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I compagni di classe in Giappone di Unica
Pubblicato il 02/10/2005  
 

La scuola è bella e poi ci sono i compagni di classe, le cui peculiarità si esaltano maggiormente in una piccola aula. Una classe è come una delle isole Galapagos studiate da Darwin, c´ è una varietà di specie che mi ricorda quella degli uccelli, tutti originati dello stesso ceppo, ma straordinariamente diversi.

Ma come gli animali, anche qui possiamo classificare gli studenti in alcuni grandi gruppi. Inizierei dai coreani. Ci sono moltissimi coreani in Giappone, qui sono chiamati "kankokujin" cioè guarda caso, coreani.

Nella mia classe sono probabilmente il 40%, quasi tutte ragazze e si chiamano quasi tutte Kim: Kim Siong. Kim Song, Kim Chu Song, Kim Yong... Queste giovani ragazze, dalle fattezze e dalle stature più varie, sono accomunate da una grandissima timidezza generale, tranne qualche sguaiata eccezione, e sembrano abbiano fatto tutte un corso di "timidezza e ritrosia avanzata per tenere fanciulle" presso le suore del Notre Dame coreano. La loro voce non supera mai un livello realmente udibile, non parlano, piuttosto sussurrano, scoppiano in sorrisi imbarazzati quando le si rivolge la parola, corrono a coprirsi la bocca con le mani, arrossiscono come mele e strabuzzano gli occhi.

Il maschio della specie, Kim Jon, detto semplicemente "K" (key), non sembra afflitto da simili attacchi di timidezza e goffaggine, forse perché costretto a portare da sempre una pettinatura ridicola (capelli ricci a boccoli dietro, lisci a frangetta davanti sulla fronte). Quindi forse ormai ha risolto i problemi di sicurezza interiore.

Di ben altra stoffa le ragazze cinesi: preparate in inglese, intraprendenti e chiaccherone, sfidano a testa alta non solo ogni discussione, ma si beffano anche delle difficoltà degli ideogrammi. Loro li masticano come pop-corn e non di rado, di fronte ad una parola giapponese non compresa, chiedono di vederla scritta, dato che spesso l´ideogramma cinese e giapponese coincide. Per me è blasfemia pura, come se uno straniero in Italia mi chiedesse: "Scusa non ho capito bene questo verbo "redigere" siccome sono maestro di musica lo capire meglio se lo coniugassi al trapassato remoto cantando, ti secca? "

Tra i cinesi spiccano in classe: la carina e minuta Chi-Fan, dall´inglese maledettamente perfetto, si diverte a disegnare delle cacche sorridenti, tipo quelle di Arale, assieme abbiamo disegnato Cacca-mamma e Cacca-papà con i loro piccoli Cacca-figli e perfino lo Sterco-nonno.

Roh, seria e diligente, ma dall´aria di impiegata frustrata, per un mese non ha sorriso, poi ha sghignazzato un giorno intero solo perché ho detto "lo sport è buon prezzo" Io non sarà una cima in giapponese, ma chissà che diavolo ha capito lei, non faceva mica tanto ridere...

Lee-san, con i capelli mezzi biondi e mezzi mori e lo sguardo dolce, parla bene inglese ma piano piano senza fretta, ti ascolta sempre e sorride contenta, lavora part time presso la ditta di un amico del padre dove ha il privilegio di inviare fax e fare fotocopie, ha fatto chimica all´università per cui conosce l´alfabeto greco e ha anche studiato francese per ben tre giorni. Solo dopo tre mesi che la conoscevo ho scoperto che ha un nome cinese lungo un paio di anni luce che non rivela quasi mai a nessuno per non turbare le teorie che regolano lo spazio tempo della nostra realtà e causare una frattura che spazzerebbe via l´universo. Insomma me lo sono fatto dire ed è maledettamente oscenamente difficile, altro che klingoniano.

Il giovanissimo Jhu, il ragazzino più veloce del pianeta a parlare e a scrivere, probabilmente ci crede tutti piante da quanto siamo lenti rispetto a lui; ha come solo hobby ed attività extra scolastica, esclusivamente fumare, è un giovane, convinto e imperturbabile tabagista.

Infine la stanca Sin, si alza alle 5 per fare da mangiare al marito ed al figlio, ha il marito giapponese che la schiavizza e un pestifero bambino di 8 anni. Se ti attacca bottone non la finisce più perché è convinta che tutto il giapponese che lei conosce ovviamente anche tu lo puoi comprendere, "non vivi forse anche tu in Giappone?" mi ha chiesto una volta molto candidamente. A differenza sua purtroppo io non imparo per osmosi attraverso il contatto con la terra e l'aria del Sol Levante.

E passiamo ai russi prima di addentare le minoranze varie. Russi del lontano oriente, arrivano in gruppo da Vladivostok, sulla costa del pacifico. Biondastri, alti, bei tipi, molto svogliati, quasi che abbiano vinto una gita al cimitero. Uno di loro mi occupa sempre il computer, lo allontanerei volentieri fustigandolo con un mazzo di crisantemi se avessi sotto mano un sepolcro a cui sottrarli.

