La
scuola è bella e poi ci sono i compagni di classe,
le cui peculiarità si esaltano maggiormente in una
piccola aula. Una classe è come una delle isole
Galapagos studiate da Darwin, c´ è una varietà di
specie che mi ricorda quella degli uccelli, tutti
originati dello stesso ceppo, ma straordinariamente
diversi.
Ma come gli animali, anche
qui possiamo classificare gli studenti in alcuni
grandi gruppi. Inizierei dai coreani. Ci sono moltissimi
coreani in Giappone, qui sono chiamati "kankokujin"
cioè guarda caso, coreani.
Nella mia classe sono probabilmente
il 40%, quasi tutte ragazze e si chiamano quasi
tutte Kim: Kim Siong. Kim Song, Kim Chu Song, Kim
Yong... Queste giovani ragazze, dalle fattezze e
dalle stature più varie, sono accomunate da una
grandissima timidezza generale, tranne qualche sguaiata
eccezione, e sembrano abbiano fatto tutte un corso
di "timidezza e ritrosia avanzata per tenere fanciulle"
presso le suore del Notre Dame coreano. La loro
voce non supera mai un livello realmente udibile,
non parlano, piuttosto sussurrano, scoppiano in
sorrisi imbarazzati quando le si rivolge la parola,
corrono a coprirsi la bocca con le mani, arrossiscono
come mele e strabuzzano gli occhi.
Il maschio della specie,
Kim Jon, detto semplicemente "K" (key), non sembra
afflitto da simili attacchi di timidezza e goffaggine,
forse perché costretto a portare da sempre una pettinatura
ridicola (capelli ricci a boccoli dietro, lisci
a frangetta davanti sulla fronte). Quindi forse
ormai ha risolto i problemi di sicurezza interiore.
Di ben altra stoffa le ragazze
cinesi: preparate in inglese, intraprendenti e chiaccherone,
sfidano a testa alta non solo ogni discussione,
ma si beffano anche delle difficoltà degli ideogrammi.
Loro li masticano come pop-corn e non di rado, di
fronte ad una parola giapponese non compresa, chiedono
di vederla scritta, dato che spesso l´ideogramma
cinese e giapponese coincide. Per me è blasfemia
pura, come se uno straniero in Italia mi chiedesse:
"Scusa non ho capito bene questo verbo "redigere"
siccome sono maestro di musica lo capire meglio
se lo coniugassi al trapassato remoto cantando,
ti secca? "
Tra i cinesi spiccano in
classe: la carina e minuta Chi-Fan, dall´inglese
maledettamente perfetto, si diverte a disegnare
delle cacche sorridenti, tipo quelle di Arale, assieme
abbiamo disegnato Cacca-mamma e Cacca-papà con i
loro piccoli Cacca-figli e perfino lo Sterco-nonno.
Roh, seria e diligente, ma
dall´aria di impiegata frustrata, per un mese non
ha sorriso, poi ha sghignazzato un giorno intero
solo perché ho detto "lo sport è buon prezzo" Io
non sarà una cima in giapponese, ma chissà che diavolo
ha capito lei, non faceva mica tanto ridere...
Lee-san, con i capelli mezzi
biondi e mezzi mori e lo sguardo dolce, parla bene
inglese ma piano piano senza fretta, ti ascolta
sempre e sorride contenta, lavora part time presso
la ditta di un amico del padre dove ha il privilegio
di inviare fax e fare fotocopie, ha fatto chimica
all´università per cui conosce l´alfabeto greco
e ha anche studiato francese per ben tre giorni.
Solo dopo tre mesi che la conoscevo ho scoperto
che ha un nome cinese lungo un paio di anni luce
che non rivela quasi mai a nessuno per non turbare
le teorie che regolano lo spazio tempo della nostra
realtà e causare una frattura che spazzerebbe via
l´universo. Insomma me lo sono fatto dire ed è maledettamente
oscenamente difficile, altro che klingoniano.
Il giovanissimo Jhu, il ragazzino
più veloce del pianeta a parlare e a scrivere, probabilmente
ci crede tutti piante da quanto siamo lenti rispetto
a lui; ha come solo hobby ed attività extra scolastica,
esclusivamente fumare, è un giovane, convinto e
imperturbabile tabagista.
Infine la stanca Sin, si
alza alle 5 per fare da mangiare al marito ed al
figlio, ha il marito giapponese che la schiavizza
e un pestifero bambino di 8 anni. Se ti attacca
bottone non la finisce più perché è convinta che
tutto il giapponese che lei conosce ovviamente anche
tu lo puoi comprendere, "non vivi forse anche tu
in Giappone?" mi ha chiesto una volta molto candidamente.
A differenza sua purtroppo io non imparo per osmosi
attraverso il contatto con la terra e l'aria del
Sol Levante.
E passiamo ai russi prima
di addentare le minoranze varie. Russi del lontano
oriente, arrivano in gruppo da Vladivostok, sulla
costa del pacifico. Biondastri, alti, bei tipi,
molto svogliati, quasi che abbiano vinto una gita
al cimitero. Uno di loro mi occupa sempre il computer,
lo allontanerei volentieri fustigandolo con un mazzo
di crisantemi se avessi sotto mano un sepolcro a
cui sottrarli.
