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La mia scuola giapponese di Unica
Pubblicato il 02/10/2005  
 
Ciao a tutti, oggi ho deciso di descrivervi un po' la mia scuola e scrivere alcune considerazioni in merito alle mie esperienze scolastiche.

Avendo del tempo libero quale occasione migliore per addentare finalmente con forza lo studio del giapponese? Conoscere bene questa lingua presenta così tanti vantaggi che è superfluo parlarne. Ma un paio di ragioni le cito subito, ad esempio, con un buon giapponese in Giappone puoi trovare un lavoro decente (tipo uomo barbuto parlante al circo), capire le dannate istruzioni dei dannati elettrodomestici giapponesi, stupire i giapponesi con un perfetto accento di Osaka, cosa essenziale per essere accolti nella società.

Attualmente sono in grado di capire parecchio giapponese, le mie lacune sono tante ma sono in grado di comprendere un discorso articolato. Questo mi permette di seguire le lezioni a scuola che sono tutte in giapponese. Perché mai sono in giapponese? Ma è ovvio, per immergere completamente lo studente nella lingua, sperando forse che, come un biscotto nel latte, assorba tutto bene e ne esca ben zuppo e con un sapore più gustoso. Adesso i corsi di lingue di giapponese per stranieri vanno di moda così.

Le ragioni vere e proprie sono tre:

1) gli studenti sono di varie nazionalità, per cui in che lingua tenere le lezioni? In inglese? In coreano? In cinese? Qualunque lingua si scelga, non sarà mai sufficiente perché tutti comprendano.

2) Gli insegnanti sono in genere molto bravi, ma non sono poliglotti: spiegano in giapponese perché sanno il giapponese, qualcuno di loro che conosce l´inglese e il cinese spiega anche talvolta in queste due lingue, ma gli altri no e non vogliono che si parli in inglese in classe, e quindi questa scelta di tenere lezioni solo in giapponese è una "moda" molto comoda per i docenti. Per onestà intellettuale bisogna dire che non è un vezzo solo giapponese, le migliaia di insegnanti stranieri che vivono in Giappone insegnando inglese, francese, italiano, ecc., ben lungi spesso dal conoscere il giapponese, trovano a loro volta molto comoda questa tendenza di tenere le lezioni esclusivamente nella lingua di insegnamento, CONSACRANDOLA come metodo didattico che difendono a spada tratta. Benché non condivida affatto questo atteggiamento, un tale metodo non è completamente sbagliato, infatti:

3) lo studente sempre immerso nella lingua, in effetti apprende tante cose nuove rapidamente.

Questa scelta della lezione interamente nella lingua di studio presenta quindi vantaggi quasi per tutti, ma risulta ampiamente carente in più di una circostanza. Un motivo su tutti: come si fa a spiegare certi concetti esprimendosi sempre nella lingua di studio? Come si fa a far capire che nella frase "Pina mangia la mela" si ha un verbo transitivo usato in forma attiva, un soggetto e un complemento oggetto? Un bravo insegnante certo sa trovare gli esempi giusti e spiegare la cosa. La lavagna e i libri sono poi di grande aiuto. Tuttavia finché devo dire "Pinuccia mangia la mela" posso raffigurare una donzella, con sopra il nome Pina, che addenta una gustosa mela. Ma come faccio a spiegare termini quali "verbo" "sostantivo" "frase"?

Ed è qui che questo metodo risulta carente: la spiegazione grammaticale non è chiaramente esprimibile sempre con disegnini, che possono risultare fuorvianti o poco attinenti. Disegnare cose come "tracotanza" oppure "Pinuccia sta per essere preceduta nella sua scelta dalle circostanze soprassedenti" o anche un più banale "Pinuccia si sente pigra e svogliata, nulla le interessa" è di certo una bella sfida. Ecco quindi che in classe quando una nuova forma espressiva viene illustrata, ad esempio "la luce è accesa, ovvero si trova già accesa, ovvero qualcuno l´ha accesa in precedenza" (cosa difficile da illustrare su di una lavagna), il tam-tam di chiacchere tra un banco e l´altro è essenziale per la reale comprensione delle cose. La ragazza cinese che parla inglese, discute con la australiana, poi fornisce spiegazioni alla compagna di Taiwan, il coreano discute animatamente con i suoi compatrioti, mentre i russi fanno i confronti con la loro lingua complicata. In genere lo scambio di dritte avviene in inglese misto a giapponese e cinese, a chi non sa l´inglese viene spiegato in un´altra lingua.

