Ciao
a tutti, oggi ho deciso di descrivervi un po'
la mia scuola e scrivere alcune considerazioni in
merito alle mie esperienze scolastiche.
Avendo del tempo libero quale occasione migliore
per addentare finalmente con forza lo studio del
giapponese? Conoscere bene questa lingua presenta
così tanti vantaggi che è superfluo parlarne. Ma
un paio di ragioni le cito subito, ad esempio, con
un buon giapponese in Giappone puoi trovare un lavoro
decente (tipo uomo barbuto parlante al circo), capire
le dannate istruzioni dei dannati elettrodomestici
giapponesi, stupire i giapponesi con un perfetto
accento di Osaka, cosa essenziale per essere accolti
nella società.
Attualmente sono in grado di capire parecchio giapponese,
le mie lacune sono tante ma sono in grado di comprendere
un discorso articolato. Questo mi permette di seguire
le lezioni a scuola che sono tutte in giapponese.
Perché mai sono in giapponese? Ma è ovvio, per immergere
completamente lo studente nella lingua, sperando
forse che, come un biscotto nel latte, assorba tutto
bene e ne esca ben zuppo e con un sapore più gustoso.
Adesso i corsi di lingue di giapponese per stranieri
vanno di moda così.
Le ragioni vere e proprie sono tre:
1) gli studenti sono di varie nazionalità, per
cui in che lingua tenere le lezioni? In inglese?
In coreano? In cinese? Qualunque lingua si scelga,
non sarà mai sufficiente perché tutti comprendano.
2) Gli insegnanti sono in genere molto bravi, ma
non sono poliglotti: spiegano in giapponese perché
sanno il giapponese, qualcuno di loro che conosce
l´inglese e il cinese spiega anche talvolta in queste
due lingue, ma gli altri no e non vogliono che si
parli in inglese in classe, e quindi questa scelta
di tenere lezioni solo in giapponese è una "moda"
molto comoda per i docenti. Per onestà intellettuale
bisogna dire che non è un vezzo solo giapponese,
le migliaia di insegnanti stranieri che vivono in
Giappone insegnando inglese, francese, italiano,
ecc., ben lungi spesso dal conoscere il giapponese,
trovano a loro volta molto comoda questa tendenza
di tenere le lezioni esclusivamente nella lingua
di insegnamento, CONSACRANDOLA come metodo didattico
che difendono a spada tratta. Benché non condivida
affatto questo atteggiamento, un tale metodo non
è completamente sbagliato, infatti:
3) lo studente sempre immerso nella lingua, in
effetti apprende tante cose nuove rapidamente.
Questa scelta della lezione interamente nella lingua
di studio presenta quindi vantaggi quasi per tutti,
ma risulta ampiamente carente in più di una circostanza.
Un motivo su tutti: come si fa a spiegare certi
concetti esprimendosi sempre nella lingua di studio?
Come si fa a far capire che nella frase "Pina mangia
la mela" si ha un verbo transitivo usato in forma
attiva, un soggetto e un complemento oggetto? Un
bravo insegnante certo sa trovare gli esempi giusti
e spiegare la cosa. La lavagna e i libri sono poi
di grande aiuto. Tuttavia finché devo dire "Pinuccia
mangia la mela" posso raffigurare una donzella,
con sopra il nome Pina, che addenta una gustosa
mela. Ma come faccio a spiegare termini quali "verbo"
"sostantivo" "frase"?
Ed è qui che questo metodo risulta carente: la
spiegazione grammaticale non è chiaramente esprimibile
sempre con disegnini, che possono risultare fuorvianti
o poco attinenti. Disegnare cose come "tracotanza"
oppure "Pinuccia sta per essere preceduta nella
sua scelta dalle circostanze soprassedenti" o anche
un più banale "Pinuccia si sente pigra e svogliata,
nulla le interessa" è di certo una bella sfida.
Ecco quindi che in classe quando una nuova forma
espressiva viene illustrata, ad esempio "la luce
è accesa, ovvero si trova già accesa, ovvero qualcuno
l´ha accesa in precedenza" (cosa difficile da illustrare
su di una lavagna),
il tam-tam di chiacchere tra un banco e l´altro
è essenziale per la reale comprensione delle cose.
