un mesetto per poi
rientrare nuovamente come turisti. I più
arditi vanno semplicemente in Corea sette giorni
(costa meno che tornare a casa), suscitando così
in genere i maggiori sospetti. Infatti rientrare
in Giappone, di volta in volta diventa sempre più
difficile, perché dopo due o tre volte l'immigrazione
comincia a sospettare che in realtà la persona
abbia qualche attività sull'isola e non sia
un semplice turista "perenne".
Tuttavia
l'immigrazione diventa SUBITO sospettosa se si va
in Corea, perché è la metà
più vicina dove vanno tutti i lavoratori
abusivi per non spendere troppo di volo aereo.
Un mio
conoscente italiano che aveva una fidanzata giapponese,
ha cominciato ad andare e venire dal Giappone. Non
aveva un lavoro in Giappone e quindi non poteva
che usare il visto turistico e doveva uscire dal
Giappone alla scadenza per poi rientrare ed ottenere
un nuovo visto.
In una occasione, anche lui per non pagare sempre
la tratta Giappone-Italia, se ne è andato
in Corea una settimana in vacanza alla scadenza
dei suoi 90 giorni come turista.
Al rientro
in Giappone l'immigrazione è stata particolarmente
accanita a fargli domande e a controllargli il passaporto.
Sospettavano che lui fosse un lavoratore abusivo.
Avere un/una fidanzato/a giapponese, non è
infatti una garanzia legale di alcun tipo per stare
in Giappone, anche se ovviamente una telefonata
o una lettera del cittadino giapponese può
essere d'aiuto a chiarire casi come questi.
Lui disponeva di un biglietto di ritorno per l'Italia
(cosa necessaria a tutti i turisti per ottere il
permesso di soggiorno turistico) ancora valido e
così alla fine lo hanno fatto passare.
Il biglietto di ritorno è essenziale. Se
si sta per più di 90 giorni in Giappone con
un visto turistico si rischia la deportazione forzata
(se si hanno soldi o se l'ambasciata del proprio
paese paga il biglietto di ritorno - da rifondere)
oppure se non si hanno i soldi, si va in galera
in attesa che qualcuno mandi i soldi per il biglietto.
Le autorità
aeroportuali italiane poi non accolgono a bordo
i viaggiatori che si imbarcano per il Giappone e
sono privi di biglietto di ritorno o di un permesso
giapponese sul passaporto.
E' quindi
possibile entrare in Giappone come turista, cercare
un lavoro in nero, tipicamente in un ristorante,
oppure facendo lezioni private di lingua, stare
89 giorni o meno e poi uscire dal Giappone per un
po'. Ovviamente è una vita da clandestino,
pericolosa per le conseguenze legali e penali, con
nessuna garanzia di lavoro né sul lavoro.
E' tuttavia possibile perché è difficile
che l'immigrazione venga a sapere delle attività
di tutti.
Io sconsiglio questo genere di strada. Le autorità
non sono infatti stupide, al limite sono lente.
C'è comunque chi ha fatto questa vita per
molto tempo, addirittura anni, con molta cautela,
mettendo da parte soldi per poi tornare nella propria
patria con un discreto gruzzolo oppure ha poi regolarizzato
la propria posizione in Giappone avendo trovato
un lavoro stabile o sposandosi. Ma altri non sono
stati altrettanto abili o fortunati ed hanno pagato
caro.
Io credo
che in alternativa a fare il lavoratore abusivo,
sia meglio cercare quelle opportunità di
scambi culturali (per esempio lavoro di volontariato
in Giappone, in agriturismo, campi archeologici)
che offrano se non un reddito decente, quanto meno
una sistemazione economica per un anno all'estero.
Questa attività potrebbe rispondere al visa
"Designated Activities" ma non ne sono
sicuro. Su queste attività purtroppo non
sono molto informato.
L'Alien
registration card
Tutti
gli stranieri che stanno in Giappone per più
di 90 giorni, sono tenuti a fare domanda per ottenere
la propria alien registration card.
La domanda va fatta nei primi 90 giorni di permanenza,
presso il comune della città dove vi trovate.
Si tratta di una tessera che funge da carta di identità
ed è richiesta in svariate circostanze, come
aprire un conto in banca o affittare una casa.
Siccome i giapponesi non sono tenuti ad averla,
gli stranieri la chiamano comunemente "Gaijin
card" la tessera dello straniero, un po' per
brevità e un po' per autoironia.