Risulta quindi essenziale per ogni studente integrare la lezione scolastica con delle spiegazioni lineari e chiare di quello che sta studiando, e ciascuno lo fa modo proprio, c´è chi chiede a qualcuno, chi legge la grammatica giapponese scritta nella propria lingua, chi studia attentamente gli esempi e le differenze con le frasi precedentemente affrontate.

Una spiegazione chiara e un po´ di esempi possono essere di notevole aiuto per comprendere appieno ogni situazione grammaticale. Tuttavia ad aggravare le difficoltà nello studio del giapponese, c´è che tutto quello che avete davanti agli occhi non è in alfabeto latino, per cui il vostro cervello stenta ad applicare dei suoni ai simboli che avete sul libro. Questo, soprattutto all´inizio, è un grosso problema che rallenta estremamente lo studio.

La comprensione dell´esempio quindi deve cedere il passo alla comprensione fonetica dei caratteri giapponesi. Ma come è noto, i giapponesi utilizzano largamente anche gli ideogrammi, che presentano una sinistra caratteristica: se li conoscete, essi sono chiari e luminosi, sintetici e pratici. Se non li conoscete, non siete minimamente in grado di leggerli, non potete quindi nemmeno chiedere a qualcuno cosa significano perché non potete né pronunciarli né descriverli, solo mostrarli. E ancora una volta la lettura dell´esempio e la sua comprensione deve aspettare.

Risultato? La lezione vola, cercate disperatamente sulla grammatica o nelle parole in inglese del compagno di banco di capire il senso di quello che viene spiegato, e quando avete finalmente capito, ed era una cosa banale, come un verbo passivo o un regolare complemento di moto a luogo, il tempo è volato via. "Ma come?" vi chiedete, "Non era più facile dirmi subito che era un moto a luogo? Lo trovavo all´istante sulla grammatica se sapevo che cos´era. E poi ho passato anni a scuola a fare analisi logica, se me lo dicevate, anche in inglese, lo capivo subito e passavamo ad una cosa più interessante".

Ma questo è il brutto dei corsi di lingue svolti nella lingua di insegnamento. Se sapete nuotare in piscina, allora vi insegnano a nuotare in mare, ma se non sapete nuotare, continuano a mostrarvi le onde e a dirvi "coraggio è facile, l'oceano è solo più grande, salta dentro".

Ma il bello c´è. Ed è che siete tornati a scuola, ma questa volta senza tutti i difetti degli anni della fanciullezza passati sui banchi. Niente compiti a casa, niente bocciature, niente esami, niente gite cancellate da insegnanti ricattatori che adducono la carestia nel Buzukistan come possibile pericolo per una guerriglia urbana a Piazza San Marco, niente lezioni di tre ore di fila senza pausa, niente prove a sorpresa, niente temi sulla crisi interiore dell´Innominato dopo aver rapito Lucia, niente dettati, niente compiti per le vacanze Natale da scrivere mestamente mangiucchiando un pezzo di panettone mentre i tuoi regali aspettano soli soletti di giocare con te.

Al posto di tutto questo, solo i vantaggi della scuola, e poi qualcosa di più: nuove amicizie con i compagni di classe, il bar sempre aperto, giochi a squadre per rafforzare la lingua, insegnati realmente disponibili, che non ti biasimano se sbagli ma che ti incoraggiano a riprovare. Non è che sia tutto svago, c´è il giusto equilibrio tra insegnamento e allegria, ma non è certo una scuola cupa. Forse un po´ di merito va anche all´ordine e alla pulizia dell´edificio scolastico, un grattacielo di 12 piani modernissimo, con moquette ovunque, aule bianche dai banchi larghi e puliti, come finestre pareti vetrate con tanta luce, aria condizionata, macchinette per le bibite fresche, aule studio e aule computer, nonchè una panetteria al pian terreno che fa brioche, pizze, e frappè al caffè.

Un ambiente che fa bene allo spirito e non ti fa mai sentire pigro e svogliato come Pinuccia.

 

 

 

 

 

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