Oggi si va da Osaka a Kyoto! Per arrivarci bisogna
prendere il treno.
Premessa sulla rete dei trasporti di Osaka (istruttivo
e quindi un po´ noioso)
La struttura dei trasporti di Osaka è eccellente.
Una fitta rete metropolitana attraversa la città
permettendo in poco tempo di raggiungere tutte le
principali destinazioni. Fulcro del sistema di trasporti
sono le stazioni dei treni, di frequente in prossimità
o sopra una o più stazioni della metropolitana.
I treni viaggiano sia verso destinazioni esterne
alla città che interne, con linee che percorrono
la città di stazione in stazione disegnando
un grande anello di 2000 chilometri quadrati di
area urbana. Il costo delle abitazioni non di frequente
è legato anche alla distanza a piedi dalla
fermata del treno o della metropolitana.
Le stazioni della metropolitana si dividono in
due categorie: normali e enormi. Le stazioni dei
treni possiamo classificarle in gigantesche e titaniche.
Molte sono solo gigantesche. Quelle titaniche presentano
un paio di centri commerciali, un centinaio di ristoranti,
ogni genere di negozi e percorsi pedonali, vere
e proprie strade con tanto di indicazioni stradali.
È facile perdersi nelle stazioni dei treni.
Inoltre ci sono stazioni ferroviarie di più
compagnie. Oltre alla compagnia ferroviaria statale,
JR, con le sue stazioni ed i suoi ponti, sono presenti
anche compagnie private, con le loro stazioni, centri
commerciali e servizi. Oltre alla JR, anche le compagnie
Keihan e Hankyu collegano Osaka a Kyoto. La Hanshin
e la Hankyu portano a Kobe, con la Kintetsu si può
andare a Nara e Nagoya, infine la Nankai porta a
Wakayama. Se a tutto questo aggiungiamo, oltre alla
già citata metropolitana, anche i servizi
di corriere e di autobus e in alcune zone della
città di Osaka, anche le linee del tram o
della monorotaia, possiamo immaginare come sia fitta
la rete dei trasporti in questa regione. Per percorrere
i circa 45 km che separano il centro di Osaka da
quello di Kyoto, è facile che il viaggio
si frammenti su numerosi mezzi di trasporto, ma
grossomodo in 45 minuti il viaggio si conclude.
Ovviamente anche Kyoto, con i suoi 1.466.163 (esatti!)
abitanti solo nella cerchia urbana, dispone di una
sua metropolitana e di una sua rete di autobus.
in realtà per descrivere tutto questo insieme
di strutture la parola “città”
sta un po´ stretta.
Osaka, Kobe e Kyoto, che insieme contano circa
17 milioni e mezzo di abitanti, grossomodo la metà
degli abitanti del Canada, costituiscono una vera
e propria megalopoli. Una megalopoli del genere
e una costellazione di centri urbani caratterizzati
da stretti rapporti funzionali e in fase di avvicinamento
reciproco, disposti a catena lungo grandi assi di
circolazione. Per la cronaca, l´insieme delle
città di Tokyo, Yokohama e Kawasaki supera
gli oltre 30 milioni di abitanti.
Ovviamente bisogna considerare che ciascuna di
queste grandi città è costituita da
molti piccoli (ma anche enormi) centri abitati,
sebbene non sia del tutto possibile tracciare un
confine preciso tra di esse. Comunque l´impressione
che si ha viaggiando è effettivamente di
trovarsi sempre dentro una città: guardando
fuori dal finestrino appaiono case, case, case,
negozi, palazzi, e ancora case.
Il piacere di prendere il treno (poco istruttivo)
Missione: Raggiungere Kyoto e tornare indietro
prima che chiudano la metropolitana. Possiamo scomporre
questa missione in più sotto obiettivi: 1)
raggiungere Osaka nord. Prendere il treno giusto
nella più grande stazione della città.
Incontrasi con gli amici ad una stazione intermedia.
2) Muoversi a Kyoto e soprattutto 3) Tornare indietro
con una diversa linea e poi, per incrementare la
difficoltà, cambiare stazione e tornare ad
Osaka nord. Da lì, azzeccare la stazione
giusta del metro per andare a Osaka sud.
