Segue dalla
prima parte, clicca qui per leggere
La fase 2, a spasso per Kyoto. Abbastanza semplice
se siete giapponesi, io in genere non lo sono.
Da qui in poi è tutto facile, i miei amici
conoscono Kyoto e mi guiderano. O no? In parte:
la città è grande, con una sua rete
di stazioni, non è banalissimo muoversi.
Sappiamo bene dove vogliamo andare, ma occorre fare
attenzione ai percorsi ferroviari e dei bus. Gli
articolati trasporti di Kyoto non vanno presi sottogamba.
Kyoto presenta una struttura urbana molto estesa,
disposta a griglia, con l´antico palazzo imperiale
al centro e una numerosissima costellazione di templi,
sia piccoli che molto estesi. Molti sono famosissimi
e gran parte delle cartoline con bucoliche vedute
di templi e parchi, sono riprese da queste parti.
La
Kyoto moderna presenta una accozzaglia di vecchio
e nuovo, a differenza di Osaka dove si può
essenzialmente trovare una architettura moderna.
Kyoto era l´antica capitale del Giappone,
i giapponesi la paragonano a Firenze, per importanza
culturale, ma io non sono convinto che questo paragone
possa aiutare a capire cosa sia Kyoto avendo visto
Firenze e viceversa. Sotto il profilo meramente
visivo, la città differisce moltissimo da
qualsiasi città Italiana. Di certo però
è un luogo storicamente molto importante
e non a caso c´è molto turismo, capita
di sentire parlare inglese per strada, cosa alquanto
rara a Osaka. Kyoto è anche un importante
centro scolastico ed universitario. Gli edifici
più antichi del Giappone sono qui. La mia
stazione di arrivo a Kyoto è la stazione
centrale JR station, che solo più tardi mi
accorgo essere spaventosamente grande. Oltre ad
una ammirevole e futuristica volta metallica nell´atrio,
sono di fronte anche questa volta a un labirinto
di corridoi e negozi, con una notevole estensione.
Essendo città storica, il governo non ha
permesso che a Kyoto si costruissero grattacieli
eccessivamente alti, eccezion fatta per una torre
panoramica. Con mia sorpresa quindi scopro che l´immancabile
centro commerciale incorporato nella stazione, non
si sviluppa in altezza, ma “di fianco”:
è esteso, e composto dal numerosi piani che
si adagiano l´uno all´altro a terrazza,
come sul fianco di una collina. Il risultato architettonico
è che posso ammirare 10 piani di scale mobili
scendere a cascata davanti a me.
La nostra prima tappa è un mercato dell´antiquariato
all´interno del cortile di un tempio molto
antico. Gli edifici storici in Giappone, quelli
sopravvissuti, sono tutti in legno. Sono molto belli
ed imponenti e richiedono costante manutenzione.
Sono di frequente abitati da monaci che nei secoli
li mantengono in buono stato. Sono quindi dei luoghi
in cui tradizionalmente c´è molta attività,
per cui non deve stupire che si svolga un mercato
presso un tempio. Ovviamente alcune parti del tempio
sono dedicare esclusivamente a funzioni religiose,
mentre altre sono ambienti comuni, coperti o scoperti,
che assolvono a varie funzioni a seconda delle esigenze.
Purtroppo la giornata è terribilmente piovosa,
siamo costretti a fare solo un rapido giro e a rifugiarci
nella vicina stazione della metropolitana per tornare
in centro. Il pomeriggio il clima migliora un po´
e siamo in grado di girare per la città senza
troppo disagio. Nella zona dello shopping del centro
scopriamo tanti templi, piccoli e grandi, verdi,
lussureggianti e ben illuminati, oppure tetri e
sinistri.
Dopo molto girare per i negozi del centro, ci fermiamo
in un caffè molto ma molto cupo, con luci
flebili e una accogliente atmosfera tutta in legno,
dove mi gusto un ottimo gelato.
I gelati qui in Giappone sono buonissimi, e a dire
il vero tutti i dolci sono ottimi, ma la scelta
dei gusti è in genere assai limitata: cioccolato,
noce, azuki (fagiolo dolce giapponese), mandarino,
crema, te verde, banana, pesca. Ovviamente esistono
gelaterie con molti più gusti, ma non sono
affatto diffuse. I gelati sono venduti a pallina,
in cono o in coppetta ed in genere sono un po´
cari. Ci sono però anche gelati meno costosi,
al gusto di polvere, intonaco, ruggine e sabbia.