Per legge lo straniero in possesso dell'Alien registration
card è tenuto a portarla sempre con sé
ed ad esibirla durante eventuali controlli di polizia.
In compenso non è più necessario avere
sempre con sé il passaporto, come invece
deve fare il turista.
Re-entry
permit, il permesso di rientro per chi ha già
un visa
Chi risieda
in Giappone e sia in possesso di un visto non turistico
(quindi lavoratori, studenti, ma anche cittadini
residenti, figlio o sposi/e di giapponesi ecc.),
ed intende uscire temporaneamente dal Giappone per
una vacanza o altro, se vuole mantenere il suo visa
è tenuto a richiedere presso l'ufficio immigrazione,
il permesso di rientro, o re-entry permit prima
di partire.
Chi ignori tale regola, al suo rientro si troverà
senza più visa e dovrà nuovamente
fare domanda per riottenere il suo permesso e seguire
nuovamente tutto l'iter amministrativo.
Il re-entry permit si ottiene presso l'ufficio immigrazione
della città in cui risultate residenti sull'Alien
registration card (la tessera di identità).
La domanda consiste in un modulo da compilare in
cui si specificano i propri dati e quelli di viaggio
(destinazione, periodo, motivo). Si paga 3000 yen
per un singolo rientro o 6000 per un permesso per
rientri multipli, per entrare ed uscire più
volte, fino alla scadenza del proprio visa. Il permesso
multiplo scadrà con il visa di cui siete
in possesso.
Bisogna portare con sé il passaporto, l'Alien
registration card, e i soldi necessari, 3000 o 6000
a seconda, con cui acquisterete una marca da bollo.
Il
re-entry va fatto necessariamente prima di uscire
dal Giappone, non è possibile ottenerlo dalle
ambasciate o consolati giapponesi all'estero. Eventualmente
però, si può ottenere in queste sedi
solo una proroga alla scadenza del permesso, nel
caso in cui, per cause di forza maggiore come per
malattia, sia impossibile rientrare in Giappone
nei tempi previsti.
In caso siate già con la valigia davanti
allo sportello della vostra compagnia aerea pronti
a imbarcarvi e non abbiate fatto il permesso di
rientro, rivolgetevi alla polizia o all'immigrazione
dell'aeroporto. Nei grandi aeroporti giapponesi
è possibile ottenere il permesso in pochi
minuti, con i medesimi costi.
Domande
frequenti sul lavoro in Giappone
Non
so il giapponese ma me la cavo con l'inglese.
Posso trovare lavoro in Giappone?
L'inglese
in Giappone serve per una svariata quantità
di cose, laddove ci sia una scritta una indicazione,
un modulo, un menù o un giornale che non
siano in giapponese, è in inglese. E' facile
incontrare stranieri in Giappone da anni, che sono
molto pratici di problemi di lavoro e non, costoro
sono preziose fonti di informazioni, e per comunicare
si usa l'inglese. In genere gli stranieri in Giappone
conoscono molte piu' cose dei giapponesi in merito
alle regole e alle opportunità per gli stranieri,
vale sempre la pena scambiare quattro chiacchere
con americani, finlandesi, peruviani e neozelandesi
e quant'altri quando si vuole saperne di più
sul mondo del lavoro e dei diritti e doveri. Inoltre
nella lingua giapponese ci sono numerosissime parole
prese dall'inglese, per cui io raccomando di conoscere
questa lingua. Ma per lavorare potrebbe non essere
decisiva, a meno che non siate abbastanza preparati
in inglese da insegnarlo. I giapponesi, in genere,
non parlano inglese e chi lo sa spesso esita ad
affrontare una conversazione in questa lingua, temendo
di essere ad un livello troppo scolastico. C'è
anche chi lo conosce davvero bene e lo pratica volentieri
con gli stranieri, ma non è la norma. Insomma
l'inglese in Giappone è molto importante
ma non lo ritengo la lingua chiave per lavorare.
Per cui è meglio studiare il giapponese.
Scritto è certo difficile, ma parlato è
possibile per tutti. E' bene cominciare subito (adesso
per esempio, perché aspettare?).
Il
Giappone è caro? Quanto costano gli affitti
a Tokyo?
Il Giappone
è meno caro di quanto si creda.
Mangiare, vestire e moltissimi generi di suppellettili
si trovano a prezzi molto economici e di buona qualità.