Non sarà difficile, tanto con il metro mi
so muovere bene, pensavo. Ma non avevo fatto i conti
con la stazione di Osaka nord. Partito con molta
baldanza, un mattino di un giorno lavorativo, comincio
a notare il fiume umano che di fermata in fermata
formicola nei tunnel del metro. Gran parte degli
abitanti della città sono in questo momento
sottoterra. Mi aggrego e concorro anche io con la
mia faccia esotica a comporre questo mosaico di
giacche, tute, divise scolastiche e jeans. Tutti
vanno al lavoro o a scuola o a fare la spesa. I
colleghi e gli amici si vedranno di lì a
breve e poi percorreranno insieme alcuni tratti
di strada durante la loro giornata, ma al momento
nessuno sembra conoscersi, nessuno parla. Le stazioni
sono rumorose, a causa dei treni, degli annunci
e della musica che esce dai negozi, ma non si sentono
voci di passeggeri. Lo noto quando il mio fiume
di persone percorre con me un corridoio e una scalinata
priva di negozi. Centinaia di passi risuonano, un
piccolo esercito in marcia. Ma ecco che la folla
tanto spesso disprezzata, si dimostra più
furba di me: siamo arrivati a Osaka nord, tutti
sanno dove andare mentre io mi devo fermare. La
megagalattica stazione ha deciso di beffarsi del
mio super umano talento di orientamento.
Per capire il treno giusto da prendere sono armato
solo di una serie di ideogrammi scarabocchiati su
di un miserabile fazzoletto di carta di difficile
lettura, come se non fosse già abbastanza
complesso capire gli ideogrammi. Per cui mi fermo
con aria inebetita di fronte ai cartelloni elettronici
con i treni ed i binari. Nessuno bada a me ma io
mi sento al centro dell´attenzione, l´unico
fermo perplesso davanti agli ingressi dei binari.
Cerco di assumere l´aria di chi non si è
perso, ma ha capito all´improvviso il vero
senso della vita, per cui non gli preme di prendere
il treno come tutti.
“Sto facendo una ricerca sulle insegne dei
treni”, vorrei far capire con il mio sicuro
sguardo. “No, non mi sono perso, volevo ammirare
il corridoio”. Nulla da fare, la sensazione
di essere stupido, non scompare. Provo una tattica
diversa. So pur sempre chiedere qualcosa in giapponese,
ma mi mancano alcuni vocaboli. So dire “È
questo il treno per Kyoto?”, ma come minimo
è una frase beffarda da porgere a qualcuno
nell´ATRIO della stazione, dove non ci sono
treni ma solo una folla oceanica.
Purtroppo non so chiedere “QUALE” sia
il treno per Kyoto. Dannate scuole italiane, tanto
Manzoni e mai un briciolo di lingue orientali. Cosa
dico agli amici se perdo il treno? “Scusate
ho sbagliato binario, ma l´Innominato poi
si pentirà del suo malvagio gesto nei confronti
di Lucia”? Suona troppo come una blanda scusa.
Devo raggiungere un binario, possibilmente giusto
e fare la prima domanda. Cerco aiuto nel fazzoletto
di carta con le indicazioni, studio la forma degli
ideogrammi: un trattino su, un serpentello, tre
barre, un ricciolo a sinistra... sì gli ideogrammi
corrispondono al binario 7. Ma attenzione, per fermarmi
dagli amici, non devo prendere un espresso, che
non fermerebbe dove desidero. Altro controllo: un
quadratino, due foglioline, un alberello, quattro
gocce. Ci siamo, è un rapido! Raggiungo il
mio binario, porgo la fatidica domanda ad un passeggero
in attesa: “Mi scusi questo treno se ne va
a Kyoto?” “Si” mi risponde lui,
e corregge la mia barbara forma inelegante con una
formale risposta: “Si, questa ne è
la sua cortese destinazione”. “Molte
sincere grazie”. È fatta! Yatta! E
ora, raggiunta Kyoto non resta che scorrazzarci
un po´.
Per sapere
quali disavventure mi attendono e per esplorare
insieme Kyoto, vai alla seconda parte