Sono accompagnati da ragazze così così un po´ baffute e dalle folte sopracciglia, parlano una delle lingue più difficili del mondo, se la cavano in maniera eccellente in inglese anche se la pronuncia è bizzarra, hanno viaggiato in tutto il mondo ed ovviamente anche in Italia: "I wass in Florens and Sisily: ciao, buonciorno!" mi hanno detto torturando in poche parole ben due lingue. Un po´ chiusi nel loro gruppetto, hanno faticato ad integrarsi inizialmente, trovando poi molti amici tra i cinesi di Taiwan.

Infine le minoranze rumorose, tailandesi, filippini, italiani, anglosassoni. Italiani ce ne sono ben due oltre a me, ma in altre classi e non li ho conosciuti, so solo che sono veneti. Le tailandesi sono due in classe: una, maniaca dei messaggini sul telefonino, capelli schiariti, braccialetti e orecchini da 40 kili, jeans strappati, pelle color miele, occhi grandi e neri, labbra carnose e sguardo sexy, siede accanto alla tranquilla compaesana più matura e più compita nell´abbigliamento, dalla pelle candida e dai grandi occhiali. Discutono animatamente tra loro in tailandese, ma con gli altri non hanno lingue in comune. Dopo un mese di timidezza, hanno finalmente cominciato a salutarmi. Adesso stanno prendendo troppa confidenza e cominciano a farmi scherzi!

Mi hanno indicato su di un planisfero che vengono dalla Tailandia, come se non lo sapesse nessuno in classe. Che gentili, la prossima volta indicherò loro che il mondo è straordinariamente tondo. Quando ho insistito per sapere da che città esattamente venissero (la Tailandia mica è piccola), il loro ditino pieno di anelli e dalle unghie laccate come un quadro impressionsta ha continuato a indicare la Tailandia, ma poi qualche anima pia le ha spiegato cosa volevo sapere facendosi intendere in qualche arcana lingua e loro mi hanno detto che sono di Bangkok.

Il filippino R.H., di padre giapponese, è un tipo in gamba, giovanile e sportivo, capisce diverse parole di spagnolo ma il meglio lo da nell´inglese, in cui è davvero bravo e sicuro. In giapponese invece è negato, farebbe più progressi un pazzo imbottito di tranquillanti. Purtroppo ci lascia presto perché ha trovato un posto in banca a Manila, e in tutto il mondo un posto in banca fa piacere. Con lui non si studia nulla ma ci facciamo un sacco di risate, risate da pazzi.

Tra gli anglosassoni devo segnalare "Panico G" e "Daiane" Panico G. era una cinese canadese, non capiva un acca di giapponese nemmeno se glielo spiegavamo in inglese lentamente e mimandolo con gesti tutti quanti come una compagnia teatrale in sala prove. Viveva in uno stato di panico completo e persistente, come se fosse stata una banana in mezzo ad un branco di scimmie a dieta. È sparita dopo la prima settimana, probabilmente è entrata nella yakuza come bersaglio.

A sostituirla è arrivata una australiana, "Daiane-san" che si è fatta presto apprezzare per la sua simpatia. Anche lei cinese di origine, alta, paffutella, capelli raccolti in tanti ciuffi, naso a patatina, sguardo infantile e calzoni corti, parla cinese e capisce un po' lo scritto, ma si considera madrelingua inglese. Se non fosse di 1 metro e 75 e con il fisico tonico di una che potrebbe prendermi a calci, penserei che ha 15 anni, mentre ne ha almeno 24. Inizialmente non voleva chiaccherare altro che in cinese con i cinesi, ma poi noi pseudo anglofoni l´abbiamo obbligata a dirci tutto sulla carne di canguro, questo o le regalavamo l´intera caccafamiglia fresca - cioè appena disegnata- e si è dovuta arrendere.

Recentemente è arrivato un nuovo ragazzo coreano, Kim Hwan minuto di statura e di fisico, poco aperto inizialmente, si è rivelato poi una delle persone più equilibrate e colte della classe. Abbiamo parlato di politica e società illudendomi per un po´ di essergli almeno pari nel campo del sapere umano. Nulla da fare, con questo piccolo mostro i confronti sono impossibili, lui SA, e senza eccezioni. Insomma uno da prendere a ceffoni tanto è in gamba, però penso che se lo facessi si spezzerebbe in molti piccoli pezzettini, ognuno dotato di vita e di intelligenza superiore alla somma delle parti. Meglio lasciarlo intero, almeno così potrà umiliare solo un interlocutore alla volta.

E con questo si conclude la rassegna zoologica. Ci tengo a dire che non ho esagerato, sono tutti davvero come li ho descritti. Ok, forse ho mentito dicendo che le russe erano tutte baffute, c'erano anche russe carine, ma nella classe nemmeno una. Dovrei cambiare classe per incontrarle, così potrei anche fare una seconda rassegna, non si sa mai che trovi qualche esemplare ancora più affascinante. Forse ce ne sarà occasione al prossimo corso, quando il destino, che ci appare sotto forma della giovane segretaria che ci assegna nelle classi, ci regalerà tanti nuovi amici di cui parlare.

 

 

 

 

 

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