Infine ci sono quelli confezionati, tra cui l´immancabile
doppio biscotto con dentro il gelato e cornetti
vari. Il locale che io chiamo caffè non si
può propriamente definire un bar come lo
intendiamo noi. Per descriverlo adeguatamente bisogna
immaginare un luogo arredato come un pub irlandese,
tutto in legno e con tanti merletti alle finestre,
ma silenziosissimo, con uno stringato menù
di gelati, budini e tè.
I caffè giapponesi sono invece molto più
spesso simili ai fast food, con una fila di casse
su cui capeggia un menù che presenta una
certa varietà di cose chiamate caffè.
A volte parte del menù è in italiano,
ad esempio i nomi dei prodotti e le dimensioni dei
bicchieri, puoi avere un “Cappuccino espresso”
“small”, “tall” o “grande”.
Il caffè è venduto in bicchieroni
come le coca-cole ai fast food, non esiste il caffè
in tazzina. L´italiano come lingua compare
spesso nei nomi dei negozi o sulle riviste. Una
volta ordinato, nel tuo vassoietto di plastica vengono
poste caffè e bibite di varia natura. Io
in simili posti ordino sempre un Frappuccino, proprio
con la effe iniziale, un nome che trovo ridicolissimo
e che riserva una gradita sorpresa. Si tratta di
un ottimo frappé al gusto caffè. Molto
meglio del caffè acquoso che risponde al
beffardo nome di “espresso”. Però
la qualità dell´aroma, a parte l´eccessiva
acqua, è sempre ottima in tutti i prodotti
al caffè. Spesso per altro la qualità
dei prodotti alimentari giapponesi, mi è
sempre parsa generalmente ottima.
Pausa successiva in un negozio molto molto antico,
dove vendono un tè particolare apprezzato
in Giappone. Il negozio è estremamente spoglio,
ma non squallido, in legno chiaro usurato dal tempo,
mi ricorda molto i numerosi templi i Kyoto stessa,
non pare affatto diverso, ha quell´aria vissuta
ma la contempo volutamente un po´ antica,
con l´illuminazione elettrica ben mascherata
in eleganti lampadari di carta. Il tè è
presentato in maniera molto agreste, in soffici
bustine confezionate in maneira apparentemente rustica,
ma in realtà assai raffinate. Sono adagiate
su delle ceste di paglia intrecciata, appoggiati
su vecchi barili in legno. In un angolo ci sono
dei cuscini ed un tavolino. Si può prendere
il tè qui, chiedo. “No” mi rispondono
“ma siccome molti vengono qui a prendere prodotti
da regalare, mentre attendono il pacchetto possono
sedersi e il negozio offre loro del tè”.
Si tratta di una cortesia praticata in molti negozi
di tè e non solo, anche modernissimi. Il
cliente è molto riverito da queste parti.
Per la cena a Kyoto cosa c´è di più
tipico a Kyoto, la città delle tradizioni
antiche per eccellenza di un bel ristorante italiano?
Ovviamente ho avuto modo di mangiare in Giappone
anche tanto cibo giapponese in locali tipici. Ma
riserverò una sezione a parte al cibo locale,
perché richiede diverse spiegazioni.
Comunque a Kyoto finiamo al settimo piano di un
centro commerciale in un angusto ma confortevole
ristorante di cucina italiana. Specifico di cucina
italiana e non italiano, perché era palesemente
gestito da giapponesi ed adeguato ai gusti giapponesi.
Tentato dalla pizza, vengo rapidamente dissuaso
alla vista di quelle che vedo nei piatti altrui,
sottili come delle specie di piadine biancastre,
con un velo di sugo al centro, bolle pallide enormi
sui bordi; un aspetto più invitate l´avrebbe
con una vecchia pantofola sopra. Ovviamente non
è vero che sia sempre così. In alcuni
posti i giapponesi stessi fanno delle ottime pizze.
Ma non dappertutto. Con la pasta invece se la cavano
sempre bene.