Sono accompagnati da ragazze
così così un po´ baffute e dalle folte sopracciglia,
parlano una delle lingue più difficili del mondo,
se la cavano in maniera eccellente in inglese anche
se la pronuncia è bizzarra, hanno viaggiato in tutto
il mondo ed ovviamente anche in Italia: "I wass
in Florens and Sisily: ciao, buonciorno!" mi hanno
detto torturando in poche parole ben due lingue.
Un po´ chiusi nel loro gruppetto, hanno faticato
ad integrarsi inizialmente, trovando poi molti amici
tra i cinesi di Taiwan.
Infine le minoranze rumorose,
tailandesi, filippini, italiani, anglosassoni. Italiani
ce ne sono ben due oltre a me, ma in altre classi
e non li ho conosciuti, so solo che sono veneti.
Le tailandesi sono due in classe: una, maniaca dei
messaggini sul telefonino, capelli schiariti, braccialetti
e orecchini da 40 kili, jeans strappati, pelle color
miele, occhi grandi e neri, labbra carnose e sguardo
sexy, siede accanto alla tranquilla compaesana più
matura e più compita nell´abbigliamento, dalla pelle
candida e dai grandi occhiali. Discutono animatamente
tra loro in tailandese, ma con gli altri non hanno
lingue in comune. Dopo un mese di timidezza, hanno
finalmente cominciato a salutarmi. Adesso stanno
prendendo troppa confidenza e cominciano a farmi
scherzi!
Mi hanno indicato su di un
planisfero che vengono dalla Tailandia, come se
non lo sapesse nessuno in classe. Che gentili, la
prossima volta indicherò loro che il mondo
è straordinariamente tondo. Quando ho insistito
per sapere da che città esattamente venissero (la
Tailandia mica è piccola), il loro ditino pieno
di anelli e dalle unghie laccate come un quadro
impressionsta ha continuato a indicare la Tailandia,
ma poi qualche anima pia le ha spiegato cosa volevo
sapere facendosi intendere in qualche arcana lingua
e loro mi hanno detto che sono di Bangkok.
Il filippino R.H., di padre
giapponese, è un tipo in gamba, giovanile e sportivo,
capisce diverse parole di spagnolo ma il meglio
lo da nell´inglese, in cui è davvero bravo e sicuro.
In giapponese invece è negato, farebbe più progressi
un pazzo imbottito di tranquillanti. Purtroppo ci
lascia presto perché ha trovato un posto in banca
a Manila, e in tutto il mondo un posto in banca
fa piacere. Con lui non si studia nulla ma ci facciamo
un sacco di risate, risate da pazzi.
Tra gli anglosassoni devo
segnalare "Panico G" e "Daiane" Panico G. era una
cinese canadese, non capiva un acca di giapponese
nemmeno se glielo spiegavamo in inglese lentamente
e mimandolo con gesti tutti quanti come una compagnia
teatrale in sala prove. Viveva in uno stato di panico
completo e persistente, come se fosse stata una
banana in mezzo ad un branco di scimmie a dieta.
È sparita dopo la prima settimana, probabilmente
è entrata nella yakuza come bersaglio.
A sostituirla è arrivata
una australiana, "Daiane-san" che si è fatta presto
apprezzare per la sua simpatia. Anche lei cinese
di origine, alta, paffutella, capelli raccolti in
tanti ciuffi, naso a patatina, sguardo infantile
e calzoni corti, parla cinese e capisce un po' lo
scritto, ma si considera madrelingua inglese. Se
non fosse di 1 metro e 75 e con il fisico tonico
di una che potrebbe prendermi a calci, penserei
che ha 15 anni, mentre ne ha almeno 24. Inizialmente
non voleva chiaccherare altro che in cinese con
i cinesi, ma poi noi pseudo anglofoni l´abbiamo
obbligata a dirci tutto sulla carne di canguro,
questo o le regalavamo l´intera caccafamiglia fresca
- cioè appena disegnata- e si è dovuta arrendere.
Recentemente è arrivato un
nuovo ragazzo coreano, Kim Hwan minuto di statura
e di fisico, poco aperto inizialmente, si è rivelato
poi una delle persone più equilibrate e colte della
classe. Abbiamo parlato di politica e società illudendomi
per un po´ di essergli almeno pari nel campo del
sapere umano. Nulla da fare, con questo piccolo
mostro i confronti sono impossibili, lui SA, e senza
eccezioni. Insomma uno da prendere a ceffoni tanto
è in gamba, però penso che se lo facessi
si spezzerebbe in molti piccoli pezzettini, ognuno
dotato di vita e di intelligenza superiore alla
somma delle parti. Meglio lasciarlo intero, almeno
così potrà umiliare solo un interlocutore alla volta.
E con questo si conclude
la rassegna zoologica. Ci tengo a dire che non ho
esagerato, sono tutti davvero come li ho descritti.
Ok, forse ho mentito dicendo che le russe erano
tutte baffute, c'erano
anche russe carine, ma nella classe nemmeno una.
Dovrei cambiare classe per incontrarle, così potrei
anche fare una seconda rassegna, non si sa mai che
trovi qualche esemplare ancora più affascinante.
Forse ce ne sarà occasione al prossimo corso, quando
il destino, che ci appare sotto forma della giovane
segretaria che ci assegna nelle classi, ci regalerà
tanti nuovi amici di cui parlare.