Alloggi e trasporti sono costosi, questi ultimi
tuttavia sono puntualissimi, anche se purtroppo
spesso esageratamente affollati.
Gli affitti sono effettivamente cari, Tokyo in particolare
è carissima per esempio una camera di circa
9 - 12 metri quadrati con bagno in comune, cioè
fuori in corridoio, e magari con doccia a moneta,
non è insolito che parta da circa 400 euro
al mese. Trovare un posto decente dove vivere a
prezzi accettabili può risultare alquanto
impegnativo, senza contare che alla firma del contratto
si va incontro a numerose spese e balzelli che possono
portare ad un esborso notevole, pari anche a tre
o quattro mesi di affitto, a volte perfino sei.
Per affittare un appartamento per una lunga permanenza
non è affatto insolito che le agenzie chiedano
un garante giapponese, una persona stipendiata,
o finanziariamente solida, meglio se uomo. Questo
garante non è da confondere con il garante
necessario per il visto, anche se a volte coincidono.
Il garante per la casa è un cittadino giapponese
che si assume la responsabilità di pagare
il proprietario nel caso, per esempio, che lasciate
il Giappone per tornarvene a casa dopo un mese o
semplicemente se non pagate.
Alcune
agenzie immobiliari non vi considerano nemmeno senza
un garante, e alcune agenzie non vi considerano
anche con il garante, perché i loro clienti
locatori non vogliono stranieri, vuoi per pregiudizi,
vuoi per cattive esperienze con stranieri poco riguardosi
dei beni altrui e delle regole di convivenza. A
causa di questi problemi molti stranieri trovano
congeniale alloggiare in cosiddette (non formalmente)
"gaijin house", che sono affittacamere o pensioni
per brevi, medie o lunghe permanenze e non prevedono
salati anticipi (solo moderati o niente del tutto)
né un garante di nessun tipo. Di contro in
simili posti l'affitto è mediamente un po'
più caro di uno spazio di uguali dimensioni
e condizioni che sarebbe possibile ottenere con
un garante. Inotre l'intimità è scarsa,
dato che non è raro trovare i servizi in
comune.
Mi sento di consigliare di non scegliere Tokyo,
se si bada molto al portafoglio e si vuole risparmiare
sugli affitti. Kyoto, Osaka, Kobe, Nagoya, Hiroshima,
Fukuoka, Sapporo e molte altre grandi città
del Giappone hanno prezzi meno elevati. Di contro,
si tenga conto, che ovviamente una megalopoli come
Tokyo (non che le altre città siano piccole)
offre di tutto, oltre ad una vita di respiro internazionale,
anche le maggiori probabilità statistiche
di trovare lavoro, data l'enorme varietà
di attività.
C'è
qualche lavoro in Giappone che sia possibile svolgere
dove non occorra conoscere la lingua?
I lavori
ci sono, ma ovviamente la rosa si restringe.
La scelta piu' semplice, tanto che è perfino
abusata, è insegnare.
E' possibile insegnare italiano, anche non conoscendo
il giapponese.
In molte scuole si deve solo seguire il libro, e
parlare esclusivamente in italiano.
In molte altre l'insegnante fa la lezione che più
gli aggrada, soprattutto se il proprietario dell'istituto
non conosce l'italiano. Quando il proprietario non
è in grado di valutare la bontà delle
capacità dell'insegnante ne ha un riscontro
indiretto dal numero di studenti che lasciano i
corsi o che restano.
Inoltre capita che gli studenti siano ben felici
se l'insegnante non sa il giapponese, così
sono costretti a parlare italiano. Per questo in
fondo pagano.
In questo settore non è strettamente necessario
avere la laurea, e nemmeno un diploma in materie
letterarie. Sia chiaro che mi riferisco alle esigenze
del mercato del lavoro, non ai requisiti necessari
al permesso di lavoro, dove la laurea ha il suo
peso. Molto spesso le scuole si accontentano che
siate italiani madrelingua e un visto di lavoro
valido (anche come ingegniere) e questo gli basta.
Dipende dalla scuola. Certo, diplomi e lauree aiutano,
e alle volte gli studenti stessi chiedono che i
loro insegnanti siano di buon livello scolastico,
ma generalmente accade che dove la gestione della
scuola sia giapponese, chi vi assume non è
in grado di valutare il vostro livello, e dove la
gestione sia italiana, sono immediatamene in grado
di valutare il vostro livello.