La fase 3, il ritorno
Si avvicina l´ora del ritorno e si prospetta
la difficoltà sera: non perdere gli ultimi
treni della metropolitana. Accompagno gli amici
fino alla loro destinazione, raggiungiamo assieme
una seconda stazione loro città (“solo”
20 minuti a piedi sotto la pioggia per attraversare
il centro) e poi finalmente mi trovo sul marciapiede
ad aspettare il treno. È quello giusto? Si
pare di si. E proprio quello giusto? Ma si ma si,
ho appena controllato. Ok ma non si sa mai, ricontrolliamo...
vediamo bene l´ideogramma: una barretta, due
pipette, un pettine... Toh! Il cartellone elettronico
segna 5 minuti di ritardo. Caspita che sorpresa,
è il primo ritardo che vedo. Pazienza sono
ancora in tempo per il metro. 10 Minuti! Ma quando
è aumentato? Pazienza, sono solo.. 15!? 20!!
Adesso 25!!! La gente si guarda smarrita chiedendosi
cosa mai sia successo. Godzilla sta devastando qualche
kilometro quadrato di megalopoli? È atterrata
una astronave aliena piena di conigli spaziali?
Un tappeto di millepiedi ha fatto nuovamente slittare
i treni come a Kobe (è vero lo giuro! E'
successo nell'ottobre 2003 nella prefettura di Hyogo)?
Non resta che aspettare. Il giorno dopo racconterò
agli amici del treno in ritardo. “Impossibile”
mi diranno. Eppure... “Ok, ti crediamo”
mi concederanno “Ma molto raro”. Già
più realistico.
Per fortuna non devo aspettare oltre i 25 minuti,
ma questo mi pone dei problemi non da poco. Arrivo
alla più grande stazione dei treni di Osaka,
un edificio enorme che si sviluppa per venti piani
in altezza e due in profondità, con una rete
di gallerie sotterrane che percorrono il sottosuolo
con immensi tentacoli di un polipo. Arrivo ed è
il panico. Non trovo l´uscita! E se anche
la trovo, sarà quella giusta? Sbagliare l´uscita
può voler dire dover attraversare la stazione,
interamente, perdendo tempo preziosissimo. Se perdo
il treno devo andare a dormire in un Capsule Hotel,
i celebri alberghi con i posti letto/bara impilati
a cassetti come gli scomparti di un obitorio. La
descrizione non sarà allegra ma sono confortevoli,
sono nati proprio per accogliere chi perde gli ultimi
treni.
Ma per questa volta l´elettrizzante piacere
di dormire in un cassetto è rimandato. Per
fortuna trovo l´uscita e anche le indicazioni
per la mia stazione del metro (ce ne sono tre qui
sotto). È l´ultimo momento adrenalinico
della serata: quando si scendono le scale, per avvicinarsi
ai binari di una stazione del metro, si sente SEMPRE
un treno che sta per partire. Potrebbe anche essere
il treno che va nella opposta direzione ma potrebbe
essere il mio. In ogni caso lo spettacolo è
sempre il medesimo: scendo le scale a due alla volta
(le farei a tre ma c´è sempre qualcuno
davanti che sembra pagato per occupare spazio) verifico
in un microsecondo se il treno in partenza è
quello corretto e mi fiondo nel vagone più
vicino. Vittoria! Un momento, questo treno termina
la corsa forse prima della mia fermata? Talvolta
succede, non tutte le linee sono percorse per intero
da tutti i treni. Avere una piantina e conoscere
le lingue non basta alle volte, ci sono sempre le
eccezioni da scoprire sulla propria pelle. L´altoparlante
nel treno alla fermata successiva mi rassicura.
Il treno mi porterà fino alla mia stazione,
e se volessi anche oltre, fino ai margini estremi
della Osaka sud a me nota.
Questa avventura è finita e io sono stato
bravissimo e fortunato. In fondo non è difficile,
basta essere dei buoni osservatori, ricordare qualche
ideogramma e cercare di non perdere l´orientamento.
Mi sento pronto ad affrontare con spavalderia ogni
successiva tratta ferroviaria. Che sarà mai?
Le ultime parole famose: due giorni dopo, di nuovo
in viaggio in treno, scoprirò, osservando
scorrere stazioni mai viste prima, di aver sbagliato
clamorosamente destinazione, dando vita ad una nuova
piccola avventura nel tentare di tornare indietro.