La ragazza cinese che parla inglese, discute con
la australiana, poi fornisce spiegazioni alla compagna
di Taiwan, il coreano discute animatamente con i
suoi compatrioti, mentre i russi fanno i confronti
con la loro lingua complicata. In genere lo scambio
di dritte avviene in inglese misto a giapponese
e cinese, a chi non sa l´inglese viene spiegato
in un´altra lingua.
Risulta quindi essenziale per ogni studente integrare
la lezione scolastica con delle spiegazioni lineari
e chiare di quello che sta studiando, e ciascuno
lo fa modo proprio, c´è chi chiede a qualcuno, chi
legge la grammatica giapponese scritta nella propria
lingua, chi studia attentamente gli esempi e le
differenze con le frasi precedentemente affrontate.
Una spiegazione chiara e un po´ di esempi possono
essere di notevole aiuto per comprendere appieno
ogni situazione grammaticale. Tuttavia ad aggravare
le difficoltà nello studio del giapponese, c´è che
tutto quello che avete davanti agli occhi non è
in alfabeto latino, per cui il vostro cervello stenta
ad applicare dei suoni ai simboli che avete sul
libro. Questo, soprattutto all´inizio, è un grosso
problema che rallenta estremamente lo studio.
La comprensione dell´esempio quindi deve cedere
il passo alla comprensione fonetica dei caratteri
giapponesi. Ma come è noto, i giapponesi utilizzano
largamente anche gli ideogrammi, che presentano
una sinistra caratteristica: se li conoscete, essi
sono chiari e luminosi, sintetici e pratici. Se
non li conoscete, non siete minimamente in grado
di leggerli, non potete quindi nemmeno chiedere
a qualcuno cosa significano perché non potete né
pronunciarli né descriverli, solo mostrarli. E ancora
una volta la lettura dell´esempio e la sua comprensione
deve aspettare.
Risultato? La lezione vola, cercate disperatamente
sulla grammatica o nelle parole in inglese del compagno
di banco di capire il senso di quello che viene
spiegato, e quando avete finalmente capito, ed era
una cosa banale, come un verbo passivo o un regolare
complemento di moto a luogo, il tempo è volato via.
"Ma come?" vi chiedete, "Non era più facile dirmi
subito che era un moto a luogo? Lo trovavo all´istante
sulla grammatica se sapevo che cos´era. E poi ho
passato anni a scuola a fare analisi logica, se
me lo dicevate, anche in inglese, lo capivo subito
e passavamo ad una cosa più interessante".
Ma questo è il brutto dei corsi di lingue svolti
nella lingua di insegnamento. Se sapete nuotare
in piscina, allora vi insegnano a nuotare in mare,
ma se non sapete nuotare, continuano a mostrarvi
le onde e a dirvi "coraggio è facile, l'oceano è
solo più grande, salta dentro".
Ma il bello c´è.
Ed è che siete tornati a scuola, ma questa
volta senza tutti i difetti degli anni della fanciullezza
passati sui banchi. Niente compiti a casa, niente
bocciature, niente esami, niente gite cancellate
da insegnanti ricattatori che adducono la carestia
nel Buzukistan come possibile pericolo per una guerriglia
urbana a Piazza San Marco, niente lezioni di tre
ore di fila senza pausa, niente prove a sorpresa,
niente temi sulla crisi interiore dell´Innominato
dopo aver rapito Lucia, niente dettati, niente compiti
per le vacanze Natale da scrivere mestamente mangiucchiando
un pezzo di panettone mentre i tuoi regali aspettano
soli soletti di giocare con te.
Al posto di tutto questo, solo i vantaggi della
scuola, e poi qualcosa di più: nuove amicizie con
i compagni di classe, il bar sempre aperto, giochi
a squadre per rafforzare la lingua, insegnati realmente
disponibili, che non ti biasimano se sbagli ma che
ti incoraggiano a riprovare. Non è che sia tutto
svago, c´è il giusto equilibrio tra insegnamento
e allegria, ma non è certo una scuola cupa. Forse
un po´ di merito va anche all´ordine e alla pulizia
dell´edificio scolastico, un grattacielo di 12 piani
modernissimo, con moquette ovunque, aule bianche
dai banchi larghi e puliti, come finestre pareti
vetrate con tanta luce, aria condizionata, macchinette
per le bibite fresche, aule studio e aule computer,
nonchè una panetteria al pian terreno che fa brioche,
pizze, e frappè al caffè.
Un ambiente che fa bene allo spirito e non ti fa
mai sentire pigro e svogliato come Pinuccia.