Quindi più che i diplomi, gioca molto come
vi presentate, la cortesia, la bella presenza, il
carattere aperto ed espansivo (molto apprezzato
in un insegnante ideale), tutto concorre a farvi
apprezzare e a qualificarvi. Ciò non significa
che tutti gli italiani siano pronti a trasformarsi
in insegnanti in Giappone. Insegnare la propria
lingua ad uno straniero, mette in luce come ci sia
differenza tra parlare italiano perché si
è italiani e conoscere davvero la grammatica
e riuscire a spiegare moltissime regole e convenzioni
che diamo facilmente per scontato o che abbiamo
dimenticato.
C'è
anche lavoro nella ristorazione, gli onnipresenti
ristoranti italiani, come cameriere, mestiere per
un cui un minimo di giapponese però è
necessario, o come cuoco (ma non ci si improvvisa
qui). I pasticceri e i pizzaioli trovano facilmente
sistemazione.
Data la forte concorrenza tra locali che offrono
prodotti italiani o presunti tali, la presenza di
un volto occidentale o di un vero italiano, può
aiutare il proprietario a convincere i clienti che
il locale offra prodotti autenticamente italiani.
Così molti proprietari accolgono nello staff
camerieri italiani o stranieri in genere, seppure
alle prime esperienze, per avvantaggiarsi di questa
immagine. Se poi uno ha davvero esperienza nel settore,
meglio ancora.
Nei ristoranti italiani inoltre la lingua italiana
è un po' più di casa, sia nel menù
che nelle ordinazioni e discussioni del personale.
Poi ci sono altre circostanze di lavoro relative
ai cibi e prodotti italiani, ma di breve durata,
come lavorare alle fiere dove si promuovono
prodotti dell'Italia, ma ovviamente è un
lavoro temporaneo.
Molto richieste sono poi ballerine e intrattenitrici
nei locali notturni. La bella presenza può
aiutare, ma la professionalità è raccomandata.
La paga in genere è buona, ma le ore di lavoro,
spesso lunghe in condizioni difficili, di notte
in locali fumosi in compagnia di avventori alticci.
Più affidabili per durata e condizioni di
lavoro sono i mestieri specialistici in particolari
settori, come per esempio nella produzione di software,
meccanica, industrie alimentari. In settori industriali
avanzati, l'inglese è sufficiente per lavorare.
Qualcuno trova spazio nelle televisioni o nei parchi
giochi facendo l'intrattenitore. La carriera
televisiva è possibile ma altalenante. Non
avrete la garanzia di lavorare con costanza, ma
può rivelarsi una buona strada, occorre molta
perseveranza e un altro impiego per sfamarsi quando
il lavoro dagli studi non arriva.
Anche la carriera nella pubblicità
è una strada (modelli per pubblicità),
a detta di chi la pratica però anche questo
non è un impiego costante.
Trovano spazio poi in Giappone anche musicisti,
cantanti, scultori, artisti in genere.
Ci sono poi occidentali che in Giappone scoprono
lavori curiosi, come quelli che vestiti da preti,
praticano cerimonie di nozze e anche funerali in
stile occidentale (questi finti preti, detto per
inciso, non sposano civilmente nessuno, la cerimonia
in Giappone è slegata dal matrimonio in quanto
non esiste il concordato tra stato e chiesa. Ragion
per cui anche un vero prete, o un pastore, o un
monaco shintoista in Giappone non ha l'autorità
di rendere civile un matrimonio).
La conoscenza del giapponese non è essenziale
in lavori del genere, ma certo lo è una buona
pronuncia e una buona memoria per imparare la parte.
Quindi le strade sono tante, bisogna guardarsi attorno
e lanciarsi. Se poi si conosce anche il giapponese
ad un livello più che accettabile, le possibilità
diventano molte di più.
Come
cercare lavoro in Giappone?
Esistono molti modi. Cercando su Internet, cercando
tra gli annuncii dei giornali in inglese, andando
porta a porta presso le attivita' dove si vorrebbe
lavorare, inviando curriculum, rivolgendosi all'ufficio
di collocamento o ad uffici di lavoro ed agenzie
private. E infine ovviamente conoscenze e passaparola.
Come cercare lavoro in Giappone e cosa cercare,
come presentarsi, lo vorrei esaminare in dettaglio,
perché c'è tantissimo da dire. A poco
a poco sto ampliando questo argomento su questa
pagina, introducendo nuove infomazioni, per cui
questa sezione si ingrandirà e probabilmente
vi dedicherò una pagina.